Il brevetto non parla italiano

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Il brevetto non parla italiano
Resta l’amaro in bocca, è chiaro, per l’esclusione dell’italiano dalle lingue autorizzate per registrare il brevetto europeo. L’esultanza del ministro Andrea Ronchi (ce l’abbiamo fatta, c’è l’italiano! Aveva annunciato mesi fa) è stata soffocata dal rigore eurocratico: per ragioni di costi l’Ufficio europeo vaglierà solo domande in francese, inglese o tedesco.
Non è un verdetto definitivo, bisognerà votare all’unanimità la proposta Barnier e, con la Spagna, la prolifica Italia, con la sua quota del 20% dei brevetti, cercherà di tornare all’attacco.
Occhio, però, la trascrizione in lingua condiziona la convalida dei brevetti: farlo in 13 paesi costa non meno di 20mila euro, di cui 14mila in traduzioni. Un brevetto Ue è dieci volte più caro di un brevetto americano che ne costa circa 1.850. Con la proposta di ieri si fa un passo avanti: un brevetto Ue per i 27 stati membri scenderebbe sotto i 6.200 euro, di cui solo il 10% per costi di traduzione. Agli esclusi, il contentino: sarà possibile presentare le domande nella propria lingua. Salvo rimborso dei costi di traduzione.
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La Ue taglia i costi per i brevetti
BRUXELLES- «Può davvero l’Europa essere competitiva quando brevettare una sua invenzione costa 10 volte di più che negli Stati Uniti? Quando in ballo c’è la protezione dell’innovazione, questa è una debolezza inaccettabile» ha dichiarato ieri Michel Barnier, presentando l’ennesimo tentativo di concludere un accordo sulla creazione del brevetto europeo. Sono ben 38 anni che l’Unione ci prova. Finora senza alcun esito. Il macigno che finora nessuno è riuscito a rimuovere è il regime linguistico.

Nessuna prova di compromesso, e ce ne sono state tante, è riuscita finora a superare lo scoglio del voto all’unanimità.
Ora il commissario Ue al Mercato interno torna alla carica con una nuova formula che spera possa essere quella buona. Se ha ragione lo si vedrà alla riunione del Consiglio Competitività fissata a Bruxelles per il 20 settembre.
L’idea di Barnier è semplice e semplificatrice: prevede di ricalcare le regole linguistiche vigenti all’Ufficio europeo dei Brevetti di Monaco di Baviera. Tre lingue: francese, inglese e tedesco. Le domande per la registrazione del brevetto però, ha spiegato Barnier, potranno essere presentate in qualsiasi delle 23 lingue ufficiali dell’Unione. Il brevetto europeo sarà poi concesso in una delle tre lingue ufficiali dell’Ueb.

Avrà validità automatica in tutti i 27 paesi dell’Unione a condizione che il richiedente ne garantisca la traduzione nelle altre due lingue ufficiali ma solo per la parte delle specifiche che definiscono gli scopi dell’invenzione. La traduzione completa delle specifiche del brevetto sarà necessaria solo in caso di vertenza legali. Ipotesi quest’ultima alquanto remota visto che finora solo l’1% dei brevetti registrati all’Ueb sono finiti in tribunale.
Oggi un brevetto europeo, che comunque vale soltanto in 13 dei 27 paesi dell’Unione, costa mediamente 20mila euro contro i 1.850 degli Stati Uniti. Il nuovo sistema farà precipitare la cifra a 6.200 in media. Perchè i costi di traduzione, che oggi si aggirano sui 14mila euro, precipiteranno a 680 per brevetto.

A tutela della diversità linguistica e per attenuare gli handicap delle piccole e medie imprese che non parlano le tre lingue ufficiali, la proposta Barnier punta a estendere l’attuale sistema Ueb di traduzione automatica da 13 lingue a tutte le 23 lingue dell’Ue per le domande di brevetto e relative specifiche. Le traduzioni saranno disponibili online, su richiesta e gratuitamente. Si prevede infine il rimborso totale dei costi (fino a certi tetti) di traduzione sostenuti per fare domanda di brevetto.
L’anno scorso l’Ufficio di Monaco ha registrato 134.542 brevetti tra i quali 25.107 tedeschi, 8.929 francesi, 6.738 olandesi, 4.821 inglesi e 3.881 italiani. Siccome le domande di Germania e Francia insieme nel 2009 sono state il 48% del totale europeo, questo giustificherebbe secondo Barnier la scelta del trilinguismo. Non è detto però che la logica sia accettata da tutti. C’è chi dice che se si usasse solo l’inglese i costi sarebbero ben più bassi. In ogni caso il commissario all’Industria Antonio Tajani ha voluto inserire nella proposta una precisazione per sottolineare che il brevetto non può costituire un precedente nella vexata questio del regime linguistico dell’Unione.
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Ue: muro contro muro su brevetto europeo senza italiano.

Il ministro Ronchi: la posizione espressa dal presidente Barroso è francamente inaccettabile

La Commissione Ue va avanti con la proposta di un brevetto unico europeo basato sulle tre lingue di lavoro principali della Ue: francese, inglese e tedesco. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso. L’Italia ha definito "inaccettabile" la proposta, annunciando il ricorso al diritto di veto.

”La posizione espressa dal presidente Barroso è francamente inaccettabile”, ha dichiarato il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi. ”Se la situazione non cambiera’ – ha detto il ministro – l’Italia non potra’ che esercitare il diritto di veto” perche’ ”non e’ assolutamente disposta ad avallare un regime linguistico fortemente discriminatorio e penalizzante per le imprese italiane”.

”L’Italia – sottolinea Ronchi in una nota – non e’ assolutamente disposta ad avallare un regime linguistico fortemente discriminatorio e penalizzante per le imprese italiane. Il governo ha sempre tenuto, rispetto a questo dossier, un atteggiamento costruttivo promuovendo soluzioni che andassero nella direzione di un regime brevettuale semplificato, efficiente e utile a tutte le aziende, senza discriminazioni di geografia, dimensione, legislazioni nazionali o lingua”. ”Purtroppo – osserva ancora il ministro – la Commissione sembra voler imboccare una strada sbagliata, che non puo’ portare da nessuna parte. Se la situazione non cambiera’, l’Italia non potra’ che esercitare il diritto di veto”.
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Il brevetto Ue esclude l’italiano

STRASBURGO. Dal nostro inviato
Se sul brevetto europeo sarà discriminata sotto il profilo linguistico, l’Italia è pronta a esercitare il diritto di veto, sia pure dopo aver utilizzato tutti gli altri mezzi legali: lo hanno annunciato ieri senza mezzi termini tanto il ministro degli Esteri Franco Frattini quanto quello delle Politiche europee Andrea Ronchi. Rispondendo al presidente della Commissione Ue, Josè Barroso, che poco prima da Strasburgo aveva chiuso sulla possibilità di includere l’italiano tra le lingue, francese, inglese e tedesco, previste dalla proposta presentata il 1 luglio.
Dietro le quinte tutti sanno, in realtà, che il trilinguismo resta indigeribile non solo all’Italia ma anche alla Spagna, come del resto ha ribadito ieri proprio a Strasburgo il primo ministro Josè Zapatero. Per questo mentre con una mano si mette sul tavolo la nuova proposta di compromesso con l’altra si sta già organizzando, in caso di blocco, una soluzione alternativa.
Visto che la decisione sul brevetto va presa all’unanimità, che anche questa volta sarà impossibile, l’idea di molti è tagliare la testa al toro dopo oltre tre decenni di immobilismo imboccando la strada delle "cooperazioni rafforzate", rese possibili dal nuovo Trattato di Lisbona. In pratica, tutti i paesi che sono d’accordo aderirebbero al nuovo sistema. I contrari ne resterebbero fuori. Un precedente esiste già: riguarda la legislazione sui divorzi delle coppie transeuropee, una cooperazione rafforzata partita di recente, in questo caso con la partecipazione dell’Italia.
Per farla scattare, una volta constatato con voto all’unanimità l’impossibilità di arrivare a un’intesa, basteranno 9 paesi sui 27 dell’Unione. Disposti a tirare dritto per uscire dall’impasse sul brevetto europeo, in realtà ce ne sarebbero già 14: oltre a Francia, Germania e Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Svezia, Danimarca, Portogallo, Polonia, Slovenia e Romania. E’ realistico tenere a battesimo un altro brevetto europeo "ristretto" accanto a quello dell’Ufficio di Monaco che vale già soltanto per 13 paesi dell’Unione? Difficile, a meno che non si arrivi a un numero molto vicino a 27. Comunque la prospettiva dell’accordo separato potrebbe servire come arma di pressione per coagulare il consenso. Questo, almeno, è quello che sperano molti.

«Sono decenni che ne discutiamo. È venuto il momento di stringere anche grazie all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Abbiamo deciso di seguire per il nuovo brevetto europeo l’attuale regime linguistico dell’Ufficio di Monaco, basato su tre lingue di lavoro. Non si tratta di fare un concorso di bellezza tra la lingua più bella ma di trovare la soluzione più efficiente che tagli i costi del brevetto in Europa» aveva dichiarato Barroso.
«La posizione del presidente della Commissione sul trilinguismo è francamente inaccettabile» ha subito replicato Ronchi, aggiungendo che l’Italia «non è disposta ad avvallare un regime fortemente discriminatorio e penalizzante per le imprese italiane». Non a caso ieri Farmindustria è scesa a sua volta sul piede di guerra. L’Italia l’anno scorso ha registrato all’Ufficio di Monaco quasi 4mila brevetti.
«La posizione assunta da Barroso è illegittima e discriminatoria» hanno denunciato ieri, presentando un’interrogazione parlamentare, 5 eurodeputati del Pdl-Ppe (Salatto, Bartolozzi, Muscardini, Rivellini e Tatarella). «La proposta sarebbe molto dannosa per la competitività delle imprese italiane in un momento critico per l’economia» ha rincarato Patrizia Toia (Pd).

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Brevetto europeo, Barroso:
avanti senza l’italiano
La Commissione Ue va avanti con la proposta di un brevetto unico europeo basato sulle tre lingue di lavoro principali della Ue: francese, inglese e tedesco. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso, in un incontro stampa a Strasburgo. «Non è veramente possibile avere un brevetto europeo con 27 lingue», ha detto Barroso, rispondendo a una domanda sulla posizione italiana che ha definito «inaccettabile» la proposta di Bruxelles. Al suo fianco il premier spagnolo Josè Louis Zapatero ha confermato che anche la Spagna è contraria alla proposta e prevede battaglia per l’inclusione dello spagnolo.

«Le discussioni sul brevetto sono andate avanti per decenni ed è giunta l’ora di stringere. Il nuovo trattato di Lisbona ci dà la base legale per portare avanti il dossier», ha premesso Barroso. «Abbiamo consultato la presidenza spagnola e non è stato possibile avere un accordo. Abbiamo deciso di andare avanti comunque, con una proposta che prevede di seguire per il nuovo brevetto europeo l’attuale regime linguistico, basato sulle tre lingue di lavoro europee: francese, inglese e tedesco», ha aggiunto Barroso.

«Non si tratta di fare un concorso di bellezza tra la lingua più bella: si tratta di trovare la soluzione più efficiente che tagli i costi del brevetto in Europa», ha rimarcato Barroso. La proposta del commissario al mercato interno Michel Barnier, contestata da Italia e Spagna, punta a tagliare i costi prevedendo che i brevetti non dovranno più essere tradotti, per essere giuridicamente riconosciuti, in tutte le lingue dei Paesi in cui questo viene esportato, ma solo nelle tre lingue di lavoro ufficiali dell’Unione: inglese, francese e tedesco.

LA RISPOSTA DI RONCHI
La posizione espressa dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, a favore di un brevetto unico europeo basato sulle tre lingue, francese, inglese e tedesco è francamente inaccettabile»: lo dichiara il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi. «L’Italia non è assolutamente disposta ad avallare un regime linguistico fortemente discriminatorio e penalizzante per le imprese italiane. Il governo – aggiunge Ronchi – ha sempre tenuto, rispetto a questo dossier, un atteggiamento costruttivo promuovendo soluzioni che andassero nella direzione di un regime brevettuale semplificato, efficiente e utile a tutte le aziende, senza discriminazioni di geografia, dimensione, legislazioni nazionali o lingua. Purtroppo la Commissione sembra voler imboccare una strada sbagliata che non può portare da nessuna parte. Se la situazione non cambierà, l’Italia non potrà che esercitare il diritto di veto».
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Italia pronta a porre il veto sul brevetto europeo

Roma.

"La posizione espressa dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, a favore di un brevetto unico europeo basato sulle tre lingue, francese, inglese e tedesco, è francamente inaccettabile". Lo ha dichiarato il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi.

"Se la situazione non cambierà – ha detto il ministro – l’Italia non potrà che esercitare il diritto di veto" perché "non è assolutamente disposta ad avallare un regime linguistico fortemente discriminatorio e penalizzante per le imprese italiane".

"Il brevetto europeo non può basarsi solo sul francese, l’inglese e il tedesco. La posizione assunta da Barroso, dunque, è illegittima e discriminatoria". E’ quanto affermano, in una nota congiunta gli eurodeputati Pdl-Ppe Potito Salatto, Paolo Bartolozzi, Cristiana Muscardini, Enzo Rivellini e Salvatore Tatarella, che hanno presentato in proposito una interrogazione al parlamento europeo per sostenere "in pieno" la linea del ministro Ronchi.

"Se è vero che più di venti lingue sono troppe per un progetto così importante – affermano gli eurodeputati – non è possibile escludere Paesi come la Spagna o l’Italia. L’atteggiamento di Barroso appartiene a una linea ormai consolidata di discriminazione di Paesi come il nostro che, è bene non dimenticarlo mai, sono stati tra i fondatori dell’Ue".




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