Il brevetto non parla italiano

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Resta l’amaro in bocca, è chiaro, per l’esclusione dell’italiano dalle lingue autorizzate per registrare il brevetto europeo. L’esultanza del ministro Andrea Ronchi (ce l’abbiamo fatta, c’è l’italiano! Aveva annunciato mesi fa) è stata soffocata dal rigore eurocratico: per ragioni di costi l’Ufficio europeo vaglierà solo domande in francese, inglese o tedesco.

Non è un verdetto definitivo, bisognerà votare all’unanimità la proposta Barnier e, con la Spagna, la prolifica Italia, con la sua quota del 20% dei brevetti, cercherà di tornare all’attacco.
Occhio, però, la trascrizione in lingua condiziona la convalida dei brevetti: farlo in 13 paesi costa non meno di 20mila euro, di cui 14mila in traduzioni. Un brevetto Ue è dieci volte più caro di un brevetto americano che ne costa circa 1.850. Con la proposta di ieri si fa un passo avanti: un brevetto Ue per i 27 stati membri scenderebbe sotto i 6.200 euro, di cui solo il 10% per costi di traduzione. Agli esclusi, il contentino: sarà possibile presentare le domande nella propria lingua. Salvo rimborso dei costi di traduzione.
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