I politici e "Quant’altro"

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Il Virus del «Quant’Altro» Mantra di chi la Sa Lunga

di Paolo Di Stefano

Onorevoli, senatori, ministri e quant’altro… E quant’altro è diventata, come i virus, una di quelle locuzioni invasive che una volta entrate nell’orecchio sono difficili da debellare. Tipo a livello di e nella misura in cui degli anni ruggenti, tanto per intenderci. Non cercatelo sul Devoto-Oli. Mentre lo troverete registrato, sin dal ‘ 94, sullo Zingarelli, dove però viene segnalato timidamente quasi come una rarità. Invece mesi fa ha cominciato Michela Vittoria Brambilla, ha proseguito Ignazio La Russa e questo uso, che i linguisti chiamano «plastismo» (una forma che si presenta spontaneamente alla ribalta della lingua con un marchio di novità pur non essendolo), è diventato un abuso, dilagando ovunque, nei dibattiti e nei talk show, fino a inondare la sponda politica opposta, Di Pietro compreso. Con l’avverbio assolutamente (della cui invadenza tempo fa parlava Beppe Severgnini) si contende il top delle frequenze lessicali televisive degli ultimi mesi. E un po’ in fondo si somigliano nell’esigenza totalizzante. «E quant’altro» pronunciato alla fine di un breve elenco ha una pretesa inclusiva, stringe e insieme apre all’infinito: sta per «eccetera», «e via dicendo». Ma mentre l’«eccetera» sembra liquidare, il «quant’altro» finge di puntualizzare, lascia intendere di saperla lunga specie se pronunciato con cipiglio burocratico-notarile. E infatti, a quanto pare, l’espressione si è diffusa, prima che in politica, nel linguaggio dell’amministrazione pubblica et similia (statuti, moduli, regolamenti), accompagnata però da un participio passato: «quant’altro ritenuto fonte di prova», «quant’altro ritenuto necessario». Nella formulazione ellittica (caduto cioè il participio passato) finisce per risultare sospesa e per potenziare così la sua intenzione allusiva. Immaginate una specie di «e ho detto tutto». Vi ricordate Peppino quando, non sapendo che cosa dire, fingeva di sottintendere chissà che? Che i politici si stiano peppinizzando?

(Dal Corriere della Sera, 30/5/2009).

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