Il caso Europa

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Il caso Europa

L’Europa «culattona», almeno per ora, si è rifiutata di ingoiare il rospo papista. E il presidente Barroso (anche se è affettuosamente soprannominato «cernia») non ha più potuto fare il pesce in barile: ha suonato la ritirata per evitare un pessimo battesimo alla sua nascente commissione e si è preso un mese di tempo per renderla più appetibile agli europarlamentari. Al cattolico ma non discriminato Prodi toccherà perciò rimanere a guardare il bidone un altro pò, anziché tuffarsi anima e corpo nell'avvincente agone della politica italiana. Mentre Rocco Buttiglione, come si dice in questi casi per manifestare incontenibile disappunto, «è sereno». Sembra in effetti che gli servirà parecchia tranquillità di spirito per continuare a insistere sulla propria vocazione a incrementare giustizia e libertà civili nella superdemocrazia continentale. Ma anche con tutta la calma e la pazienza del mondo sarà difficile che riesca a convincere il parlamento europeo a cambiare idea sul suo conto. Anzi. Tutti gli sforzi fatti in queste ultime settimane per rassicurare gli scettici sono serviti più che altro a rendere la toppa peggiore del buco.
Sarà certamente colpa, come sostiene il crociato Giuliano Ferrara, dell'arrogante asse franco-tedesco deciso a tutto pur di «dare una lezione all'Italia ribelle di Berlusconi». Fatto sta che ormai in Europa, complici tonnellate di articoli e copertine di quotidiani e periodici, Buttiglione è diventato sinonimo di retrivo integralismo cattolico, come Re Mida è sinonimo di ricchezza, Quisling di governante in conto terzi e Barbablu di uxoricidio.
Di fronte a tutto questo anche il cavalier Silvio si è reso conto che tirava una brutta aria, proprio alla vigilia della fuma in pompa magna a Roma della Costituzione europea da parte di 25 capi di stato e di governo, e ha cercato di convincere il prode Buttiglione a farsi da parte. Lui ha risposto di non poterlo fare. Qualcuno più in alto di lui lo impedisce, e se non è proprio il padre eterno in persona è perlomeno il cardinale Ratzinger. Fortuna che il martirio del professor Rocco è addolcito, in Italia, da una truppa di opinionisti liberali che gli portano conforto e proclamano con voce sempre più stentorea che è ora di finirla con il relativismo culturale dell'Europa laica e che l'identità della destra occidentale sta tornando ad essere tutt'uno con i valori forti (e molto poco tolleranti) delle sue radici cristiane. Del resto, lo pensa anche George Bush.
Peccato per i neocons di casa nostra che questo schema non funzioni alla perfezione nel resto d'Europa, come spiega il fatto che l'europarlamento, pur avendo una teorica maggioranza di centrodestra, ha stoppato Buttiglione. Solo i democristiani in senso stretto e la destra più destra – ma non i conservatori inglesi – avevano garantito un muro di sì alla nuova commissione. La maggior parte dei liberaldemocratici, invece, che non è fatta certo di estremisti di sinistra, si è ribellata alla prospettiva di promuovere con Buttiglione un sonoro sgarbo ai valori di libertà e non discriminazione che pure stanno nella costituzione europea, per altri versi così poco disponibile ad allargare i diritti sostanziali di cittadinanza.
L'identità liberale europea, per quanto poco entusiasmante per noi di sinistra, è insomma qualcosa di diverso dal ritorno in massa sotto i vessilli della croce in funzione anti islamica e anti libertaria allo stesso tempo. E in materia di diritti civili e libertà personali è senza dubbio più vicina a quella che dalla settimana prossima potrebbe (speriamo) essere l'America di Kerry che non a quella di Bush, o alla teocrazia «liberale» di Buttiglione. Detto per inciso, liberaldemocratici, in Europa, si definiscono anche i nostri centristi del centrosinistra, cattolici inclusi. Che sembra si stiano finalmente rendendo conto di non poter continuare ad assimilarsi alla destra becera quando si tratta di argomenti «eticamente sensibili». Come la procreazione assistita.

Gianni Rossi Barilli
Il Manifesto, 28.10.2004, p. 1

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