“Il calcio era morto, poi è tornato Anche le parole vivono due volte”.

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… A volte ritornano, insomma. Anche “calcio” (per quanto possa sembrarci assurdo), era un vocabolo storico, quando – per analogia col cinquecentesco calcio fiorentino – fu usato per sostituire l’inglese “football”. “Uno dei giuochi nazionali inglesi è il football, una specie di quello che in Italia si chiamava giuoco del calcio, che era in uso da noi fin dall’epoca del Rinascimento”, spiega nel 1894 un volume intitolato “L’educazione fisica della gioventù”.
Un secolo dopo, un grande filologo fiorentino Arrigo Castellani proponeva di sostituire “hobby” con “ubino”, voce antica “adoperata anche dall’Ariosto, che significa esattamente “cavallino” , come in origine “hobby”.” Con lo stesso spirito, immaginava – al posto di weekend – la parola “intrèdima”: Composto di “èdima” “settimana”, che è dell’italiano antico e vive ancora in qualche luogo della Toscana”. L’operazione era forse troppo spericolata, e comunque è un fatto che le proposte (o riproposte) dei linguisti non riescono quasi mai a incidere sull’evoluzione della nostra lingua.
Molto di più possono gli autori di canzoni . Come dimostra il caso di Giulio Rapetti in arte Mogol. “Ho usato spesso parole inusitate, persino frasi auliche, raccontava vent’anni fa in un’ intervista, perché trovo che sia importante arricchire il vocabolario della musica popolare”. Basta pensare a “Una giornata uggiosa” e a quell’aggettivo dalla circolazione rarefatta, caro a Carducci e a D’Annunzio, che nel giro di pochissimo tempo – grazie alla voce di Battisti – si è ritrovato a far parte del nostro lessico quotidiano.
Molto di più, come ben si sa, la televisione. Sandro Veronesi raccontava che negli anni Novanta, quando era caporedattore della rivista “Nuovi argomenti”, continuava a trovare – nei racconti inviati dagli aspiranti scrittori – inusuali quantità di “quantunque”. Poi una sera, guardando una partita della nazionale di calcio, la rivelazione. Quel quantunque era una presenza fitta e costante nelle raffinate telecronache di Bruno Pizzul.
(Da “Il calcio era morto, poi è tornato Anche le parole vivono due volte”, di Giuseppe Antonelli, La Lettura (Corriere della Sera, 27/8/2017).

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