I bigliettini di Bush

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Incubo pronuncia Bush beccato con i bigliettini

Gli appunti dei collaboratori per il leader dislessico

di Francesco Semprini

E’ vero, il presidente americano Gorge W. Bush è abituato a far ridere con spontanee gaffe lessicali ed errori di pronuncia… Ma questa volta a tradire le difficoltà dell’inquilino della Casa Bianca mettendole a nudo è stato lo stesso staff presidenziale che ha pubblicato per errore sul sito delle Nazioni Unite la versione pronunciata da Bush in Assemblea Generale con tanto di traslitterazioni, cioè termini scritti come si pronunciano in inglese.

Ecco allora che il nome del presidente francese Nicolas Sarkozy, alleato e amico di Bush, diventa “sarKOzee”, mentre il presidente ugandese Robert Mugabe, è in realtà “Moo-GAH-bee”. Ma la fonetica dei termini che diventano potenzialmente “a rischio” sulle labbra dell’inquilino della Casa Bianca comprende anche i nomi di alcuni Paesi. Pertanto la bozza numero venti del discorso – appunto quella riportata dal sito dell’Onu – quando arriva ad affrontare la questione del Kyrgyzstan propone la traslitterazione “KEYR –geez-stan”, mentre la Mauritania diventa “Moo-EH-tain-ee-a”.

“Ritengo offensivo pensare che il presidente non sappia la pronuncia di certi nomi” ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, secondo la quale è una pratica comune includere traslitterazioni delle parole nei discorsi, specie quando contengono termini stranieri. “La guida fonetica viene utilizzata sempre negli interventi presidenziali, e non solo negli Stati Uniti – spiega David Frum, ex membro dello staff di Bush che ha scritto numerosi discorsi per il presidente – l’errore è stato pubblicare la versione sbagliata”.

L’interrogativo rimbalza alla Casa Bianca dove in molti si chiedono come sia potuta accadere una svista del genere, aggravata dal fatto che sulla bozza comparsa sul sito dell’Onu c’erano anche i nomi degli autori del testo, gli esperti-ombra che lavorano dietro le quinte.

E’ pratica ricorrente consegnare i discorsi dei capi di Stato in anticipo alle Nazioni Unite per facilitare il compito degli interpreti che devono tradurre quasi sempre in dodici lingue. Anche il “telepromter”, il cartellone elettronico dove scorrono i titoli deve essere caricato con il discorso del capo di Stato di turno.

“E’ stato fatto un errore per aiutare il lavoro dei traduttori – continua Dana Perino – non so perché ma è successo. Del resto abbiamo provveduto a ritirare la bozza sbagliata quasi subito”.

Sebbene non sia in dubbio la buona fede della Casa Bianca, l’episodio rafforza l’immagine di un Bush quanto meno distratto e poco attento alla fonetica. “La dimostrazione? – si chiedono i blogger americani- Lo scivolone di ieri del presidente nella pronuncia, dopo due tentativi, di Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione in Myanmar: del suo nome non c’era traccia della traslitterazione”. E Sierra Leone, non accompagnata da guida per la pronuncia, è diventata “Siria Leone”. Forse, un nuovo membro dell’Asse del male.

(Da La Stampa, 27/9/2007).

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