I VERDI FRANCESI E L’ESPERANTO

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895, 13-Dic-98, 11:52, I—–, 6452, E.R.A., IT, Roma

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I VERDI FRANCESI E L'ESPERANTO



Questo breve testo illustra e spiega le proposte della commissione “esperanto”, costituita dai Verdi francesi, inserite nel loro “preprogramma” per le prossime elezioni europee.
Riteniamo che possa essere pedagogico anche per chi non e' ne' verde ne' francese…

Lapo ORLANDI

PERCHE' L'ESPERANTO?

La Commissione nazionale “esperanto” dei Verdi si è riunita in due occasioni durante la scorsa estate. Prima nel Larzac, all'inizio d'agosto nel corso d'un seminario dell'AVE, l'associazione internazionale dei Verdi esperantisti, poi a Lamoura, durante le giornate estive dei Verdi francesi. Il lavoro della Commissione ha consentito di presentare due proposte che sono state riprese nel progetto di programma del Partito per le elezioni europee del 1999.

Tali proposte sono:

– la richiesta di costituire una Commissione in seno al Parlamento Europeo per studiare la pertinenza dell'esperanto nel quadro della riflessione condotta sulla politica linguistica dell'Unione;
– promuovere l'adozione di una direttiva presso gli Stati dell'Unione stessa per consentire l'insegnamento della lingua internazionale a scuola, all'inizio come lingua opzionale.

A volte dei militanti si interrogano sulla fondatezza di tali proposte e, più in generale, dell'esistenza d'una tale Commissione nazionale in seno al Partito.
E' pertanto utile ricordare che i Verdi, nel corso della loro Assemblea Generale di Marsiglia nel 1989, hanno votato una mozione che proponeva l'utilizzo dell'esperanto negli incontri internazionali. Successivamente il CNIR (Consiglio Nazionale Interregionale) ha creato concordemente la Commissione nell'aprile 1990.
I Verdi sono così stati innovatori nel dibattito sulla politica linguistica internazionale, così come lo sono stati e continuano ad esserlo in molti altri campi. Ancora una volta, l'evoluzione storica da loro sempre nuove ragioni di continuare il lavoro cominciato qualche anno fa.

Infatti, per quanto riguarda l'Europa, questa è la situazione : l'Unione consta al momento di 15 Stati membri e, al suo interno, di 11 lingue ufficiali. Il suo allargamento ai Paesi dell'Est europeo aumenterà questi numeri. In prospettiva, oltre una ventina di lingue potrebbero, secondo la logica fin qui seguita, diventare lingue ufficiali della futura UE. E' un loro diritto incontestabile, cosi' come è un diritto il riconoscimento e l'uso delle lingue regionali.
Ma le relazioni interlinguistiche diventano sempre più complesse, il che conduce a una riflessione indispensabile per il futuro dell'Unione.
Già da qualche anno, la Commissione ed il Parlamento se ne preoccupano. Così Nelly P‚ry, fino al 1997 vicepresidente socialista di quest'ultimo, era stata incaricata della missione di proporre delle soluzioni al problema linguistico, soluzioni che si devono ancora trovare.

Da un punto di vista oggettivo e teorico, ci possono essere 5 grandi orientamenti:

1- Mantenere un numero indeterminato e crescente di lingue formalmente equivalenti in seno alle istituzioni. La complessità ed il costo già ora considerevole delle traduzioni essendo destinati a crescere, questa via è la pi— problematica in quanto non potrà essere seguita a lungo: è la via per Babele.
2- Scegliere alcune delle lingue ufficiali come “interfaccia”. Ad esempio inglese, francese, tedesco e spagnolo. In questo caso, tutti gli altri Paesi giustamente protesteranno e finiranno per chiedersi cosa ci stanno a fare in un'Unione che li considera come degli Stati di serie B destinati solo a rendere geograficamente coerente un'area commerciale. Questa soluzione è già stata proposta sollevando le reazioni previste.
3- Il trilinguismo, spesso erroneamente chiamato bilinguismo, e cioè la padronanza da parte di ogni cittadino di due lingue, oltre la propria lingua madre, a scelta tra quelle ufficiali dell'Unione. Questa soluzione incontra eco favorevoli ma si scontra con due problemi logici.
Il primo è la difficoltà che incontreranno due persone, per esempio un francese e uno svedese, se il primo parla spagnolo e tedesco ed il secondo inglese ed olandese. L'altro è l'ipocrisia del sistema proposto: la gran parte degli europei (e non solo), sia per sè‚ che per i propri figli, sceglie l'insegnamento dell'inglese seguendo in generale delle argomentazioni ispirate a criteri teoricamente professionali ma in realtà principalmente commerciali.
4- Adottare l'inglese. Bisogna però essere onesti: quello che domina al momento i rapporti interlinguistici non è quello del “tea time” e del cricket ma quello di Halloween (in attesa del Thanksgiving?) e dei campioni di basket della NBA. E' la soluzione del pensiero unico, del liberalismo trionfante e, sotto sotto, del “siamo realisti, è così e non si può fare altrimenti”.
Ad ogni modo bisogna ricordare che il livello di padronanza di qualsiasi lingua nazionale non sarà mai equivalente (e comunque per la quasi totalità di noi) tra quelli che l'hanno imparata e quelli per i quali è la lingua madre. E ci viene da tremare al pensiero di come viene massacrato l'inglese da francesi ed italiani quando cercano di usarlo per capirsi nelle vie di Roma.
5- Altre soluzioni possono essere studiate. Tra queste proponiamo l'esperanto. Questa lingua, il cui nome originale è “lingua internazionale”, è stata concepita alla fine del XIX° secolo per servire come ponte tra coloro che non parlano la stessa lingua materna o nazionale. Segue una logica di neutralità, di coerenza e di facilità d'accesso con le sue 16 regole grammaticali e fonetiche senza eccezioni. Non ha la pretesa di diventare una lingua unica – per fortuna – ma uno strumento comune.
Il suo obbiettivo, la sua concezione, e la sua esperienza, sono argomenti in favore delle proposte fatte dalla Commissione nazionale dei Verdi. I nostri compagni tedeschi dovrebbero pure loro includere queste proposte nel loro programma elettorale per le elezioni europee.

L'esperanto sta nel programma dei Verdi. Perchè si tratta di portare alla conoscenza ed al dibattito un contributo realista e meditato a fronte della posta in gioco per il futuro dell'Unione europea e, più in generale, delle relazioni internazionali.

NB: ricordiamo che sul server dei Verdi francesi sul web il testo di presentazione del partito è tradotto in esperanto.
[L'indirizzo relativo e':

http://www.verts.imaginet.fr/esperanto.html

(nota del traduttore)]

A nome della Commissione “esperanto” il suo responsabile BenoŒt DUCASSE


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