I nostri bambini in Germania imparino prima il turco, dice Erdogan

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"I nostri bambini in Germania imparino il turco"

Scontro Erdogan Merkel sugli immigrati. Berlino: "Chi cresce qui studi prima il tedesco"

di ANDREA TARQUINI

Sì all’integrazione dei turchi nella società tedesca, ma no all’assimilazione.
Che i nostri bambini in Germania imparino il tedesco, ma prima di tutto il turco. E ancora: l’islamofobia è un crimine contro l’umanità, come l’antisemitismo.
Così il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato a diecimila suoi connazionali
a Dusseldorf, prima del suo vertice di ieri sera con la cancelliera Angela Merkel. Ed
è subito esplosa una minicrisi tra Ankara e Berlino. Il vicecancelliere Guido Westerwelle, leader liberale, ha reagito duramente: «Chi cresce da noi deve imparare per primo il tedesco». La Csu bavarese, l’altro partner della coalizione, chiede addirittura la convocazione per protesta dell’ambasciatore turco. E così il tema dell’integrazione e del multiculturalismo accende un confronto durissimo tra la prima potenza economica europea e Ankara, potenza regionale in decollo economico che insiste per entrare nella Ue. Erdogan ha parlato chiaro e duro. Sono preoccupato per la
xenofobia montante in molti paesi europei, anche in Germania, ha detto. «Nessuno riuscirà mai a strapparci la nostra cultura e la nostra civiltà», ha esclamato, è poi: «I nostri bambini devono imparare il tedesco, ma prima di tutto il turco». Secondo il premier e leader del partito islamico moderato Akp, i turchi viventi in Germania devono fare di tutto per integrarsi, ma devono anche avere istruzione al miglior livello, e presenza nella politica, nell’economia, nella società civile.
Erdogan punta molto sul consenso degli oltre 2,5 milioni di turchi viventi in Germania.
Anche in vista delle elezioni politiche turche del prossimo 12 giugno a cui potranno
votare. Ma da anni, integrazione dei turchi in Germania o loro presunto rifiuto dell’integrazione, e dichiarazioni della Cancelliera sul fallimento della società multiculturale, hanno appesantito il clima. Sullo sfondo del no tedesco e francese all’ingresso di Ankara nella Ue. La reazione del portavoce governativo, Steffen Seibert, è stata immediata: i bambini che crescono qui devono imparare il tedesco come il turco.
Secondo il segretario generale della Csu, Alexander Dobrindt, poi, Erdogan ha fatto
un paragone inaccettabile tra Berlino e Tripoli definendo la Turchia potenza protettrice
dei turchi viventi in Germania come in Libia.
Nelle prossime ore, i due governi dovranno cercare di limitare i danni. Berlino comunque si prepara ad affrontare una Turchia sempre più assertiva, fiera dei suoi successi economici e della sua modernizzazione.
Non a caso è l’ospite d’onore al Cebit, la più grande fiera mondiale dell’elettronica.
«Entro il 2023», ha detto Erdogan, «saremo tra le prime dieci potenze economiche
mondiali». Un peso presente e futuro che sposta i rapporti di forza, anche nel dibattito
su multiculturalismo e integrazione.
(Da La Repubblica, 1/3/2011).




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