Il cibo in Italia costa l’11% più che in Europa

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Roma – Al suo massimo storico, lo spread fra Btp e Bund è arrivato a 574 punti base: il ,74%. Poco più della metà dello spread alimentare con cui gli italiani ogni giorno devono fare i conti quando fanno la spesa, anche adesso che il differenziale finanziario s’è ridotto a livelli più accettabili.

I dati arrivano dalla Coldiretti, che ha rielaborato quelli comunicati dall’Eurostat, sui costi del carrello della spesa nei vari paesi europei. Se la spesa in Italia costa complessivamente l’11% in più rispetto alla media europea, si arriva a punte del +26% per latte formaggi e uova, e più cari sono anche carne e pane, rispettivamente +15% e +14%. Fra i prodotti di largo consumo, si salvano solo i tabacchi e le bevande alcoliche, che costano l’1% e il 2% in meno rispetto alla media Ue. L’Italia paga abitudini alimentari diverse, principalmente un maggior utilizzo di alimenti di maggior pregio e quindi maggior costo, ma anche problemi endemici, collegati soprattutto all’aumento dei prezzi dal campo alla tavola.

Secondo la Coldiretti, lo spread alimentare riflette numerosi fattori, che vanno dalla situazione economica generale dei Paesi alle abitudini a tavola, ma che dipendono anche dalle caratteristiche del sistema agroalimentare delle diverse realtà.

L’Italia è costretta ad importare oltre il 25% del proprio fabbisogno alimentare, ma la percentuale sale al 40% per latte e carne, per colpa di un modello di sviluppo industriale sbagliato che ha tagliato del 15% le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. La ragione del differenziale più elevato per i prezzi dei prodotti alimentari va ricercata in Italia anche nelle distorsioni presenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, considerato che i prezzi alla produzione agricola per alcuni prodotti come i cereali sono spesso determinati a livello comunitario se non addirittura internazionale.

Il Paese più caro per la spesa alimentare è comunque la Danimarca (+43% rispetto alla media) mentre quello più a buon mercato è la Polonia (-39%). Il globe trotter del carrello per risparmiare in Europa dovrebbe comperare le sigarette in Ungheria (costano il 48% in meno rispetto alla media Ue), gli alcolici in Bulgaria (-33%) dove più conveniente sono anche il pane e gli altri cereali (-43%), mentre la carne si paga il 45% in meno in Polonia dove anche latte, formaggi e uova hanno i prezzi più bassi (-37%). Tutto questo senza considerare però i livelli qualitativi e di sicurezza, sottolinea l’associazione dei coltivatori diretti.

http://www.ilsecoloxix.it/p/economia/20 … osta.shtml




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