“Grammatica dell’italiano adulto”, una grammatica che fa riflettere.

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La lingua cambia ma noi rischiamo”.

Il nuovo libro “tascabile” di Vittorio Coletti, una grammatica che fa riflettere.

di Donatella Alfonso.

ll cambiamento più forte dell’italiano adulto, però, secondo Coletti non sta tanto nel recepimento acritico di termini stranieri, soprattutto inglesi ma quanto nella scelta di usare questo piuttosto che — come fanno i francesi—cercarne di alternativi in italiano.

“Il rischio è perdere la familiarità con la cultura alta che è sempre stata fortemente italiana, nell’arte e nella musica, ma anche nella scienza — incalza il linguista — Parliamo tanto inglese perché quella anglosassone è la cultura trainante, e la nostra si è impoverita. Si fanno corsi solo in inglese in molte università, ad esempio: bene per chi dovrà usare la lingua, ma ci perde il sapere alto della cultura italiana”.

Già. Che nel frattempo ha accolto senza fare una piega i termini invariabili — moto, sport, video tra i più correnti — che vengono dall’inglese o da diminutivi e non si fa neanche la fatica di immaginarne un plurale; mentre nel cambiamento, benché la Crusca abbia dato il suo placet, faticano ad entrare i termini non sessisti. Specchio, evidentemente di un paese.

“Diciamo la verità, ci sono professioni che sono nate al femminile come badante o massaia, perché esprimono lavoro di cura, ma subordinato ad altri — spiega Coletti — Sento tante resistenze ad usare ministra: beh, non si dice maestro/maestra? E’ solo un problema di ruoli?”.

Più che probabile, se la lingua è lo specchio di un paese. E allora, a cosa serve una grammatica modello tascabile?

“E’ una grammatica in sintesi per chi vuole rivedere le regole, approfondire i propri dubbi ma anche riflettere — risponde Coletti — Dà delle risposte prendendo spunto dalle tante domande che gli italiani si fanno, come conferma il sito web della Crusca, che è subissato di richieste: singoli, scuole, istituzioni. Persino l’ambasciata della Bielorussia che voleva sapere se fosse corretto continuare a usare questa dizione o non Belarus… Ed è stato risposto che in Italia vigeva la prima versione”.
(Da genova.repubblica.it, 11/7/2015).

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