"Globale" e "locale" in Rete

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Tentazioni locali e Internet

di Paola Pica

Più «local», meno «global». Persino Internet, il mondo globale per definizione, sta facendo marcia indietro sulla connessione senza frontiere. Spuntano qua e là, nel pianeta web, barriere e schermature per restringere la circolazione delle informazioni alla sola comunità locale, in primis linguistica. Non è chiaro se ci sia solo la necessità di rivolgersi con maggiore familiarità a un numero più ristretto di persone e a un preciso territorio o se ci sia anche l’intenzione di respingere le incursioni degli internauti senza confini. Quello che si vede è che gli indirizzi web, i cosiddetti url, non sono più seguiti in molti casi dalle estensioni comuni e riconosciute in tutta la terra come .com oppure .org ma da caratteri della lingua nazionale come gli ideogrammi in Cina o il cirillico in Russia, l’hindi in India. La tendenza al protezionismo informativo si sta affermando soprattutto a est del mondo, tanto che da Paesi come l’Arabia Saudita, La Russia, la Cina e l’India è arrivata un’ondata di richieste alle società americane che assegnano gli indirizzi Internet per poter inserire i caratteri della propria lingua. Per il «Wall Street Journal», che ha dedicato una lunga inchiesta al cambio di passo e di pelle della globalizzazione, sono le barriere linguistiche a ridurre il web a un insieme di network nazionali. «Stiamo affrontando una progressiva balcanizzazione dell’Internet globale – ha sostenuto Tim Wu, professore di giurisprudenza alla Columbia University -, che sta diventando una “rete di reti”». La voglia di «local» sta cambiando anche l’informazione nella carta stampata: negli Stati Uniti salgono le vendite delle edizioni provinciali dei grandi giornali che invece perdono copie nei grandi centri.

(Dal Corriere della Sera, 1/5/2008).

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