Il 74,2% delle imprese europee ritiene più utili lingue diverse dall’inglese

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La sorprendente conclusione frutto di uno studio del Centro Linguistico del Governo Britannico

Il commissario Ue al Multilinguismo, il romeno Leonard Orban, ha presentato oggi a Bruxelles uno studio che illustra il costo economico della mancata conoscenza delle lingue per le piccole e medio imprese (Pmi) europee. Per comprendere la portata del problema, si tenga presente che anche se la traduzione simultanea in tutte le lingue ufficiali dell´Ue è prassi consolidata per tutte le conferenze dei commissari europei, oggi mancavano all´appello maltese, gaelico, lettone, lituano, slovacco, sloveno e finlandese. Si stima che l´11% delle Pmi ha perso degli affari a causa di carenze nella conoscenza delle lingue straniere. Un danno economico calcolato nell´ordine di 325.000 euro su tre anni per ogni impresa. Anche se lo studio non valuta il costo di acquisizione di tale competenza.

Orban ha replicato con decisione quando gli è stato chiesto di giustificare la promozione del multilinguismo in un´Europa in cui l´inglese si sta imponendo come lingua franca, almeno secondo lo studio preparato (guarda caso!) dal Centro linguistico del governo britannico e condotto su un campione di 2000 aziende nei Ventisette Paesi Ue più Norvegia e Irlanda . “E´ politicamente inaccettabile chiedere ai cittadini dell´Unione europea di parlare in una sola lingua, che sia l´inglese o l´esperanto”, ha ribattuto. Nel mondo degli affari, il 25,8 %delle aziende ritiene più utile l’inglese, il tedesco (17,8%), il francese (13,2%), il russo (11,4%) e lo spagnolo (6,5%), l´italiano (4,6%)..

Di fatto svanisce il sogno dell’inglese come lingua unica dell’Europa; se dopo 60 anni di strettissimi legami con gli USA, ben il 44,5% delle imprese ritiene un’altra lingua più utile dell’inglese, questo numero non potrà che accrescersi ora che le correnti commerciali dell’Europa stanno tumultuosamente crescendo verso Est, grazie proprio alla politica delle imprese USA di trasferire le attività produttive in Asia, dove appena possibile le imprese locali le soppiantano come capacità di esportazione e competitività commerciale.

La Voce d'Italia

Roma , 23 feb 2007
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