I cristiani non dicano Allah in malese

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Malaysía Dopo una sentenza che autorizza a usare il termine

CONTESA SUL NOME DI DIO “I CRISTIANI NON DICANO ALLAH”

di Marco Del Corona

Non pronunciare il nome di Allah invano. I musulmani della Malaysia sono agitati, contestano una sentenza della Corte suprema che consente che la parola «Allah» possa essere utilizzata anche dai cristiani per indicare Dio nella lingua bahasa melayu (malese). Pure il governo protesta contro il pronunciamento, emesso la scorsa settimana: era stato proprio l’esecutivo, un anno fa, a imporre un divieto in materia, e ieri ha annunciato che farà appello contro il verdetto. Nel 2009 era stato criticato l’uso della parola da parte di un settimanale cattolico, l’Herald, che nelle pagine in malese si rivolge soprattutto alle tribù del Borneo, convertite durante la colonizzazione britannica. L’irritazione degli islamici era stata fatta propria dal governo: «Allah» detto da cristiani sarebbe blasfemo. Inoltre, il timore è che la licenza linguistica nasconda l’intento di convertire musulmani di etnia malay, che costituisce la maggioranza della popolazione della Malaysia (un 6o% tutto musulmano). «Se i missionari possono usare quella parola, confonderanno i musulmani minando l’armonia religiosa», ha dichiarato i giorni scorsi Hassan Syed

Ali, leader di un gruppo per i diritti dei malay, Pribumi Perkasa.

Il direttore dell’Heraid, padre Lawrence Andrew, ieri ha negato che ci sia un obiettivo non dichiarato, «la questione non è quella». Gli animi sono surriscaldati. In un Paese dove le corti coraniche amministrano solo per i musulmani una giustizia parallela, gruppi organizzati hanno annunciato la mobilitazione. Venerdì 8 potrebbe esserci una manifestazione a Kuala Lumpur, un appello postato su Facebook aveva raccolto ieri circa 45 mila adesioni. E mentre il primo ministro Najib Razak invita alla calma e ad aspettare l’esito dell’appello, molti nel suo partito – l’Urano – si uniscono alle proteste. Non c’entra tanto la consistenza numerica dei cattolici, che sono poco più di 8oo mila su 28 milioni. Qui entra in gioco la politica, perché l’Umno, espressione della maggioranza malay musulmana, vede la sua egemonia erodersi di fronte a un’opposizione eterogenea che raccoglie sia gli islamici del Pas sia i rappresentanti delle minoranze (cinesi e indiani, che sono buddhisti, indù e cristiani).

Il nodo è il consenso, voti da riconquistare. Litigano anche i figli dell’ex premier Mahatir Mohamed, già padre padrone dell’Urano e della Malaysia: il figlio Mukhriz, viceministro, è tra i firmatari dell’appello, la figlia Marina ha un blog nel quale dà dell’«idiota» a chi attacca la Corte suprema. Toccherà aspettare l’appello, quando di nuovo i giudici dovranno scegliere il nome di Dio. Nel frattempo, chi non ha detto ancora nulla è il diretto interessato.

(Dal Corriere della Sera, 5/1/2010).

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