I colloqui Italia-Germania. Occasione per rilanciare l`Europa‏

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LA VISITA Di WULFF A ROMA

di ANTONIO PURI PURINI

Preceduto da una bella intervista al Corriere, il presidente federale della Germania Christian Wulff è a Roma in Italia ospite del presidente Napolitano. Può essere un soggiorno importante. Il dialogo sui problemi del nostro continente è diventato incerto. I primi ministri non si guardano ancora in cagnesco ma siamo su quella strada. Il momento è adatto perché i capi di Stato di due Paesi fondatori dell`Unione Europea trovino il tono giusto per lanciare due inequivocabili appelli.

Il primo va dedicato al partenariato bilaterale: fondamentale per la nostra economia, per la nostra cultura, per la nostra immagine; decisivo per evitare che la Germania si arrocchi in un perimetro continentale. Malgrado le incoraggianti parole di Wulff, il rapporto con il grande vicino del Nord potrebbe essere molto più produttivo. I presidenti della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi prima e Giorgio Napolitano dopo, hanno supplito alle incertezze della politica estera governativa.
Hanno cercato d`incoraggiare iniziative innovative: dall`integrazione europea all`economia e alla cultura. Hanno cercato d`impedire che fra Europa continentale e meridionale si creassero divari insanabili.
Ci sono riusciti? Purtroppo no. Possono tracciare una rotta ma in una democrazia parlamentare i governi detengono il potere esecutivo. Le speranze, più volte espresse, che la Germania e l`Italia potessero ritrovarsi insieme come in passato per far avanzare l`unità europea, non si sono realizzate. Il risultato è che, malgrado tante parole, un pilastro della nostra presenza in Europa non è all`altezza delle sue potenzialità. In teoria, questi sintomi negativi andrebbero contrastati da governi determinati a dare maggiore preminenza alla Germania.

Temo che sia tardi perché il nostro governo riesca ad uscire dal torpore o che quello tedesco prenda un`iniziativa. Perché dovrebbe farlo? Berlino ha ormai i suoi interlocutori preferiti a Parigi, Varsavia, Londra. Eppure, abbiamo sempre più bisogno di affrontare con franchezza, dedicandovi tutto il tempo necessario, temi essenziali al futuro dell`Europa che toccano interessi vitali per italiani e tedeschi: il governo comune dell`economia, l`immigrazione, l`energia, la difesa. La constatazione di Wulff dell`eccellenza del rapporto italo-tedesco va suffragata da fatti. I problemi richiedono una sintonia totale fra governi e classi dirigenti. Abbiamo bisogno di avere partner influenti in Europa, di sviluppare sinergie con la più forte economia europea e con la cultura della stabilità che il mondo tedesco rappresenta. Serve uno sforzo corale: anche la società civile può impegnarsi con maggiore determinazione. La Confindustria dovrebbe coinvolgere la Germania in una visione strategica comune, proponendo alla controparte (BDI) di approfondire gli ostacoli (dannosi per entrambi) che fanno regredire il funzionamento del mercato unico;
studiando nuove opportunità di collaborazione nell`Europa mediterranea; sviluppando programmi di ricerca; intercettando nuove aperture per l`industria italiana di fronte alla determinazione tedesca di chiudere le proprie centrali nucleari. È una decisione irrevocabile e, per il suo carattere di scelta condivisa, senza possibilità di ripensamento.
Il secondo appello riguarda la necessità di un intervento per spiegare che l`Unione Europea è un grande progetto storico, non una trovata di burocrati. Sono inadeguati e noiosi gli auspici generici perché l`Europa parli con una sola voce. È venuto il momento delle parole brucianti. Il messaggio dei due Presidenti deve avere l`impatto di una sciabolata che squarci il velo dell`ipocrisia imperante sull`avvenire dell`Europa, che indichi il cammino per superare la crisi delle istituzioni europee, che scuota l`inerzia dell`opinione pubblica.
Devono concentrarsi sulla mancanza di progressi nella politica estera comune,visibile nell`assenza di una posizione unitaria sulla crisi libica; deplorare l`ignominia che l`Europa sia priva di una politica mediterranea dell`Europa; spiegare alle opinioni pubbliche che il governo comune dell`economia tutela la moneta unica; insistere per una politica condivisa sull`immigrazione e sul diritto d`asilo.
L`Italia deve diminuire il proprio isolamento. La Germania è autoreferenziale e deve recuperare capacità di comunicazione. Napolitano è uomo di grande coraggio europeo: questo è il momento di farvi ricorso. Wulff cerca ancora un proprio spazio: dovrebbe far suo il tema della solidarietà europea contrapposto alla prevalenza di egoismi nazionali. Nel richiamare a queste responsabilità, si urteranno delle suscettibilità ma queste verità devono venire finalmente in superfice. Un messaggio incisivo diretto a i4o milioni di tedeschi e italiani ha efficacia se espresso con coraggio, vigore, lucidità. Altrimenti, lo dico con grande rispetto, è preferibile il silenzio.

Corriere della Sera, pag. 52




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