I LIMITI DI UN EUROPA CONSERVATRICI

Posted on in Europa e oltre 7 vedi

I LIMITI DI UN EUROPA CONSERVATRICI



Tra i freni allo sviluppo, il protezionismo agricolo, il voler restare ai margini della competizione su Ogm e biotecnologie e il nnvio della liberta di circolazione dei partner in arrivo dal 1 maggio I limiti di un'Europa conservatrice DI EMMA BONINO

La discussione attorno all'Europa che verrà, innanzitutto sotto il profilo istituzionale, ha occupato i mesi scorsi – ne ha dato conto sul Sole-24 Ore il vicepresidente della Convenzione, Giuliano Amato, con conoscenza di causa e passione – e occuperà anche quelli a venire. Su questo punto, è chiaro, si giocherà buona parte del futuro dell'Unione europea, della sua adeguatezza alle sfide epocali, letteralmente, che ci si pongono innanzi. Penso in primo luogo al ruolo diplomatico e militare sulla scena internazionale di cui l'Unione è perennemente – quanto inutilmente – alla ricerca. Mi capitò cinque anni fa, a questo proposito, di proporre una “Unione diplomatica e militare” da costruire sulla falsariga di quella monetaria, anche seguendo il metodo delle cooperazioni rafforzate: mi sembra che quella proposta conservi una sua attualita. Inerzia. Ma la mia preoccupazione-non voglio (ancora) dire il mio pessimismo – sull'Unione. non deriva tanto o solo dall'incapacita di darci una nuova governance europea, quanto dal segno profondamente conservatore della politica che l'Europa esprime, nel suo insieme di Stati sovrani e di istituzioni comuni. A partire dalle politiche in campo economico e sociale. Non mancano, su questo, le indicazioni in gran parte univoche degli analisti; mancano, dram-maticamente, il coraggio e la volonta politica. O forse, piu semplicemente, manca la consapevolezza che con la nostra inerzia politica stiamo segnan-do il futuro e che se questo futuro sara quello di un lento declino (come molti paventano), dovremo incolpare noi stessi.Faccio tre esempi, che mi paiono emblematici. In Europa si discute animatamente del bilancio dell'Unione europea, quello, per intenderci, gestito direttamente a Bruxelles, E un bilancio piccolo in valore percentuale, 1,17% del Pil europeo, ma rilevante in valore assoluto (circa 100 miliardi di curo). Bene, cioè, male. Tutto il dibattito si concentra sul dato quantitativo. Il problema non e la quantità di risorse che si spendono a Bruxelles, ma la qualita della spesa. La discussione se il budget comunitario debba essere l'1,0 o 1'1,1 o l'1,3% del Pil europeo non mi appassiona e non mi appassionerà fintanto che la metà di questo bilancio sara utiliz-zato per finanziare la Pac, un siste-ma di sussidi e protezionismi agricoli costosissimo per i consumatori europei, che mortifica le speranze di affrancamento dalla povertà per centinaia di milioni di produt-tori dei Paesi poveri e che costringe l'Unione europea perennemente sulla difensiva nei negoziati in sede Wto. La politica commerciale e una delle poche politiche pie-namente comunitarie: potrebbe essere una leva importante per la credibilita dell'Unione sul piano politico diplomatico internazionale. invece, proprio a causa del protezionismo agricolo. e uno dei tanti talloni d'Achille, un fattore di debolezza anziché di forza. L'estate scorsa un gruppo di esperti di alto livello incaricati dalla Commissione Prodi di redigere An agenda for a grotring Europe guidata dal professor Sapir è composta da economisti di riconosciuta fama, ha presentato il suo rapporto conclusivo (edito in Italia dal Mulino). Bene, l'agenda per un'Europa che cresce ha come punto cardine la revisione del bilancio comunitario con l'eliminazione del-le spese agricole e la sua sostituzione con spese per ricerca, innovazione e infrastrutture. Il Rapporto Sapir e stato duramente criticato dalla stessa Commissione che lo aveva fatto realizzare (in primis dal Commissario all'agri-coltura Fischler) e subito messo nel cassetto piu inaccessibile. Che senso ha continuare a ripetere come un mantra che nel vertice di Lisbona della primavera 2000 ci siamo impegnati, nientedimeno, a fare dell'Europa l'economia più competitiva al mondo basata sulla conoscenza entro il 2010, se non riusciamo a dirottare sulla ricerca e l'innovazione nemmeno i fondi dei contribuenti destinati alla protezione dei nostri produttori di zucchero dalla concorrenza (sic!) di Paesi poveri come il Mozambico? Allo stesso modo appare contraddittorio puntare alla eccellenza basata sulla conoscenza e, di fatto, chiudere le porte alle biotecnologie, in campo agroalimentare e non solo. Non ritorno qui sulla questione del perché, in nome di che cosa, l'Europa e l'Italia scelgono di restare ai margini dalla competizione su Ogni e biotecnologie umane (forse la Gran Bretagna salvera l'eccellenza europea in questi settori). Deve essere chiaro, però, che con questa scelta ci precludiamo un ruolo da protago-nisti in uno dei campi ad oggi piu promettenti del progresso scientifico e tecnologico: queste cose si pagano prima sul piano economico e poi anche su quello del rilievo politico. Quando i pazienti europei e italiani cureranno il diabete con terapie bre-vettate in Cina grazie alla ricerca sulle cellule staminali sara un bene per i malati, ma sarà una perdita secca per l'industria europea. Può darsi che ciò non accada e che le promesse di queste tecnologie non verranno mantenute; se invece ciò accadra non potremo che incolpare noi stessi e le scelte che consapevolmente si stanno compiendo in buona parte d'Europa. E infine, cosa dire della scelta di quasi tutti i Paesi di rinviare anche fino al 2011 la piena liberta di circolazione dei lavoratori che diverranno cittadini europei il prossimo primo di maggio con l'allargamento? Non stride con il buon senso, prima ancora che con la razionalita economica e la lealtà di una Europa del diritto e della libertà, ipotizzare la fattispecie di “lavoratori comunitari clandestini”? Kofi Annan, lui, quello dell'Onu invocato continuamente dalla maggior parte dei nostri leader. nel suo intervento al Parlamento europeo ha invitato l'Europa ad aprirsi all'immigrazione. Nell'interesse dell'Europa, prima ancora che per ragioni etiche o geopolitiche o di fratellanza umana, Giusto, e infatti ha riscosso scroscianti applausi. la risposta politica alla perorazione di Annan, però, è stata quella di chiudere la porta in faccia ai lavoratori polacchi, sloveni. ungheresi e via dicendo; non vorrei che magari qualcuno finisse per rimpiangere la mutua assistenza del Comecon. Riflessione analoga va fatta per le reticenze e i ritardi con cui si sta affrontando la questione dell'ingresso nella Ue della Turchia, rinviando continuamente la data di partenza di un negoziato vero e proprio. Conosco la ragione seria della prudenza, ma non possiamo perdere un'occasione storica per legare profondamente e stabilmente all'Occidente democratico e liberale un grande Paese islamico come la Turchia. Se la storia – in questo caso anche l'attualità – insegna qualcosa, dimostriamo di voler e saper imparare.Conclusioni. Sono tre esempi, certo parziali, che danno pero la misura della politica conservatrice dell'Europa di oggi. Non sottovaluto le difficoltà di raccogliere il consenso su questi temi e sulle proposte liberali per affrontarle, ma non sara mettendo la testa

IL SOLE 24 ORE p,10
29.04.2004
di Emma Bonino
[addsig]



0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.