Ha ragione Busi: via i cartelli in dialetto.

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L’Intervento.

Ha ragione Busi: via i cartelli in dialetto.

Aldo Busi ha ragione. Perciò propongo allo scrittore (ultima grande anomalia bresciana in quanto vivente «scisma», insieme al sofisma-Severino e all’enigma-Martinazzoli, non assimilabile alla medietà locale) di «dare il proprio contributo», come si diceva nel ‘68, per la totale cassazione dei toponimi in dialetto in tutti i Comuni e le località che li hanno adottati. Un contributo che potrebbe esplicarsi anche nella costituzione e/o partecipazione a un apposito movimento culturale o di costume che assuma la cancellazione della topografia vernacolare quale prioritario ed esclusivo obiettivo programmatico. I cartelli in dialetto andrebbero infatti cancellati non solo a Montichiari bensì in tutti i Comuni che hanno scelto la toponomastica dialettale quale «traduzione» di quella in lingua nazionale, quasi Brescia e altre province del Nord fossero zone bilingui tuttora «irredente». Ma se nemmeno a Piana degli Albanesi dove si parla ancora albanese, o in alcune ex colonie elleniche della Magna Grecia dove si usano ancora étimi della lingua di Pericle, i cartelli sono bilingui, perché dovrebbero esserlo da noi, che bilingui non siamo? Ve lo immaginate un turista inglese o tedesco, giapponese o cinese che si imbatte nella impronunciabile traduzione dialettale di Castelmella scritta sui cartelli stradali? Negli anni Cinquanta e fino alla metà degli anni Settanta, operò in Francia un «Movimento per la liberazione dai nani da giardino» che si proponeva la «deportazione» dei nani che ornavano, si fa per dire, i giardini-kitch della case dei parvenus prelevandoli e portandoli in località segrete. Il Movimento non era uno scherzo: ne facevano parte anche prestigiosi ex militanti del Maquis francese (la Resistenza antinazista) che agivano col favore delle tenebre e sparivano senza lasciare traccia. Il Movimento in seguito si sciolse poiché non c’era più materia per contendere in quanto i nani da giardino, con l’evoluzione della moda e del gusto, sono quasi del tutto scomparsi. Ebbene – ecco la proposta a Busi e agli uomini di dimostrata buona volontà come lui – perché non costituire un analogo «Movimento per la cancellazione dei toponimi in dialetto» che si ponga come obiettivo la cassazione della toponomastica vernacolare in tutte quelle località dove ancora sopravvive ad opera della Lega, nonostante Salvini abbia da tempo abbandonato le velleità federaliste e le suggestioni localistiche per abbracciare una funzione nazionale antiseparatista e antisecessionista? Né andrebbe dimenticato il danno per i flussi turistici stranieri che, in vista della prossima Expo, si attendono numerosi anche in provincia. E che, detto per inciso, sussistendo versioni dialettali che non risultano sulle guide turistiche, potrebbero restarne confusi e esserne fuorviati, con grave danno per l’industria dell’ospite. E più ancora per il rispetto dell’ospite. Alessandro Cheula
(Dal Corriere della Sera, 1/4/2015).

 




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