I più poveri dello Stato più povero

I più poveri dello Stato più povero
Quegli indios lasciati ai margini della storia del Paese
di MIMMO CANDITO

Quando il Subcomandante Marcos si guadagnò l’attenzione del mondo con la fascinazione mediatica della sua rivolta indigena, fu lui stesso il protagonista assoluto di quella rivolta: la sua pipa, il passamontagna di Mandrake, l’incantamento che produsse sui giornalisti che si avvincevano alla selva zapatista. E finirono per disperdersi dietro le logiche spettacolarizzanti dei massmedia sia l’orizzonte sociale e politico nel quale Marcos si proponeva, sia la natura e l’identità del movimento indigeno che la sua figura illuminava sulla scena. Ma il problema indigeno va ben oltre le storie che si scrissero in quei giorni, e coinvolge vite e drammi e lotte che sembrano riportarsi alle cronache più vecchie dei movimenti guerriglieri dell’America Latina, ancor prima dei ruggenti Anni 60 e dello stesso mito della (prima) rivoluzione sandinista.
In Messico vivono indios di 64 etnie, con una popolazione che s’avvicina ai 15 milioni di persone, mescolate certamente nel grande e turbolento melting-pot di quello Stato federale, tra meticci, amerindi e bianchi di discendenza ispanica, ma che restano comunque ai margini delle storie del Paese, in una condizione diffusa di povertà o comunque di stenti amari. E i loro problemi finiscono poi per incrociarsi con una società dove la violenza è ormai una cancrena endemica, che s’innerva della guerra di bande per il controllo dei colossali guadagni del narcotraffico ma che incrocia la storia dell’intero Paese ben al di là degli ammazzamenti per il controllo del mercato. In certe regioni del Messico le statistiche denunciano 12 omicidi ogni 100 abitanti, e i sequestri di persone o di gruppi (come quello di ieri nello Stato di Oaxaca), se pur son calati dai 1.045 di 15 anni fa ai 418 dell’ultimo anno, sono comunque una drammatica presenza nel vissuto quotidiano. L’ultimo sondaggio di uno dei giornali più autorevoli, «El Universal», ha registrato come il 40 per cento della popolazione messicana metta al primo posto delle proprie preoccupazioni l’insicurezza. Quanto è accaduto ora nella regione Triquis – una delle più povere del povero stato di Oaxaca, dove la bellezza di Puerto Escondido non riesce a celare la miseria drammatica d’ogni giorno – mescola i problemi dei popoli indios con le logiche della lotta politica nazionale, tra il vecchio partito di potere, il Pri, e le formazioni che lo hanno sostituto alla presidenza di Città di Messico. Sembrano contaminazioni di difficile certezza, ma sono la realtà fonda del Messico.
(Da La Stampa, 29/4/2010).




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