I GOVERNI PREPARANO IL VERTICE DEL 18-19 CHE DEVE LANCIARE I MECCANISMI DELLA «IFISCAL CAPACITY»

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L’Europa apre il cantiere dell’unione dei bilanci

Ancora un appello, l'ennesimo, per fare cassa comune. Herman Van Rompuy, il presidente del Consiglio Ue che i Ventisette hanno nominato architetto della nuova Europa dal respiro federale, dice che l'Unione «ha bisogno di uno strumento di bilancio per affrontare gli choc asimmetrici che potrebbe colpire gli stati
membri». A una settimana dal primo dei tre vertici europei di fine anno che si sperano risolutivi per il patto a dodici stelle, il fiammingo continua il pressing sulle capitali. «È un'idea embrionale, un progetto
a lungo termine», che nella sua mente appare come un secondo meccanismo contabile di casa Eurozona, parallelo a quello dell'UE, per aiutare le riforme e lenire le crisi. Da decidere in dicembre e lanciare appena possibile.

Ieri, per tutta la giornata, il dibattito sull'Unione da rifare è andato in scena con le sue contraddizioni al Palais d'Egmont, complice l`organizzazione Friends of Europe. Ospite d'onore il premier Mario Monti
che in serata ha invitato a non rallentare il passo verso l'approfondimento dei legami fra i Paesi. Dobbiamo tenere lontani i «vecchi demoni dell'Europa», ha avvertito il presidente della Commissione
Ue, José Manuel Barroso. Serve crescita e serve un approccio comune. «Serve anche un patto di sviluppo sociale», chiede Bernadette Segol, numero uno dei sindacati europei (Etuc), convinta che il debito sociale sia più importante dí quello pubblico. È l'altra faccia della medaglia: «Le nostre debolezze – argomenta Emma Bonino, icona radicale, vicepresidente del Senato – sono fondamentalmente politiche».

Il cantiere è aperto. Ieri i rappresentanti dei governi Ue hanno fatto un giro di tavolo in vista del summit del 18-19 ottobre. La «fiscal capacity» citata da Van Rompuy è stata oggetto di un primo confronto. Insieme coi «contratti nazionali» nei quali le capitali dovranno inserire i piano di intervento strutturale così da renderli vincolanti, è una delle due idee «proveniente da oltre Reno» contenute nella bozza
di conclusioni ora sul tavolo dei governi. È un concetto comune nei sistemi federali, come Usa, Canada e Germania. Serve a dare al potere centrale uno strumento per intervenire in caso di divergenza fra le singole regioni. L'utilizzo di questo «fiscal capacity» è al centro del confronto. C'è una corrente di pensiero, guidata dai francesi, che lo vede come volano di intervento per gli choc asimmetrici, dunque una crisi energetica che metta in ginocchio un paese o una crisi finanziaria esterna che colpisca una capitale senza che questa ne abbia colpa. E c'è una seconda impostazione, gradita a Berlino e non solo, che lo vede come risorsa per facilitare il cammino di riforma. Da discutere se si tratterà di un bilancio (soluzione più probabile perché è un flusso e non richiede capitale versato) o un fondo (impone una
struttura legale). Valido in principio per l'Eurozona, dovrebbe essere guidato dalla Commissione. Nessuna certezza sulla dotazione, anche se circola la cifra dei 20 miliardi. Non un gran che, eppure è un inizio.

Se ne parlerà diffusamente al vertice la settimana prossima. L'ambizione del consiglio è chiudere i giochi della roadmap per la nuova Europa entro dicembre, intesa su Unione bancaria compresa. Alla riunione
dei capi di stato e di governo si parlerà anche di Grecia. «I leader dovrebbero dare un segnale di incoraggiamento politico per gli sforzi che riconoscono il governo Samaras sta compiendo – rivelano le fonti – ma non si parlerà di come coprire i pagamenti per le scadenze di novembre, quello tocca all'Eurogruppo». L'idea è che sia un problema minore, «perché nessuno lascerà fallire Atene, è troppo pericoloso».

La questione dello sconto biennale sul piano di risanamento andrà a dicembre ed è probabile una fumata bianca. Quanto alla Spagna, nessuno si aspetta una richiesta di aiuti in fretta. «Gli ostacoli che invitano
a non presentare la domanda sono superiori alla pressioni per farlo». Bisognerà attendere ancora. Sempre che accada.

(Da: La Stampa, 12/10/2012)




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