I pilastri dell`Unione su cui costruire

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I pilastri dell`Unione su cui costruire

di GIORGIO NAPOLITANO

DOPO più di mezzo secolo di unità e di continui progressi, occorre ragionare ora, in un rapporto chiaro e convincente con i cittadino, sulla crisi che ha investito l`Eurozona, e offrire risposte persuasive. C`è, in sostanza, da render chiaro qual è la posta in giuoco per il nostro continente. E non solo per esso: in definitiva quel che di recente si è detto da parte di non europei sul rischio che le nostre difficoltà possono comportare per l`intera economia mondiale costituisce in qualche modo il riconoscimento obbiettivo del peso dell`Europa nel mondo d`oggi.
La riflessione, sia retrospettiva sia proiettata verso il futuro che qui sollecito, non prescinde dunque dagli imperativi del presente, dal confronto sulle scelte cui l`Europa e le sue istituzioni sono chiamate ora, quasi – si potrebbe dire – giorno per giorno.
Ho il massimo rispetto per la sforzo che affrontano, per i dilemmi dinanzi ai quali si trovano da quando una grave crisi ha investito l`Eurozona, i capi di governo, i massimi responsabili delle istituzioni dell`Unione, i policy-makers che partecipano alla formazione delle decisioni. Io che vi parlo non faccio più parte di questa schiera, sono un Capo di Stato senza poteri esecutivi, ma so quale sia la fatica dello scegliere e dell`agire; e nello stesso tempo mi sento corresponsabile, nel bene e nel male, della esperienza compiutasi in Europa negli scorsi decenni.
Per l`Europa, la questione si pone in termini peculiari : cioè anche come questione interna allo sviluppo del processo d`integrazione da noi finora portato avanti, nel senso che dobbiamo adottare revisioni e rafforzamenti di un sistema già operante di regole e di istituzioni comuni.
E attorno a questa acuta esigenza che ruota la discussione, così problematica e serrata, suscitata nell`Unione Europea, nell`Eurozona e nelle diverse sue espressioni istituzionali, dalla crisi greca, da quelle irlandese e portoghese, ma anche dalle tensioni e dai rischi che hanno investito la Spagna e l`Italia in termini di crisi del debito sovrano. A ciò si è reagito e si sta reagendo, da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali, con misure straordinarie e con rilevanti innovazioni. Ed è da apprezzarsi il contributo che è venuto e viene dalla Banca centrale europea, anche riempiendo qualche vuoto politico-istituzionale.
Sia chiaro: ciascuno Stato nazionale membro dell`Eurozona deve fare la sua parte, assumersi fino in fondo le sue responsabilità. Tra essi certamente l`Italia: la cultura della stabilità finanziaria ha avuto nel mio Paese sostenitori autorevoli e coerenti nell`esercizio delle loro funzioni pubbliche, ma non ha, per lungo tempo, prevalso. Ebbene, ora non possiamo più tergiversare di fronte all`imperativo categorico di uno sforzo consistente e costante di abbattimento del nostro debito pubblico, né restare incerti dinanzi a riforme strutturali da adottare per rendere possibile una nuova, più intensa crescita economica e sociale. Si tratta di prove di indubbia durezza, con cui dobbiamo cimentarci; e abbiaimo in questi mesi cominciato a farlo, ma molto resta ancora da fare, senza indugio. E nessuna forza politica italiana può continuare a governare, o può candidarsi a governare, senza mostrarsi consapevole delle decisioni, anche impopolari, da prendere ora nell`interesse nazionale e nell`interesse europeo.
Ciascuno deve fare la sua parte. Ma tutti insieme dobbiamo rispondere alle domande di attualità e alle questioni di prospettiva. Rispettiamo come sempre in modo particolare la dedizione della Germania alla causa europea, e ne ammiriamo i successi conseguiti come grande paese democratico sul piano economico-sociale e sul terreno della stabilità monetaria, comprendendo le ragioni storiche del suo attaccamento a questo essenziale pilastro. Esprimiamo amichevolmente la preoccupazione per quella che appare una riluttanza ad accettare ulteriori, ormai inevitabili, trasferimenti di sovranità – e dunque anche di decisioni a maggioranza al livello europeo. In fondo, dal cancelliere tedesco e dal presidente francese sono state negli ultimi tempi avanzate proposte – poi in parte tradotte nel patto Euro Plus – tali da scavalcare la rigida parete divisoria che si volle sancire nel vigente Trattato a protezione delle competenze degli Stati nazionali, contro una progressiva estensione di quelle dell`Unione.
Comune alle leadership di tutti i nostri Paesi dovrebbe diventare la consapevolezza che è indispensabile procedere oltre i limiti rimasti ancora in piedi non solo nel Trattato costituzionale poi abortito ma anche e ancor più nel successivo Trattato di Lisbona. L`esigenza di «più Europa», univocamente posta negli appelli, anche ricchi di indicazioni concrete, che si susseguono afinna di sperimentate e autorevoli personalità europee, è con sempre. maggiore evidenza divenuta tassativa in un mondo, per di più scosso da una crisi come quella attuale, nel quale nessun singolo paese europeo, nemmeno il più grande ed efficiente, può «salvarsi da solo» e svolgere con le sue sole forze un ruolo significativo.
Quel «più Europa», prospettato in antitesi a una tendenza innegabile a ripiegamenti nazionali se non nazionalistici, sollecita l`esercizio di maggiori poteri decisionali da parte delle istituzioni dell`Unione in un clima di reciproco rispetto e di rinnovata collegialità, aldilà dell`apporto propositivo di singoli governi nella fase di formazione degli orientamenti e delle decisioni.

Sintesi dell`intenvento del Presidente della Repubblica alla cerimonia di inaugurazione dell`anno accademico del College d`Europe a Bruges

Il Messaggero pag 1, segue a pag 22
27 ottobre 2011




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