I Tuareg: gli "uomini velati".

Molti film e romanzi hanno dipinto un'immagine romantica dei Tuareg, quella di “orgogliosi cavalieri del Sahara”, quasi l'equivalente africano dei cowboys. In realtà il loro mondo non ha niente a che vedere con tutto questo.
I Tuareg (oggi circa 1.500.000) sono un popolo nomade di ceppo berbero, molto probabilmente discendente degli antichi Garamanti ed abitano un territorio che si estende per circa 2.500.000 kmq (8 volte l'Italia) attraverso 5 paesi dell'Africa nordoccidentale: Algeria, Burkina Faso, Libia, Mali e Niger. In questi ultimi due paesi si trovano le comunità più numerose. Parlano una lingua propria ed hanno un proprio alfabeto.
Il nome col quale sono conosciuti deriva dall'arabo tawariq (“senza cammino”). Il loro vero nome è Imezir e sono divisi in confederazioni territoriali. Il classico appellativo di “uomini blu” deriva dall'indaco naturale col quale tingono le vesti.
I primi a parlare di loro sono i viaggiatori arabi (secolo nono) che li definiscono “uomini velati”. Fra il 1300 ed il 1700 conducono molte guerre , spesso vittoriose, con popoli contigui come i Peul o i Songai.
Grazie a questo guadagnano vasti territori nel Sahara.
I primi contatti con gli Europei – in genere viaggiatori o missionari – avvengono solo nell'Ottocento. Alla fine del secolo il colonialismo francese che si sta radicando nel Maghreb porta a ripetuti scontri con i nomadi. Ma paradossalmente i Tuareg dovranno rimpiangerlo, perchè i gli stati che nascono in seguito alla decolonizzazione portano confini più rigidi e governi più dispotici.
Negli anni Settanta la grande siccità che colpisce il Sahel costringe i Tuareg ad emigrare verso il nord, in Libia ed Algeria. Gheddafi è l'unico capo di stato che li aiuta concretamente, ed alcuni di loro si arruolano nell'esercito libico. Altri si uniscono al Fronte Polisario, l'organizzazione dei Saharawi che dal 1975 si batte per l'indipendenza dell'ex-Sahara spagnolo dal Marocco.
Nel 1986 la loro situazione peggiora: il governo algerino espelle centinaia di famiglie rifugiate. Più tardi, nel Mali e nel Niger, la situazione precipita evolvendo negli scontri armati fra Tuareg ed i rispettivi eserciti governativi.
Nel 1991 i quattro principali movimenti tuareg si uniscono nel Fronte Unito per la Difesa dell'Azawad, una zona grande come l'Europa occidentale che si estende dal Mali fino alle montagne dell'Air in Niger.
Dopo duri scontri si arriva finalmente al “patto nazionale”, siglato col governo maliano nel 1992, ma due anni dopo l'esercito di Bamako riprende le operazioni contro i guerriglieri nomadi. Il futuro degli “uomini blu”, migliaia dei quali sono oggi profughi nei paesi vicini, rimane pieno di incognite. Questo anche a causa dei conflitti esistenti fra i vari movimenti tuareg, espressione di quelle alleanze e rivalità tribali nate nel periodo coloniale.
Alcuni reclamano varie forme di autonomia, come quella che potrebbe realizzarsi se il Niger fosse riformato in senso federalista. Altri, sicuramente minoritari, aspirano invece ad un utopistico stato indipendente.

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