I buonissimi affari degli anglosassoni con la Tv italiana

Posted on in Politica e lingue 10 vedi

La nostra Tv parla straniero ma il format italiano cresce

di Bibi Ballandi

… Un crescente numero di canali televisivi ha bisogno di riempire le 24 ore dei propri palinsesti e il ricorso all’offerta straniera è all’ordine del giorno con evidenti squilibri della bilancia commerciale e con una strisciante affermazione di modelli culturali e produttivi lontani dal nostro vissuto…
Qualunque siano gli esiti del confronto tra “Ballando con le Stelle” e “Italia’s Got Talent in entrambi i casi ogni sera i due formati britannici portano nelle casse del Regno Unito consistenti royalties.
Nella stessa sera la serie americana di Raidue e i film di Italia 1 e Retequattro portano oltre oceano ulteriori introiti per i passaggi televisivi.
Anche Raitre con “Nanuk”, produzione italiana, alla fine deve pagare National Geographic per utilizzare i suoi documentari.
Unico baluardo nazionale è la La7 con l’italianissimo varietà comico di Serena Dandini che però abdica agli stranieri con l’uso del titolo “The Show must go off”. E questo è solo un esempio dei mille rivoli di denaro che ogni giorno si dirigono all’estero per conquistare lo spettatore televisivo italiano.
La fiction straniera e le pellicole americane coprono in ogni stagione quasi il 30% dell’offerta di prime time delle reti generaliste ma il ricorso all’estero serpeggia lungo tutto il palinsesto.
Paghiamo gli inglesi per cucinare con “La prova del cuoco”, riconosciamo royalties agli argentini per giocare con l’Eredità” e seguire le indagini de “Le Iene Show”, agli olandesi spettano introiti per “Grande Fratello” e gli americani ci fanno giocare con “I Soliti Ignoti”.
Insomma lo straniero è dietro l’angolo e con i nuovi canali digitali si sta affermando anche la tendenza di proporre programmi in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano.
Chi avrebbe mai immaginato di vedere gli inglesi insegnare al mondo a fare i programmi di cucina con “Masterchef” e gli americani raccontare la Roma dei gladiatori con “Spartacus”?
Fin qui però c’è poco da scandalizzarsi. Questo è il mercato e questa è la globalizzazione.
L’importante è che anche l’offerta televisiva del nostro paese sia altrettanto competitiva e sappia conquistare i palinsesti internazionali.
(Da La Nazione, 26/2/2012).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.