I Paperoni americani che non parlano inglese

Posted on in Politica e lingue 10 vedi


I Paperoni americani che non parlano inglese

NEW YORK. COME dite successo voi a New York? Felix Sanchez de La Vega Guz- man non s`è mai posto il problema. In quarant`anni di duro lavoro è passato dal carretto di tortillas alla poltrona di un`azienda alimentare da 19 milioni di dollari: senza mai spiccicare, o quasi, una parola d`inglese.
PER lui "success" si dice ancora come si dice nella sua Puebla laggiù in Messico: "éxito". Ma il gap, meglio: la lacuna, non ha impedito all`immigratodal nome Felix di trovare quell`happiness, quella felicità che la Dichiarazione di Indipendenza ha scolpito tra i diritti inalienabili dell`uomo: qualsiasi lingua parli. Felix non è solo, anzi. L`ultimo censimento, anno 2010, ha contato la bellezza di 4 milioni e mezzo di capofamiglia che conoscono poco o nulla la lingua di Shakespeare (e Donald Trump). Dipiù:35.000persone guadagnano più di 200miladollari all`anno, la cifra che il fisco americano considera spartiacque tra classe media e ricca.
E pensare che per più di cent`anni, dai tempi della grande immigrazione del XIX secolo, l`inglese era stato la bestia nera di chi partiva dagli angoli più poveri d`Europa per cercare fortuna. Proprio la scarsa conoscenza della lingua costò ad Antonio Meucci una delle più grandi fregature della storia: incapace di muoversi in quella giungla di brevetti e concessioni in cui il capitalismo Usa prosperava selvaggio, il povero immigrato di Clifton, New York, si vide scippare da Alexander Grahm Bell l`invenzione del telefono.
Sembra dunque una vendetta della storia che propri o il telefono e i nuovi mezzi di comunicazione, oggi, abbiano fatto la fortuna di Felix e di quelli come lui. «Tutto il mio mercato è ispanico» dice, naturalmentein spagnolo, al New York Times. «Non c`è bisogno dell`inglese: basta una telefonata
o un messaggio via computer, e tutto in spagnolo». Certo la tecnologia, spiega anche la sociologa Nancy Foner, fa la differenza: «Sarebbe stato impossibile per gli immigrati di un secolo fa, che non parlavano la lingua, trasformarsi in businessman: senza aeroplani, senza cellulari, senza computer». Ma è vero pure che il miracolo di Felix si spiega anche, come riconosce lui stesso, con la particolarità di quel mercato latino che negli Usa è ormai una nazione nella nazione.
Gli immigrati dall`America Latina sono il gruppo etnico più in crescita, 40 milioni di cittadini. E da Los Angeles a New York lo spagnolo è ormai la seconda lingua, dalle insegne alla pubblicità passando per le istruzioni per compilare i documenti: al punto che ieri anche ilprimo test mai lanciato di
d`emergenza nazionale, che ha interrotto i programmi radio e tv, aveva le scritte in English e Spanish. Per la verità ci sarebbe anche un test di lingua da superare per ottenere la cittadinanza: ma Mister Felix assicura che se ce l`ha fatta lui, che è diventato americano un quarto di secolo fa, ce la possono fare tutti.
Infatti. Dopo i latinos già avanzano i milionari cinesi e coreani: anche loro svelti a fare fortuna, e molto meno svelti di lingua, sempre grazie alle loro enclaves. That`s life, asi es lavida: così la terra della speranza è diventata la terra dell`esperanto.

dall’ inviato ANGELO AQUARO

La Repubblica, pag 1
10 novembre 2011




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.