I discorsi del presidente

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I discorsi del presidente

"La patria non è retorica"

A pochi mesi dalla fine del settennato, un libro di Tobia Zevi analizza il linguaggio e i messaggi di Giorgio Napolitano

di PIERVITTORIO BUFFA

Tra pochi mesi terminano i sette anni di Giorgio Napolitano al Quirinale. Un settennato che ha attraversato uno dei periodi più complessi della recente storia italiana in cui la presidenza della Repubblica ha giocato un ruolo molte volte decisivo. Si pensi solo alla delicatezza e alla fermezza con cui Napolitano ha guidato il passaggio dei poteri di governo da Berlusconi a Mario Monti muovendosi sul filo delle prerogative presidenziali e avendo come unico obiettivo la stabilità politica ed economica del paese.
Napolitano ha costruito la propria immagine di presidente sin dal discorso di insediamento del 15 maggio 2006 ed è affascinante seguirne il formarsi, come in un grande puzzle, attraverso l’analisi delle sue parole, dei suoi discorsi, del suoi messaggi, dei suoi interventi. Perché accanto ai poteri che gli attribuisce la Costituzione il presidente della Repubblica italiana ha nella parola una sorta di "potere continuo" che gli consente di esercitare una rilevante influenza sul futuro del paese.
Per questo è benvenuto l’arrivo in libreria di un agile libro scritto da un giovane studioso della lingua italiana, Tobia Zevi, che ad appena trent’anni ha sentito il bisogno di scandagliare in profondità il pensiero di Napolitano per restituircelo sistematizzato. E questo perché, spiega nell’introduzione , "leggendo i discorsi traspare, nelle pieghe di una prosa dal registro altamente formale e dalla sintassi d’altri tempi, una personalità in grado di interpretare il nostro tempo e rivolgersi ai giovani".
Zevi usa come fonte del proprio lavoro il sito del Quirinale dove gli interventi del presidente vengono raccolti. E divide il libro in sette capitoli che non vogliono essere la summa del pensiero presidenziale, perché, spiega, "si è scelto di considerare prioritariamente gli argomenti carichi di valenza dialettica. In questo senso", continua Zevi, non sono stati inseriti capitoli pure ricorrenti e centrali nel discorso presidenziale, quali, ad esempio l’importanza del lavoro come fondamento del vivere civile o la difficile sfida del recupero del Mezzogiorno. Tali questioni, infatti, sono apparse troppo condivisibili e unanimistiche…".
Ecco così che "Il discorso di Giorgio", Saggine, 152 pagg, 17 euro, si sviluppa intorno a temi che sono tra i più attuali e dibattuti: Europa; costituzione, partiti, giustizia…
Un esempio per tutti, il primo capitolo, dedicato a "Liberazione e patria". Vi si rileva come Napolitano faccia propria la linea definita dal suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi: "La parola patria non è retorica… quando noi diciamo la parola patria non ci contrapponiamo ad altre patrie". Vi si sottolineano, riferendosi alla Resistenza, frasi in cui si afferma che va tenuto fermo il "limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo al riconquista anche per forza nostra dell’indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana". Sintetizza poi Zevi: " Dal punto di vista concettuale il quadro è definitivamente completo: l’identità comune degli italiani si sostanzia nel nesso Risorgimento-Liberazione-Costituzione".
(Da repubblica.it, 18/2/2013).




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