Il blitz dell`Europa sulla Tobin Fax

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Il blitz dell`Europa sulla Tobin Fax

Nove Paesi invocano l`imposta sui flussi finanziari Tra i firmatari Francia, Germania, Italia e Spagna

Nove firme pesanti per la Tobin Tax. Sollecitati dal pressing congiunto di Francia e Germania, il presidente del Consiglio Mario Monti e i ministri economici dì Austrìa, Belgio, Finlandia, Spagna, Grecia e Portogallo hanno scritto alla Danimarca, presidente di turno dell`Unione europea, perché «acceleri i lavori» in corso al Consiglio sulla proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie, «in modo da giungere a una prima lettura entro giugno». Si tratta d`un chiaro tentativo di strappo per superare le riserve interne, ed esterne, dei paesi dell`alta finanza, dalla Gran Bretagna agli Usa. «E` un segnale molto forte assicura il ministgro francese del Tesoro, Frangois Baroin – del fatto che il nucleo centrale dell`Eurozona vuole avanzare».
Nessuna sorpresa, la si aspettava. Circolano da giorni lungo la Senna le indiscrezioni sul progetto di legge con cui il presidente francese Nicolas Sarkozy intende concretizzare il sogno di tassare i flussi finanziari per raccogliere gettito da utilizzare in chiave di sviluppo e sostegno all`economia. Il testo è atteso oggi al consiglio dei ministri francese. Si parla d`una imposta dello 0,1% su «tutti gli acquisti di titoli di capitale emessi da una società la cui sede sociale si trova in Francia e la cui capitalizzazione supera il miliardo di euro nell`anno fiscale».
La volontà è di colpire í pesci grandi, i presunti speculatori, quelli che hanno provocato la crisi e generato la recessione. «Etica, fattibile, sostenibile», la definisce da qualche tempo la Commissione Ue. Per chi ci crede, in Europa, è una chiave di sostenibilità finanziaria e sopravvivenza politica, oltre che dì buonsenso, visto che si tratta di togliere ai ricchi per dare ai. poveri. Il principale motivo di scetticismo sta nel fatto che una non globalità dell`imposta potrebbe mettere in fuga di capitali dai paesi che la applicano. Francesi e tedeschi ne sono consapevoli, ma sostengono che se si parte non arriva alla meta. Provano a fare massa. Sventolando la bandiera dei 50 miliardi di gettito globale che si potrebbero ottenere.
Anche l`Italia è d`accordo. Il governo Berlusconi sosteneva d`essere disposto di accogliere la Tobin Tax – che deve il nome all`economista americano che per primo l`ha proposta nel 1972 – solo sulla base di un accordo planetaria, il che equivaleva a dire «mai». Invece proprio ieri, la camera dei deputati ha approvato una mozione che chiede di «assumere ogni iniziativa utile, di concerto con gli altri partner europei, per facilitare una graduale applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie (Tttf) a livello mondiale». E` un passo avanti, anche se parte del cuore resta dietro l`ostacolo.
Monti, comunque, ha firmato. Come aveva promesso. La lettera, spiegano i francesi, «sottolinea la ferma convinzione che una Ttf sia necessaria a livello comunitario, per assicurate il giusto contributo del settore finanziario al costo della crisi finanziaria, ma anche per migliorare la regolamentazione dei mercati».
Il sostegno alla direttiva intavolata dalla Commissione europea è pertanto «pieno». Aggiunge il ministro Baroin, pro domo sua: «la lettera dimostra che la proposta francese è complementare all`azione comunitaria e può spingere altri stati a seguire l`esempio».
Ora molto dipenderà dal reale impegno del governo di Berlino. «Lavoriamo su una ipotesi a Ventisette, non ha senso pensare alle alternative», è la linea del Ministero delle Finanze tedesco. Il riferimento è all`ipotesi che, davanti al muro degli inglesi, si scenda a livello di Eurozona. Dipende dalle formula e dalla spinning politico. «Gli inglesi pagheranno in ogni caso», fa sapere il Commissario Ue alla Fiscalità, Algirdas Semeta.
Lunedì uno studio presentato dal gruppo socialista del parlamento europeo ha negato gli effetti recessivi della Tobin Tax, affermando «che aumenterebbe di 0,1 per cento il potenziale di crescita». Alla City sono fuori dai gangheri minacciano battaglia. per i nove sarà difficile e difficile. Intanto, contro ogni previsione raccolta sino a un anno fa, la marcia è cominciata.

MARCO ZATTERIN
Corrispondente da Bruxelles
La Stampa, pag 33
8/02/2012




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