Polemica sulle lingue dei brevetti europei

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EUROPA E PROPRIETÀ INTELLETTUALE

 IL BREVETTO CHE DIVIDE

 

di Giuseppe Sena

 

L’articolo pubblicato sul Corriere Milano del 30 settembre a firma Antonio Salerno non chiarisce perché la maggioranza degli operatori del settore è contraria alla adesione del nostro Paese al brevetto e alla Corte unitaria. Le ragioni di tale contrarietà sono tuttavia semplici e per certi aspetti evidenti. Si legge nell’articolo richiamato che il nuovo sistema europeo dei brevetti, attraverso la concessione di un titolo unico valido in tutta l’Unione Europea, porterà una grande semplificazione amministrativa ed un’enorme riduzione dei costi legati alla brevettazione, fino ad ora da effettuarsi per ogni singolo Stato. Ciò è parzialmente vero, ma si deve anche osservare che i costi principali, dovuti alle traduzioni, sarebbero decisamente ridotti ove si adottasse la sola lingua inglese (per definizione nota a tutti gli operatori del settore), anziché ricorrere all’uso di tre lingue (francese e tedesco oltre all’inglese), il che complica il procedimento ed ha determinato difficoltà «politiche» e la mancata adesione di Spagna e di Italia per tale discriminazione. Deve poi osservarsi, paradossalmente, che le imprese italiane possono, volendo, utilizzare il brevetto unitario depositando la relativa domanda di brevettazione così come potranno farlo i Paesi estranei all’Unione Europea, e tutto ciò senza alcuna necessità di adesione del nostro Paese a tale sistema. Quanto alla Corte unitaria (più esattamente al Tribunale unificato dei brevetti) è certamente vero che ospitare una istituzione europea di tale prestigio avrebbe attratto ogni anno a Milano professionisti da tutta Europa producendo un importante indotto economico, ma è altrettanto vero che la sede (anzi le sedi della Corte unitaria) sono state collocate a Parigi, Londra e Monaco, escludendo quindi, ancora una volta, il nostro Paese. Neppure appare convincente l’ipotesi della collocazione a Milano di una Corte regionale, cioè di una divisione minore che comprenda, oltre l’Italia, alcuni Paesi europei geograficamente vicini. Senonché non è facile individuare quali possano essere tali Paesi e non risulta che siano state avanzate proposte in tal senso: anche l’idea della Corte regionale non sembra fondata, né comunque interessante. In tale situazione, l’adesione agli accordi sul brevetto unitario e sul Tribunale unificato comporterebbe che le imprese italiane sarebbero tenute ad agire per lo più all’estero nelle cause sulla validità dei brevetti e sulla loro contraffazione, sia come attrici che come convenute. Trascurando le facilmente intuibili difficoltà che la necessità di operare all’estero comporterebbe, è sufficiente segnalare che le controversie brevettuali dovranno essere affidate a professionisti stranieri con un aumento esponenziale dei costi dei diversi gradi del giudizio. Riservare almeno in Italia la competenza dei Giudici nazionali è essenziale anche sotto questo profilo. Vi sono insomma diverse ragioni per cui non appare opportuna la adesione al sistema del brevetto e della Corte unitaria così come proposti.

(Dal Corriere della Sera, 10/10/2013).




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