Gli ostacoli all’affermazione dell’esperanto

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MANCANZA DI SBOCCHI

di Sàndor Révész

È possibile leggere un diluvio di articoli sulle difficoltà gigantesche e i costi stratosferici che colpiscono l’Europa che si espande, prodotti dalla molteplicità delle sue lingue, tutte “ufficiali” e teoricamente tutte di pari livello. E poi anche articoli sugli squilibri e svantaggi dovuti al fatto che, in pratica, tali lingue la stessa importanza non l’ hanno. Quanto più si allargherà l’UE tanto più cresceranno problemi, costi, discriminazioni per le lingue più piccole e tanto più la situazione diventerà “ingestibile”. C’è, sì, un progetto secondo il quale sarebbe possibile avviare un processo graduale che renderebbe l’Esperanto “lingua ponte” per ogni europeo. È fin troppo facile capire quanti sarebbero i soldi e i facchinaggi risparmiati, quanti i problemi teorici e pratici aggirati. La maggioranza di noi, però, pensa che tale proposta (almeno per ora e in un immediato futuro) sia illusoria.

Ma è importante sapere perché si pensa così : illusioni ne abbiamo o non ne abbiamo ?

Quelli che si illudono ritengono che le organizzazioni internazionali non possano restare indifferenti ad un progetto così ragionevole. Però chi la pensa in modo “pragmatico” sa che questo è possibilissimo!

Altri illusi van cercando il “perché” della mancanza di appoggi all’Esperanto, non nella logica adottata dall’UE (e dagli organismi internazionali in genere), ma nella Lingua in sé. Ma in quelle sedi i pregiudizi sull’Esperanto sono, piuttosto, usati per mascherare una problematica che in realtà non lo intacca assolutamente.

Sono diplomato all’insegnamento dell’Esperanto, ho redatto molti articoli e la mia stessa Tesi finale in tale lingua; ho potuto esaminare da vicino come funzionano le sue “istituzioni”, come in Esperanto vengano redatti statuti, testi giuridici e anche opere di carattere artistico.

Posso perciò garantire a chi mi legge che l’Esperanto funziona alla grande in tutto ciò per cui una lingua può servire. Infatti è stato e viene tuttora usato in mille situazioni, per cui questo è un fatto sperimentabile !

L’indifferenza all’Esperanto non è determinata dalle sue qualità intrinseche, ma a qualcosa di totalmente diverso e di … molto semplice. Non esistono, cioè, Potenze che vi ravvisino un qualche interesse per la loro politica. E senza “quel tipo” di appoggi mai è avvenuto che una proposta, anche la più sensata, sia stata presa in seria considerazione dalla dirigenza europea.

Così, a mio avviso, sta la faccenda.

(Articolo pubblicato sul quotidiano di Budapest Népszabadsàg (Popolo e Libertà) nel maggio 2004 e ripreso da HEROLDO DE ESPERANTO n. 7, del 9/5/2004). (Traduzione di Carlo Geloso).

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3 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

MANCANZA DI SBOCCHI<br /><br />
di Sàndor Révész<br /><br />
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È possibile leggere un diluvio di articoli sulle difficoltà gigantesche e i costi stratosferici che colpiscono l’Europa che si espande, prodotti dalla molteplicità delle sue lingue, tutte “ufficiali” e teoricamente tutte di pari livello. E poi anche articoli sugli squilibri e svantaggi dovuti al fatto che, in pratica, tali lingue la stessa importanza non l’ hanno. Quanto più si allargherà l’UE tanto più cresceranno problemi, costi, discriminazioni per le lingue più piccole e tanto più la situazione diventerà “ingestibile”. C’è, sì, un progetto secondo il quale sarebbe possibile avviare un processo graduale che renderebbe l’Esperanto “lingua ponte” per ogni europeo. È fin troppo facile capire quanti sarebbero i soldi e i facchinaggi risparmiati, quanti i problemi teorici e pratici aggirati. La maggioranza di noi, però, pensa che tale proposta (almeno per ora e in un immediato futuro) sia illusoria.<br /><br />
Ma è importante sapere perché si pensa così : illusioni ne abbiamo o non ne abbiamo ?<br /><br />
Quelli che si illudono ritengono che le organizzazioni internazionali non possano restare indifferenti ad un progetto così ragionevole. Però chi la pensa in modo “pragmatico” sa che questo è possibilissimo!<br /><br />
Altri illusi van cercando il “perché” della mancanza di appoggi all’Esperanto, non nella logica adottata dall’UE (e dagli organismi internazionali in genere), ma nella Lingua in sé. Ma in quelle sedi i pregiudizi sull’Esperanto sono, piuttosto, usati per mascherare una problematica che in realtà non lo intacca assolutamente.<br /><br />
Sono diplomato all’insegnamento dell’Esperanto, ho redatto molti articoli e la mia stessa Tesi finale in tale lingua; ho potuto esaminare da vicino come funzionano le sue “istituzioni”, come in Esperanto vengano redatti statuti, testi giuridici e anche opere di carattere artistico.<br /><br />
Posso perciò garantire a chi mi legge che l’Esperanto funziona alla grande in tutto ciò per cui una lingua può servire. Infatti è stato e viene tuttora usato in mille situazioni, per cui questo è un fatto sperimentabile !<br /><br />
L’indifferenza all’Esperanto non è determinata dalle sue qualità intrinseche, ma a qualcosa di totalmente diverso e di … molto semplice. Non esistono, cioè, Potenze che vi ravvisino un qualche interesse per la loro politica. E senza “quel tipo” di appoggi mai è avvenuto che una proposta, anche la più sensata, sia stata presa in seria considerazione dalla dirigenza europea.<br /><br />
Così, a mio avviso, sta la faccenda.<br /><br />
(Articolo pubblicato sul quotidiano di Budapest Népszabadsàg (Popolo e Libertà) nel maggio 2004 e ripreso da HEROLDO DE ESPERANTO n. 7, del 9/5/2004). (Traduzione di Carlo Geloso).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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È possibile leggere un diluvio di articoli sulle difficoltà gigantesche e i costi stratosferici che colpiscono l’Europa che si espande, prodotti dalla molteplicità delle sue lingue, tutte “ufficiali” e teoricamente tutte di pari livello. E poi anche articoli sugli squilibri e svantaggi dovuti al fatto che, in pratica, tali lingue la stessa importanza non l’ hanno. Quanto più si allargherà l’UE tanto più cresceranno problemi, costi, discriminazioni per le lingue più piccole e tanto più la situazione diventerà “ingestibile”. C’è, sì, un progetto secondo il quale sarebbe possibile avviare un processo graduale che renderebbe l’Esperanto “lingua ponte” per ogni europeo. È fin troppo facile capire quanti sarebbero i soldi e i facchinaggi risparmiati, quanti i problemi teorici e pratici aggirati. La maggioranza di noi, però, pensa che tale proposta (almeno per ora e in un immediato futuro) sia illusoria.<br /><br />
Ma è importante sapere perché si pensa così : illusioni ne abbiamo o non ne abbiamo ?<br /><br />
Quelli che si illudono ritengono che le organizzazioni internazionali non possano restare indifferenti ad un progetto così ragionevole. Però chi la pensa in modo “pragmatico” sa che questo è possibilissimo!<br /><br />
Altri illusi van cercando il “perché” della mancanza di appoggi all’Esperanto, non nella logica adottata dall’UE (e dagli organismi internazionali in genere), ma nella Lingua in sé. Ma in quelle sedi i pregiudizi sull’Esperanto sono, piuttosto, usati per mascherare una problematica che in realtà non lo intacca assolutamente.<br /><br />
Sono diplomato all’insegnamento dell’Esperanto, ho redatto molti articoli e la mia stessa Tesi finale in tale lingua; ho potuto esaminare da vicino come funzionano le sue “istituzioni”, come in Esperanto vengano redatti statuti, testi giuridici e anche opere di carattere artistico.<br /><br />
Posso perciò garantire a chi mi legge che l’Esperanto funziona alla grande in tutto ciò per cui una lingua può servire. Infatti è stato e viene tuttora usato in mille situazioni, per cui questo è un fatto sperimentabile !<br /><br />
L’indifferenza all’Esperanto non è determinata dalle sue qualità intrinseche, ma a qualcosa di totalmente diverso e di … molto semplice. Non esistono, cioè, Potenze che vi ravvisino un qualche interesse per la loro politica. E senza “quel tipo” di appoggi mai è avvenuto che una proposta, anche la più sensata, sia stata presa in seria considerazione dalla dirigenza europea.<br /><br />
Così, a mio avviso, sta la faccenda.<br /><br />
(Articolo pubblicato sul quotidiano di Budapest Népszabadsàg (Popolo e Libertà) nel maggio 2004 e ripreso da HEROLDO DE ESPERANTO n. 7, del 9/5/2004). (Traduzione di Carlo Geloso).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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È possibile leggere un diluvio di articoli sulle difficoltà gigantesche e i costi stratosferici che colpiscono l’Europa che si espande, prodotti dalla molteplicità delle sue lingue, tutte “ufficiali” e teoricamente tutte di pari livello. E poi anche articoli sugli squilibri e svantaggi dovuti al fatto che, in pratica, tali lingue la stessa importanza non l’ hanno. Quanto più si allargherà l’UE tanto più cresceranno problemi, costi, discriminazioni per le lingue più piccole e tanto più la situazione diventerà “ingestibile”. C’è, sì, un progetto secondo il quale sarebbe possibile avviare un processo graduale che renderebbe l’Esperanto “lingua ponte” per ogni europeo. È fin troppo facile capire quanti sarebbero i soldi e i facchinaggi risparmiati, quanti i problemi teorici e pratici aggirati. La maggioranza di noi, però, pensa che tale proposta (almeno per ora e in un immediato futuro) sia illusoria.<br /><br />
Ma è importante sapere perché si pensa così : illusioni ne abbiamo o non ne abbiamo ?<br /><br />
Quelli che si illudono ritengono che le organizzazioni internazionali non possano restare indifferenti ad un progetto così ragionevole. Però chi la pensa in modo “pragmatico” sa che questo è possibilissimo!<br /><br />
Altri illusi van cercando il “perché” della mancanza di appoggi all’Esperanto, non nella logica adottata dall’UE (e dagli organismi internazionali in genere), ma nella Lingua in sé. Ma in quelle sedi i pregiudizi sull’Esperanto sono, piuttosto, usati per mascherare una problematica che in realtà non lo intacca assolutamente.<br /><br />
Sono diplomato all’insegnamento dell’Esperanto, ho redatto molti articoli e la mia stessa Tesi finale in tale lingua; ho potuto esaminare da vicino come funzionano le sue “istituzioni”, come in Esperanto vengano redatti statuti, testi giuridici e anche opere di carattere artistico.<br /><br />
Posso perciò garantire a chi mi legge che l’Esperanto funziona alla grande in tutto ciò per cui una lingua può servire. Infatti è stato e viene tuttora usato in mille situazioni, per cui questo è un fatto sperimentabile !<br /><br />
L’indifferenza all’Esperanto non è determinata dalle sue qualità intrinseche, ma a qualcosa di totalmente diverso e di … molto semplice. Non esistono, cioè, Potenze che vi ravvisino un qualche interesse per la loro politica. E senza “quel tipo” di appoggi mai è avvenuto che una proposta, anche la più sensata, sia stata presa in seria considerazione dalla dirigenza europea.<br /><br />
Così, a mio avviso, sta la faccenda.<br /><br />
(Articolo pubblicato sul quotidiano di Budapest Népszabadsàg (Popolo e Libertà) nel maggio 2004 e ripreso da HEROLDO DE ESPERANTO n. 7, del 9/5/2004). (Traduzione di Carlo Geloso).<br /><br />
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