Global English: progresso o colonizzazione linguistica?

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[fimg=left]https://www.eraonlus.it/4/globalEnglish_Pagina_1web.jpg[/fimg] Nella foto le pagine 24-25 del Il Futurista.
Il programma “Report” di Milena Gabanelli è molto seguito: è curato e viene visto da molti come un esempio di giornalismo inflessibile e con la schiena dritta. Proprio per questo è ammirato anche dai più giovani, che sono ormai abituati a identificare ciò che vedono a “Report” con la denuncia di quello che avviene nel cosiddetto “Paese reale”, raramente rappresentato nel plastico audiovisivo della tivù di Stato. Purtroppo, la scelta di Milena Gabanelli, in polemica con ì tagli della Gelmini ai docenti d`inglese e voglio credere del tutto in buona fede di ospitare Peter Sloan perché il pubblico giovane e non solo possa abbeverarsi alla fonte magica dell`anglofonia, crea una rappresentazione distorta della realtà, per almeno due buone ragioni. Innanzitutto, Mariastella Gelmini ha introdotto il Clil (sarebbe meglio “kill”), Content and Language Integrated Learning, che consiste nell`insegnamento in lingua straniera di discipline non linguistiche. Delle oltre 9.000 domande pervenute per il Clil al Miur,tutte le lingue diverse dall`inglese rappresentano il 14%: i nostri figli hanno davvero bisogno di altro inglese?
Rischiano semmai di andare in overdose. Non sarebbe il caso di preoccuparsi per i docenti di altre lingue straniere, o della tenuta dell`italiano visto che gli studenti impareranno parole che dovrebbero conoscere nella propria lingua madre solo in inglese, in un paese in cui, secondo i dati della Commissione Ue, un quindicenne su cinque è semianalfabeta?

E poi, il Ministro ha anche inserito l`obbligo, per i docenti di qualsiasi disciplina, di certificare un livello B2 del Quadro di riferimento europeo (pari al più noto First Certificate), sempre in lingua inglese. Il provvedimento è anticostituzionale e va contro le norme in materia di diritto del lavoro, perché per i precari non è prevista alcuna formazione e dovranno pagarsi da soli corsi privati per poter accedere all`abilitazione. La Flc-Cgil ha infatti scritto con noi dell`Era una lettera al Capo dello Stato, l`anno scorso. Questo, ovviamente, senza contare l`assurdità di dover conoscere l`inglese per insegnare lo spagnolo.
C`è da aggiungere che chi guarda il programma è abituato a identificare i servizi con la denuncia di un Paese che di solito non vede raccontato: di conseguenza, è automatico per il pubblico associare il dolce paternalismo di Peter Sloan che ferma gli italiani, dimostrando il loro scarso livello d`inglese con il simpatico piglio con cui Kipling salutava gli indiani, con la rappresentazione di un piccolo scandalo, vale a dire la denuncia che gli italiani non conoscono abbastanza la lingua inglese.
Ciò non toglie che la Gabanelli non ha torto sui tagli ai docenti d`inglese, che nel Lazio hanno raggiunto il 78%. La questione però è molto più complessa di come “Report” e Peter Sloan la stanno ponendo, ed è probabile che il solo risultato che le lezioncine d`inglese possano ottenere sia quello d`incrementare le vendite e le richieste d`arretrati delle stesse presso il Gruppo Espresso. (È consigliabile ritenere l`esordio di Sloan a “Report”, nella tivù di Stato pagata con i soldi di tutti, nello stesso periodo dell`uscita in edicola di “Speak now” con l`Espresso una coincidenza fortuita attribuibile solo ed esclusivamente al Fato, con quel tocco di giansenismo cui non può rifiutare di aprirsi neanche il cuore più refrattario al chiarore della Provvidenza divina).

Il genocidio linguistico che il Global English sta creando nel mondo (più della metà delle lingue si estingueranno entro il secolo) è dovuto in parte agli interessi delle superpotenze anglofone, in parte anche ai governi dei singoli Stati che fanno della lingua inglese uno strumento per risolvere problemi nazionali in modo miope o, più spesso, per mantenere condizioni di potere e di sfruttamento sociale
ingiuste e altrimenti non mantenibili.
In Corea del Sud, per esempio, c`è chi vorrebbe l`inglese come lingua ufficiale di un paese quasi interamente monolingue coreano: recenti studi hanno messo in luce il legame tra l`imposizione dell`inglese e la cristallizzazione di sistemi di potere interni alla nazione (vedi “English as an official language in South Korea – Global English or social malady?”, Jae Jung Song, University of Otago).
Da noi in Italia, il governo degli spot e dei proclami sta utilizzando l`inglese per tutti come uno specchietto per le allodole, che serve a mascherare una politica di tagli all`istruzione e d`incapacità nella gestione e risoluzione del fenomeno del precariato.

Le ingiuste discriminazioni verso i docenti di seconda lingua e l`auto-subordinazione della lingua nazionale a quella di un paese estero non faranno che incentivare il livello di marginalizzazìone della nostra lingua nel mondo e nel nostro stesso Stato, mentre questo regime monolingue anglofono scoprirà presto la realtà di maestri formati con poche ore settimanali e non adatti, come loro stessi spesso sostengono, all`insegnamento dell`inglese, messi lì a coprire i licenziamenti dei veri insegnanti d`inglese.
Tutto questo crea un futuro di giovani con una padronanza scarsa della propria lingua madre, poca conoscenza delle altre lingue e un`infarinatura sgrammaticata di lingua inglese che può, nel migliore dei casi, essere inutile, e nel peggiore aumentare la percentuale di bambini dislessici. Il prof. Robert
Phillipson, uno dei massimi esperti di lingue nel mondo e autore de L`Imperialismo linguistico, ha definito “orribile» la situazione italiana e ha scelto d`intervenire all`Assemblea nazionale per la democrazia linguistica organizzata dall`Associazione radicale “Esperanto” lo scorso 28 maggio.

Questo è ciò che andrebbe denunciato. Il modo in cui il programma sta affrontando il problema, oltre che semplicistico, è fuorviante: si mostra come uno scandalo la scarsa conoscenza degli italiani dell`inglese, mentre Sloan fa un uso dell`italiano talmente osceno che dovrebbe essere vietato nella fascia protetta. Nessuno osa però farlo notare, in quanto lui è il detentore della lingua dominante e, benché sia lui a essere in Italia, sono gli italiani che dovrebbero parlare come lui. La Gran Bretagna ha infatti abolito dal 2004 lo studio della lingua straniera obbligatoria, mentre a noi tocca sapere l`inglese per insegnare italiano in Italia, i nostri figli impareranno in inglese la geografia e la sera, a “Report”, si fa lezione d`inglese.

Resta da chiedersi perché gli italiani tollerino questa forma di oppressione linguistica.
Il problema è che a volte le situazioni politiche più insopportabili generano un`insofferenza che rende invivibile l`esistenza dei popoli oppressi: questa insofferenza, pur accompagnando di solito le condizioni peggiori in cui un essere umano possa trovarsi nel presente, è spesso madre di grandi rivoluzioni future: è difficile, al contrario, che qualcuno si ribelli senza una forte consapevolezza e spinta emotiva. L`accettazione passiva di comportamenti oppressivi o condizioni di disuguaglianza nasce proprio dalla mancanza di una coscienza politica. Le grandi dittature, come quella cinese, sono colpevoli di aver punito in ogni modo le manifestazioni di libero pensiero; certe democrazie, come la nostra, sono colpevoli di aver permesso il libero pensiero lavorando con ogni mezzo perché non nascesse mai. Così, mentre l`insofferenza per l`oppressione, pur essendo atroce, è quantomeno
fertile e alla lunga genera figli forti, in grado di abbattere la dittatura-padre che li ha generati, lo spleen occidentale, creato ad arte tra distrazioni, propaganda e disinformazione, purtroppo, è sterile, e costituisce di fatto una polizza a vita per qualsiasi forma di regime.

Le persecuzioni verso la lingua dei tibetani hanno spinto questi ultimi a mobilitarsi e hanno generato l`indignazione della comunità internazionale. Gli occidentali adorano indignarsi, perché è un`attività che ha il pregio di fornire una considerevole distrazione poco impegnativa e ancor meno costosa.
Per cambiare le cose in casa propria, invece, bisogna informarsi e attivarsi, due verbi che tendono a essere accompagnati dai sostantivi “fatica” e “sudore”. Ecco perché c`è la fila per l`indignazione verso l`oppressione linguistica della lingua Han sul tibetano e nessuno invece si muove per l`imposizione dell`inglese sull`italiano e le altre lingue comunitarie.
Trattandosi di un`imposizione subliminale, anziché palese, non solo non viene contestata, ma si regge in buona parte sul sostentamento e l`adesione dei singoli individui, che sacrificano volentieri la propria lingua a quella di Albione visto che formalmente nessuno li costringe a farlo.

Immaginiamo per un attimo che l`obbligo della certificazione del livello B2 d`inglese per insegnare italiano, oppure la docenza in inglese di materie non linguistiche, misure previste dalla Riforma Gelmini, fossero state sancite da una dittatura anglofona ufficiale. Assisteremmo a svariate forme di resistenza, ribellione e, naturalmente, indignazione difficili da contenere. Non essendo così, l`Italia pullula invece di sostenitori dell`inglese dappertutto e per tutti. Dietro questa scusa, la Gelmini sta tagliando posti di lavoro e incentivando il precariato con misure demenziali: eppure tutti lo sostengono, perché, come fosse una nuova religione, suona ridicolo anche solo contestare l`inglese, figurarsi manifestare contro l`imposizione dell`inglese.

Non è ridicolo, però, manifestare contro l`imposizione dei cinese.
Questo è strano, perché se si fa un confronto fra le lingue che sta uccidendo l`espansione incontrollata del global english e quelle invece minacciate dal cinese, il paragone è semplicemente inesistente. Se, in base a stime ottimistiche, più del 50% delle lingue del mondo rischia di estinguersi entro il secolo, è principalmente a causa dell`uso estensivo dell`inglese e della sua imposizione a livello internazionale; il cinese è un problema per ben poche lingue, fra cui il tibetano. Quindi perché le manifestazioni contro l`apprendimento forzato del cinese suonano logiche e quelle contro l`apprendimento forzato dell`inglese no? È ovvio: perché l`inglese è democratico. Non è mica la lingua di un regime che non rispetta i diritti umani. Così dicono, almeno. Provate ad andare a Guantanamo, però.

Giorgio Pagano

“Il Futurista”, pp. 24-27




2 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

Global English: "progresso o colonizzazione linguistica?" è stato citato nell'integrazione della <strong>rassegna stampa</strong> di <strong>Radio Radicale</strong>, andata in onda domenica 10 luglio 2011 alle ore 10:0.<br />
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<a href="https://www.eraonlus.it/radio/20110710_10.01.05.mp3">https://www.eraonlus.it/radio/20110710_10.01.05.mp3</a>

E.R.A.
E.R.A.

Global English: "progresso o colonizzazione linguistica?" a cura di Giorgio Pagano, articolo pubblicato il 14 luglio 2011 da "il Futurista", pp. 24-27
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