Il caso Snowden: i giganti di internet sapevano.

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Ne hanno parlato quotidiani e telegiornali, stampa specializzata, rotocalchi e siti web di ogni ordine e grado. Il polverone sollevato da Edward Snowden, ex tecnico della CIA, oramai da mesi e mesi sotto i riflettori, non sembra lesinare ancora colpi di scena. Snowden nel giugno del 2013 ha rilevato al mondo, con la collaborazione con Glenn Greenwald, giornalista del The Guardian, informazioni riservate sui vari programmi di intelligence dell’NSA, per spiare sia nazioni amiche che storicamente nemiche, soprattutto attraverso le intercettazioni telefoniche, anche di capi di governo degli Alleati, come la Germania. Prism, Tempora, sono solo alcuni dei nomi dietro i quali si celano importanti programmi di sorveglianza.

Certamente l’NSA non ha agito da sola, gli ultimi rilievi sembrano coinvolgere anche i più importanti colossi di Internet e del mondo software: Yahoo!, Microsoft solo per fare due nomi, che si sono tirati indietro da ogni responsabilità ma che secondo l’NSA l’unica cosa che non conoscevano, forse, era il nome del programma Prism. Il capo dell’ufficio legale dell’NSA, Rajesh De, ha sempre difeso l’operato dell’agenzia.

Solo due settimane fa De ben spiegava che mentre si può credere che Prism fosse un nome usato solo internamente, fino alle rivelazioni di Snowden, è certo che invece tutto è stato compiuto dall’NSA secondo l’atto normativo Section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, datato 2008, e per ogni server ‘spiato’ all’interno della relativa aziende, l’NSA avrebbe notificato per tempo l’attività alle compagnie. In pratica: nessuno potrebbe dire che non sapeva.

L’NSA non ha mai smentito le affermazioni di De e Snowden neppure, che non si è mai permesso di dire che l’NSA ‘rubasse’ informazioni dai server dei giganti di Internet. 

techweekeurope.it, 7 aprile 2014 di Mario De Ascentiis




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