I passi italiani, i ritardi europei

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I passi italiani, i ritardi europei.

La decisione dell`agenzia di rating Standard& Poor`s di declassare la valutazione del debito di diversi Paesi dell`eurozona non è stata una sorpresa per nessuno. Anche se la perdita della tripla A da parte della Francia e il doppio taglio riservato all`Italia e alla Spagna fanno comunque notizia.
L`agenzia l`aveva anticipata a dicembre e i mercati finanziari l`avevano in buona misura gli
scontata. Tanto che le reazioni, dell`euro e delle Borse, compresi i titoli bancari, sono state ieri relativamente contenute. Sui titoli dí Stato, gli acquisti della Banca centrale europea hanno attutito quasi del tutto l`impatto dell`annuncio. Non c`è dubbio che lunedì ci sarà un altro test di mercato, ma non avrà risultati devastanti dal punto di vista della stabilità se la risposta delle autorità sarà quella giusta. Rischia di far più danni il collasso, annunciato anch`esso ieri, delle trattative della Grecia con i creditori privati, un altro capitolo che va chiuso per poter avviare a soluzione la crisi dell`eurozona.
Il fatto che il giudizio di S&P fosse atteso e che non contenga alcuna nuova informazione rispetto a quelle già disponibili agli investitori sullo stato del debito sovrano dell`eurozona non significa che sia del tutto irrilevante. Avrà delle ripercussioni politiche soprattutto in Francia, a tre mesi dalla elezioni presidenziali. E avrà conseguenze di tipo tecnico su alcuni comparti del mercato, dai repo alle banche, che, dopo i Paesi, verranno colpite dalla consueta cascata di declassamenti. Produrrà infine un effetto a catena sul fondo salva-Stati europeo Efsf, dove l'unico grande contribuente che mantiene la tripla A è a questo punto la Germania. Inoltre, l`effetto "rifugio" a favore dei titoli tedeschi, che sulle scadenze più corte presentano già rendimenti negativi, si accentuerà.
Sarebbe però controproducente se l`annuncio di S&P producesse solo l`abituale litania di contumelie contro le agenzie di rating, peraltro non un protagonista incolpevole della crisi globale prima ancora di quella dell`eurozona. Bisogna abituarsi a considerare i giudizi delle agenzie per quello che sono (in attesa che la loro riforma, lenta, da parte delle autorità, le spogli d semi-ufficialità che le autorità stesse gli avevano offerto): e cioè delle opinioni. Discutibili come altre.
Una parola di buon senso l'ha pronunciata ieri, come spesso gli accade, il ministro delle Finanze tedesco. Wolfgang Schaeuble, quando ha detto che le agenzie di rating non vanno sopravvalutate.
In particolare, per quanto riguarda il caso dell'Italia, il doppio declassamento appare una decisione presa con lo sguardo fermamente rivolto allo specchio retrovisore. Dal preavviso di S&P a dicembre è stata varata un'altra manovra che aiuterà il risanamento dei conti e si stanno preparando le misure di liberalizzazione e le riforme strutturali che dovrebbero in parte arginarne gli effetti negativi sulla crescita. E' vero che l'arrivo della recessione renderà più difficile il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica e che il balzo dei rendimenti aumenterà la spesa per interessi. Ma gli obiettivi sono stati finora centrati (anzi, i risultati sono in linea con i Paesi europei più rigorosi) e proprio le aste di questi giorni dimostrano che l'effetto tassi può essere un fenomeno temporaneo, e, come ha detto il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, perfettamente gestibile nel tempo, se si ristabilisce la credibilità. Le difficoltà create dall'annuncio di S&P (e da quello imminente di Fitch) possono essere limitate se il Governo manterrà la rotta di quello che ha fatto nei primi due mesi di vita e di quello che ha promesso di fare.
Nella decisione di S&P che va dritto al cuore dell'eurozona con il declassamento della Francia (e dell'Austria), c'è invece un richiamo importantissimo all'Europa: questa non si può permettere i ritardi, gli errori, le continue partenze false con cui ha costellato in questi due anni la risposta della crisi. Sono queste le cause di fondo dei downgrading dì ieri e di quelli che verranno. E vero che l`eventuale declassamento dell`Efsf è oggi meno pesante di quanto non potesse essere qualche mese fa, grazie alla presenza costante, anche se spesso riluttante, della Bce e all`anticipo del lancio del successore dell`Efsf, l`Esm: ora però il costo delle operazioni aumenta e qualcuno dovrà pagarlo. Ma è solo con la messa in atto puntuale dei tanti impegni presi in una sequela ininterrotta di vertici che l`eurozona può uscire da una spirale che tuttora mette a rischio la sua sopravvivenza. Non è un caso che, alla conferenza stampa di giovedì, il presidente della Bce, Mario Draghi, abbia elogiato gli sforzi straordinari compiuti dai singoli Paesi (Italia compresa) e al tempo stesso abbia invece chiesto di nuovo che finalmente si rispettino le promesse europee. La prima occasione viene dal vertice a tre Monti-Merkel-Sarkozy di venerdì prossimo a Roma, e poi dall`approvazione, anticipata a fme gennaio, del "fiscal compact". Se l`Europapensa di poter perdere altro tempo, Standard & Poor`s sarà servita almeno a ricordarle il contrario.

di Alessandro Merli

Il Sole24Ore, pag 1 e 5
14/01/2012




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