Gli studi classici sono proprio inutili?

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Paolo Fai lunedì, 11 novembre 2013

Insegnare Omero grazie a Eminem

Il titolo me lo fornisce La Lettura odierna, che dedica ampi servizi sulla crisi e il futuro degli studi classici negli USA. Anche la copertina del CdS on line, con l’intervista a Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, mi suggeriva un intervento sugli studi classici. Perché l’anno scorso o due anni fa ebbi la fortuna di ascoltare alla radio (rai3) un’intervista alla Sozzani che magnificava gli studi fatti al liceo classico, decisivi per la sua formazione (leggo ora che il padre era ingegnere…).

I dati forniti da Massimo Gaggi sono rivelatori degli effetti deleteri della martellante campagna contro gli studi classici, liceali e universitari, perchè inutili. Non solo in Italia e in Europa, ma anche negli USA che, ancora alcuni anni fa, sembravano aperti ad accettare la sfida degli studi “inutili” verso quelli pratico-manuali.
Qui da noi qualche giorno fa un gruppo di professori universitari di greco, fra cui Luciano Canfora e Franco Montanari, hanno risposto per le rime alle provocazioni che Andrea Ichino aveva lanciato dalle colonne del CdS il 21 ottobre, chiedendosi “che cosa vogliamo che studino [gli studenti più bravi]? I mitocondri o l’aoristo passivo?”… Canfora e gli altri professori rispondevano alcuni giorni dopo che avevano “verificato, grazie alla loro diretta testimonianza, che sono stati proprio gli studi classici a garantire a molti dei nostri allievi il respiro intellettuale che ha consentito loro di affermarsi in settori professionali differenti da quelli apparentemente più naturali; dagli studi classici essi hanno tratto il respiro culturale, il rigore logico, la capacità di organizzare in forma sistematica le proprie conoscenze, la curiosità generata da una autentica e generosa passione per l’oggetto di propri studi senza i quali non si possono fare passi avanti significativi neppure nello studio dei mitocondri. Chi coltiva gli studi classici molto spesso è in grado di rivolgersi con risultati eccellenti ad ambiti diversi (un esempio per tutti: Carlo Azeglio Ciampi), mentre solo raramente è dato di verificare l’opposto”.
Canfora è tornato su Ichino oggi (La Lettura) nel suo articolo sulla traduzione, là dove scrive he “in questa straordinaria sintomatologia e diagnosi dell’atto del tradurre è racchiusa la spieazione di ciò che vediamo così spesso sfuggire alla miopia utilitaristica dei falsi riformatori, da sempre protesi a scacciare ‘l’aoristo passivo’ dal Liceo: cioè della scuola più completa e perciò davvero utile”.
Paolo Fai

Di Stefano lunedì, 11 novembre 2013
Io sto con Canfora, senza dubbio.

(Da forum.corriere.it/leggere_e_scrivere, 11-11-2013).




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