Il Belgio «senza testa» da 400 giorni‏

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Fallito anche l`ultimo tentativo di conciliazione, il re ha sospeso per protesta la nomina di nuovi nobili
Valloni e fiamminghi non trovano l`accordo di governo. Ma la nave va

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Nel mare in tempesta chiamato Eurozona, c`è una nave che tiene la rotta. Ed è proprio l`unica senza nocchiero. Cioè il Belgio, che ieri ha doppiato i suoi 400 giorni di crisi politico-istituzionale.
Venerdì 11 giugno 2010, a elezioni imminenti; i suoi telegiornali annunciavano: «Domenica verso le 19 conosceremo il nostro destino…».
Le elezioni passarono, arrivò la domenica, poi molte altre: e siamo ancora lì, quel destino è ancora ignoto.
Dopodomani, festa nazionale, per il secondo anno di seguito il re Alberto II non nominerà visconti e baronesse, contrariamente a una tradizione secolare: messaggio di preoccupazione, non troppo velato. Eppure, c`è una sorpresa: l`economia va benino, meglio che in molti altri Paesi vicini, Italia compresa; il Pii, il prodotto interno belga, cresce annualmente oltre il doppio di quello italiano (più 2,4% l`uno, più 1% l`altro).
Il regno trilingue, 6 milioni di fiamminghi e 4 milioni di francofoni più 8o mila cittadini di lingua tedesca che non riescono a trovare un compromesso politico fra loro, è retto da un governo federale facente funzioni, che può seguire solo l`ordinaria amministrazione.
Invece i governi «regionali», espressioni delle rispettive comunità linguistiche, tirano con la lena di sempre, ognuno nel proprio orto: e forse è questa la prima spiegazione per quell`economia
che va controcorrente. L`altra spiegazione, è l`Europa: Bruxelles è la capitale dell`Unione Europea, ne ospita le-istituzioni più importanti, e tutto ciò porta lavoro e benessere.
E potere: è pur sempre belga l`attuale presidente stabile della Ue, Herman Van Rompuy, che nonostante un profilo riservato ha rivelato nel bel mezzo della crisi notevoli poteri di mediazione. Poi c`è naturalmente la produttività che questo Paese ha sempre avuto di suo, e la vicinanza alla locomotiva Germania.
Messi insieme questi ingredienti, e tenuto ben lontano ogni nocchiero dalla nave (Elio Di Rupo, socialista francofono, l`ultimo degli «esploratori» nominati dal re, ha appena gettato la spugna dopo mesi di angosce), ecco il risultato in cifre, secondo i dati Eurostat: il Pil belga, con il suo +2,4%, batte quest`anno non solo quello italiano, ma anche quello danese (+1,7%), o francese (+1,8%), o spagnolo (+1,5%). E l`anno prossimo, secondo le proiezioni, pur declinando un poco giungerà a superare quello tedesco (2,2% contro 1,9%). E vero che il debito pubblico è tornato alle stelle – 96% del Pil, ma era ancora più alto e l`Italia sfiora comunque il 120% – però ci sono altri dati che fanno pensare: sempre in questi lunghi mesi senza governo, è diminuita la disoccupazione – dall`8,4% al 7,7% ed è calato pure il deficit di bilancio, dal 5,9% al 4,1%. , «Meglio senza governo!» scandivano alcuni fra gli studenti scesi in piazza a primavera per chiedere esattamente l`opposto nella cosiddetta «rivoluzione delle patatine fritte» (piatto nazionale, insieme con le cozze). Ma era solo goliardia, la loro. Come lo era quella del movimento che ha invitato tutti a non far più l`amore, o gli uomini a non tagliarsi più la barba, fino a quando il vuoto istituzionale non sarà riempito.
Dopo 400 giorni, le barbe dovrebbero arrivare fino in Olanda, la castità dovrebbe essere regola di vita. Ma non è così, naturalmente: e la nave senza nocchiero va a vele spiegate, o quasi.
Luigi Offeddu
loffeddu@rcs.it




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