Goldman e i «clienti pupazzi». Chi l’avrebbe detto che siamo tutti dei Muppets?

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Il 2012 segna il ritorno delle creature di Jim Henson, inventore dell’universo di stoffa e gomma piuma del «Muppet Show» e di «Sesame Street». I curiosi pupazzi dalla grande bocca e dai grandi occhi sporgenti, manovrati dietro le scene, che hanno fatto ridere intere generazioni di giovani dal 1976, sono tornati alla ribalta non solo sul piccolo schermo, ma anche nella vita reale, sono addirittura parte di noi.

Muppets è diventato trending topic* (argomento d’attualità) di questi giorni dopo che Greg Smith, dirigente di Goldman Sachs, in una lettera d’addio polemica pubblicata sul New York Times ha denunciato il comportamento poco etico dei suoi ex colleghi che trattano i clienti come pupazzi: «Over the last 12 months I have seen five different managing directors refer to their own clients as "muppets," sometimes over internal e-mail»* (Nel corso degli ultimi 12 mesi ho visto cinque direttori generali riferirsi ai propri clienti come "muppets," talvolta in e-mail interne).

A differenza degli altri attacchi alla banca d’affari più potente al mondo, quello dell’ex manager ha suscitato un ben aspro dibattito sulla stampa proprio per l’ennesimo episodio di arroganza dimostrata nei riguardi dei clienti.

Il primo a commentare duramente il caso Muppets è Frank Partnoy, professore di diritto all’Università di San Diego, interpellato dal Financial Times che sottolinea come l’atteggiamento spregiudicato dei manager di Goldman Sachs sia miope e da riformare, al più presto: «If the central difference between human beings and animal is our ability to think about the future, our species is not doing a very good job with Goldman Sachs»* (se la differenza principale tra gli esseri umani e gli animali è la nostra capacità di pensare al futuro, la nostra specie non sta facendo un’ottima figura con Goldman Sachs).

Diverso l’approccio di El Pais che affida allo scrittore David Trueba il commento sull’essere Muppets: «Ho sempre desiderato fin da bambino essere un Muppets. Mai avrei pensato che potesse essser un insulto. Ma dopo la lettera parte di Greg Smith ho cambiato idea».

Ma l’analisi più divertente e preoccupante è quella del New York Times che elenca tutti nomi in codice affibbiati dalle aziende ai clienti (bobblehead, -pupazzi che hanno la testa più grande del corpo, platinum trash- spazzatura di lusso nomignolo dato ai frequent fliers* [viaggiatori frequenti in aereo] della prima classe) dove si scopre che Muppets non è l’insulto peggiore usato nel mondo della finanza. E’ di uso comune nel settore delle carte di credito definire i clienti insolventi come fannulloni, per i broker di Wall Street invece sono pedine, facili prede, pesciolini sciocchi pronti ad abboccare all’amo.

Dunque se la pratica è così diffusa sentirsi dare del ranocchio Kermit, della maialina Miss Piggy, l’orso Fozzie non è poi così male. (L.B.)

* N.B. La traduzione è a cura di Gianni Carbotti dell’ERA Onlus dato che IlSole24ore non si perita di tradurre le citazioni dall’inglese in italiano per i lettori non anglofoni.

16 marzo 2012

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- … 2054.shtml




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