I tagli che colpiscono la lingua e la cultura italiana nel mondo

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E’ l’immagine dell’italiano nel mondo ma il governo taglia la Dante Alighieri

di CORRADO ZUNINO

Gli ultimi tagli alla conoscenza mettono a rischio la sopravvivenza di un istituto storico e di prestigio internazionale: la Società Dante Alighieri, 131 anni di vita, nata per volontà di Giosuè Carducci, oggi operante in 77 paesi con oltre 205 mila soci, la promozione, insomma, della nostra lingua e della nostra cultura nel mondo. Il ministero delle Finanze ha tolto alla "Società Dante" finanziamenti per oltre la metà del suo risicato budget: il 53%. E ha portato la cifra da spendere per tutto il 2011 sotto la soglia della sussistenza: 600 mila euro.
Basta una comparazione europea per comprendere i valori e la considerazione dei nostri governi rispetto all’"italianità nel mondo". Il British Council viaggia con un finanziamento pubblico da 220 milioni di euro, il Goethe Institut promuove la cultura tedesca con 218 milioni, lo spagnolo Cervantes ha a disposizione 90 milioni, il portoghese Camoes 13 milioni e Alliance Française 10,6. La nostra "Società Dante", dal 2011, dovrà pagare gli stipendi a quindici dipendenti e contemporaneamente fare promozione culturale – letteraria e cinematografica – con 600 mila euro in tutto.
I dirigenti dell’Istituto, il presidente Bruno Bottai, il segretario generale Alessandro Masi, ieri sono stati ascoltati dalla Terza Commissione Esteri della Camera. E in quella sede hanno parlato esplicitamente di "difficoltà del proseguimento dell’attività in difesa della lingua e della cultura italiana". La commissione ha firmato un emendamento trasversale che chiede il ripristino del finanziamento tagliato.
In controtendenza rispetto all’attenzione della nostra politica, all’estero, e in particolare negli Stati Uniti, si registra un incremento esponenziale dei corsi di lingua italiana. E questo accade anche in Italia, dove gli studenti stranieri immigrati che chiedono una certificazione "Plida" (firmata, appunto, dalla "Dante") sono passati da 2.798 nel 2005 a 8.012 nel 2010.
(Da Repubblica.it, 27/10/ 2010).
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BRUXELLES: A RISCHIO LA DELEGAZIONE DELLA SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI

"Probabilmente da oggi l’Europa sarà culturalmente più povera. I recenti tagli apportati dalla Legge Finanziaria, che hanno decurtato del 64 per cento in due anni il bilancio della più antica Istituzione italiana preposta allo studio e alla diffusione della nostra lingua e della nostra cultura nel mondo, mettono a rischio l’operato della Società Dante Alighieri in sede di Commissione Europea. Le azioni intraprese per la recente battaglia sul Brevetto Europeo, per l’affermazione del diritto paritetico dell’uso dell’italiano nel sito Internet ufficiale dell’UE, http://europa.eu/index_it.htm, e per la ferma opposizione alle decisioni del Presidente Barroso a favore del trilinguismo anglo-franco-tedesco, non avranno più quell’efficacia che negli ultimi anni ha consentito di registrare più di una vittoria da parte italiana. Secondo i dati Eurobarometro del 2006, l’italiano – insieme all’inglese – è la lingua che nell’UE ha il numero più alto di parlanti madrelingua (13 per cento), dopo il tedesco (18 per cento) e prima di francese (12 per cento), spagnolo e polacco (9 per cento). L’indagine Italiano 2000, diretta dal linguista Tullio De Mauro, riporta che la lingua italiana è la quarta più studiata nel mondo: nel Canada anglofono è la seconda lingua più studiata dopo il francese, mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito è la quarta dopo francese, spagnolo e tedesco; nell’Europa dell’Est le percentuali di studio sono molto alte; in Ungheria è la seconda lingua più richiesta dopo l’inglese; in Russia contende il secondo posto a francese e tedesco, mentre in Ucraina una ricerca dell’Accademia delle Scienze di Kiev colloca la nostra lingua al primo posto tra le lingue straniere più studiate; a Vienna, infine, l’italiano è secondo solo all’inglese. Si legge nel Rapporto Maalouf redatto nel 2008 e contenente le proposte del Gruppo degli intellettuali per il dialogo interculturale costituito su iniziativa della Commissione Europea: ‘Trascurare una lingua significa correre il rischio che i suoi locutori voltino le spalle all’idea europea. Non può aderire pienamente alla costruzione europea chi non ha la sensazione che la propria cultura, e in primo luogo la propria lingua, sia pienamente rispettata e che l’integrazione del suo Paese nell’Unione Europea contribuisce a dare maggiore prestigio alla propria lingua e alla propria cultura e non a renderle marginali’. E ancora: ‘Ogni lingua è il prodotto di un’esperienza storica unica, è portatrice di una memoria, di un patrimonio letterario, di un’abilità specifica, e costituisce il fondamento legittimo di un’identità culturale. Le lingue non sono intercambiabili, di nessuna si può fare a meno, nessuna è superflua’".
(Fonte AGENPARL, 3/11/2010).




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