Gli innovatori per l’Europa unita

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LA CAUSA FEDERALISTA

Gli innovatori per l’Europa unita

di PIER VIRGILIO DASTOLI

Il mesto Galli della Loggia (4 e 20 agosto), Angelo Panebianco (il 13) e Michele Salvati (il 15) hanno posto sul Corriere importanti domande sui rapporti fra sovranità nazionali e sopranazionalità europea, sul «ragionevole» equilibrio fra europeismo e patriottismo e sul rapporto tra sacrifici e democrazia. Cerco di spiegare la posizione di un militante della causa federalista educato alla scuola di Altiero Spinelli. Nella partita dell’Europa vi è chi si schiera per la sovranità nazionale o chi si lascia trascinare dalla retorica dell’europeismo. Panebianco sollecita la classe politica italiana a «lavorare per la causa comune (europea, ndr) e tutelare insieme i propri interessi (nazionali, ndr)» in un esercizio periglioso nel quale si perde chi è convinto che il declino si possa fermare con sole azioni nazionali o chi è convinto che quel che viene da Bruxelles, Lussemburgo, Strasburgo e Francoforte sia un lavacro che tutto purifica. Galli della Loggia ha posto tre questioni sulle quali vale la pena di riflettere. La prima riguarda la schizofrenia fra dimensione monetaria europea e dimensioni politiche nazionali. Essa si risolve o tornando a monete nazionali o unificando – come proponeva Tommaso Padoa-Schioppa – ventisette national political constituencies in un’unica European political constituency nelle sole materie a dimensione europea che coincida con la European economic constituency. La seconda riguarda le condizioni di parità al cui rispetto devono essere chiamati tutti i partner europei, sia quelli «viziosi» sia quelli «virtuosi». Le asimmetrie devono essere sanzionate da regole comuni che dovrebbero essere previste nell’Unione fiscale e di bilancio. I giuristi sanno che esiste nei trattati la clausola della cooperazione leale fra Stati membri introdotta nel 1957 su proposta della Germania, una clausola che deve essere applicata dalle istituzioni sovranazionali che si ispirano all’interesse collettivo (Corte di Giustizia, Parlamento europeo, Banca centrale europea, Commissione europea) nei limiti dei poteri loro attribuiti dai trattati. La terza questione riguarda le condizioni politiche che rendono accettabili cessioni di sovranità. Esse lo saranno solo all’interno di una democrazia sovranazionale. Ha ragione Habermas: ci vuole una Convenzione costituente o meglio un’assemblea eletta dai cittadini sottoponendo il risultato del suo lavoro a un referendum paneuropeo – e non a referendum nazionali – eventualmente insieme alle elezioni europee del 2014. Avremo così uno spazio pubblico europeo all’interno del quale potranno confrontarsi le concezioni politiche sull’Europa in una competizione che potrà anche essere aspra, generando divisioni, ma anche inedite convergenze. Per giungere a questo risultato serve l’azione di istituzioni sovranazionali (penso al Parlamento europeo) e di leader nazionali con quello scatto che Salvati si attende dal premier Monti. Nella battaglia per l’Europa ci troveremo di fronte a una minoranza di immobilisti, che vorranno irragionevolmente conservare tutto il potere nelle mani degli Stati nazionali, e una minoranza di innovatori, che vorranno trasferire al superiore livello europeo poteri che gli Stati sono incapaci di gestire in settori – come la sicurezza energetica, lo sviluppo dell’industria europea, la lotta alla disoccupazione, i flussi migratori, l’azione contro la criminalità organizzata, il controllo degli armamenti, la cooperazione con i Paesi vicini – difendendo il principio secondo cui ogni cessione di sovranità richiede un rafforzamento della democrazia sopranazionale. Fra immobilisti e innovatori ci sta una palude e vincerà chi saprà conquistarne per sé una parte sostanziale. Io sto dalla parte degli innovatori!
Presidente Movimento europeo – Italia
(Dal Corriere della Sera, 21/8/2012).




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