Gli inglesi tornano ad insegnare il latino

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Viva Tacito e viva Agrippina, gli inglesi tornano a insegnare il latino

di Marina Valensise

Crolla la domus di Trebio Valente a Pompei, ma il grido di dolore s’alza nel Regno Unito dove nessuno studia più il latino e la nostalgia per l’antica Roma sopravvive grazie al tragico gusto elisabettiano per incesti, matricidi, misoginia e regicidi, ammantandosi di orgoglio imperiale e di eccentricità liberale, tanto che uno come il sindaco di Londra Boris Johnson è un patito professo di Tacito e Tito Livio. Quest’anno, infatti, gli studenti di latino nelle scuole pubbliche inglesi saranno solo 2.868, mentre il 70 per cento dei 9.360 che hanno sostenuto l’esame finale proviene dalle scuole private, frequentate da appena il 7 per cento della popolazione scolastica. A lanciare l’allarme è il ministro della Scuola, Nick Gibb, che parla di "decimazione" e cerca di correre ai ripari, seguito a ruota dai giornali che esultano, come l’Independent, al ricordo di Baia, sommersa dalle acque nel golfo di Napoli e teatro del mancato naufragio e poi dell’accoltellamento
di Agrippina per mano del figlio Nerone. Gibb è un conservatore di Bognor Regis che ha scoperto la politica da ragazzo quando, fattorino in un albergo, passava le serate a Westminster per seguire i dibattiti parlamentari. Riformatore convinto, vuole liberare la scuola inglese dagli alibi del centralismo burocratico e ripristinare merito, qualità e disciplina. Sogna scolari in divisa che scattino sull’attenti quando entra in classe il professore, e professori liberi di premiarli e punirli senza starsi a preoccupare di infliggere umiliazioni o produrre traumi infantili. Martedì, nel corso di una conferenza, ha difeso l’importanza del latino e il disegno di ripristinarne l’insegnamento sin dalle elementari. "The Roman Empire is around us every day", ha detto Gibb, citando il modo in cui sono costruite le città inglesi e i capolavori della letteratura che ne deliziano gli abitanti: Ovidio e Virgilio respirano ancora in Shakespeare, Keats e Eliot, ha detto il ministro..
"Il latino ci permette di imparare non solo le lingue romanze, ma anche altre lingue al di là dell’Europa occidentale", ha poi aggiunto: aiuta i giovani ad avere fiducia in se stessi e a usarla per esplorare il mondo. Sbaglia chi sostiene sia una materia d`élite, dunque trascurabile nelle scuole pubbliche; anzi, non fa che aumentare il divario tra studenti ricchi delle scuole private e meno ricchi delle scuole di stato. Divario che Cameron intende ridurre, puntando su autonomia e libertà.
(Da www.ilfoglio.it, 4/12/2010).




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