I trentatré nomi di Dio.

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Il Clan Destino.

di Giuditta Marvelli.

Anche “Ape” è un nome di Dio (e la poesia in una parola di Yourcenar).

“Rumore della sorgente nelle rocce”, “Vento di mare a notte su un’isola”, “Il muso paziente del bue”, “Sonno in un letto”. Anche Marguerite Yourcenar, pochi anni prima di morire, decise di fare il gioco letterario (e forse non solo) dei nomi di Dio. Lei che mai rinnegò le sue radici cristiane – pur tenendosi a debita distanza dalle certezze che la fede nelle tre grandi religioni monoteiste esige – spedì un giorno a Silvia Baron Supervielle , traduttrice delle sue opere teatrali, trentadue micro-poesie e un disegnino di stelle. La scrittrice coltissima… in alcuni casi utilizza anche una sola parola – “Ape”, “Il pane” – per scrivere “I trentatré nomi di Dio, tentativo di un diario senza data e senza pronome personale”… Forse contengono l’eco delle litanie dedicate alla Madonna (“Stella del mattino”, “Torre d’avorio”, “Casa d’oro”…) o quello dei novantanove nomi di Allah enumerati nel Corano. Ma anche l’inquietudine di “Operazione Shangri – La, il racconto di Arthur C. Clarke (“I nove miliardi di nomi di Dio”, 1953). Quando un manipolo di monaci tibetani arriva a scrivere in poche ore con il computer tutte le possibili combinazioni dei nomi dell’Eterno, le stelle cominciano a spegnersi. Perché la storia del mondo è finita.
(Da La Lettura (Corriere della Sera), 28/8/2016).

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