Il bastone di Cameron sull’Europa della Merkel

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MIRE Paradossalmente, sono stati i terroristi che hanno agito in Algeria a far guadagnare un po' di tempo, non molto, all'Unione Europea: nel senso che l'atteso discorso sui rapporti tra Regno Unito e Ue che il primo ministro David Cameron avrebbe dovuto pronunciare a Amsterdam venerdì scorso è stato rinviato di cinque giorni, per permettergli di concentrarsi sulla crisi degli ostaggi. Ma oggi arriva infine il momento di parlare, e indiscrezioni e analisi sembrano concordare sull'idea che daranno parole durissime contro Bruxelles. Forse addirittura in favore di un referendum per un'eventuale uscita dall'Ue: che altrove sarebbe un trauma, ma Cameron ha già accettato il principio per un referendum sull'indipendenza scozzese che potrebbe porre fine a oltre tre secoli di vita statuale in comune tra Inghilterra e Scozia, figuriamoci un processo di integrazione europea cui Londra aderì solo nel 1973, e sempre cercando di darvi l'interpretazione più minimalista possibile.

DUBBI AMERICANI
Basti pensare che lo scorso luglio l'ex-ministro degli Esteri del 1977-79 David Owen ha pubblicato un libro che si intitola «Europe Restructured?» e che dal punto di vista britannico è passato per una forte difesa dell'Europa, mentre da noi sarebbe quasi ai limiti dell`euroscetticismo: basti pensare che l'autore ha fatto battaglia contro l'euro per il mantenimento della sterlina, e che difende un'idea di Europa «a geometria variabile» proprio per permettere anche ai suoi concittadini di potervi restare dentro, senza essere troppo disturbati dalle smanie centralizzatrici di Bruxelles.
Ovviamente, resta qualche dubbio. Da una parte, dall'Amministrazione Obama è venuto un caldo invito a restare in Europa, nell'interesse stesso dell`alleanza atlantica. Dall'altra, i conservatori sono tuttora alleati coi liberal-democratici del vice-premier Nick Clegg, che restano i più ferventieurofili del Parlamento di Westmínster. Dall'altra ancora, gli ultimi sondaggi dimostrano una certa ripresa della popolarità dell'Ue, e con il 40% contro il 34% i favorevoli a restare nell'Ue sono ridiventati più di quelli che se ne vogliono andare. Sono però comunque una minoranza dell'elettorato, visto il 20% di indecisi. Inoltre gli euroscettici dello United Kingdom Independence Party (Ukip), che tradizionalmente prendevano percentuali a due cifre solo alle Europee mentre alle ultime politiche si fermano al 3,1%, adesso hanno iniziato ad andare forte anche a suppletive e locali, e con i sondaggi compresi tra l'8 e il 14% minacciano il terzo posto dei liberal-democratici, che da quando sono entrati al governo stanno invece in ribasso. E proprio la concorrenza dell'Ukip sta spostando su posizioni euroscettiche sia i laburisti che gli stessi conservatori.
Se anche non annuncerà il referendum, comunque, certamente Cameron parlerà di tre problemi: le difficoltà dell'Eurozona; la crisi di competitività del Continente; il crescente divario tra istituzioni europee e cittadini, in particolare con le crescenti lamentele sulle politiche di austerity.

LA RINEGOZIAZIONE
Se non proprio per uscire, è un'impostazione per rinegoziare completamente il rapporto tra Londra e Bruxelles, facendosi restituire un bel po' dei poteri che sono stati ceduti senza che nella percezione del britannico della strada costi siano stati compensati dai benefici. Una lamentela è ad esempio sulla politica comune agricola, per i pochi sussidi che arrivano alle campagne del Regno Unito. Un altro è la politica della pesca, che costringe il Paese ad aprire le proprie acque ai partner.
Certo, il fatto che quattro delle prime cinque destinazioni di merci britanniche siano nell'Ue, Germania e Paesi Bassi e Francia e Irlanda, fa ritenere che i rapporti non saranno mai interrotti del tutto.
L'ideale, per Londra, sarebbe che l'Ue ridiventasse semplicemente il mercato comune che voleva essere agli inizi. E in effetti è possibile che l'eventuale referendum non sia su una uscita secca dall'Ue, ma solo sulla rinegoziazione del rapporto. La data, comunque, dovrebbe essere nel 2015.

Maurizio Stefanini
Libero – 23/01/02013




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