GLI INGLESI SI RIPRENDONO LA LIBIA‏

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Intervista a Giovanni Fasanella – 17 settembre 2011
Il conflitto in Libia è l'ultimo atto della guerra segreta britannica contro l'Italia per il controllo del Mediterraneo e delle fonti petrolifere. Negli anni '50 grazie alla politica di Mattei e Moro l'Italia assunse una posizione egemonica. Oggi la situazione è capovolta

E' appena uscito per Chiarelettere "Il golpe inglese", il libro che lei ha scritto con l'archivista Mario José Cereghino sulla guerra segreta britannica contro l'Italia per il controllo del Mediterraneo e delle fonti petrolifere. Viene subito da chiedersi se c'è un legame tra la storia che voi ricostruite e la guerra in Libia.

"Il legame è strettissimo. Quello che oggi sta accadendo in Libia non è altro che l'ultimo atto di quella guerra. Cioè il tentativo, riuscito fino a questo momento, di rovesciare l'equilibrio mediterraneo e petrolifero che durava almeno dal 1969 e che vedeva l'Italia in una posizione egemonica.
Dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, da cui il nostro Paese secondo i britannici uscì sconfitto, nel 1947 Londra impose la legge del vincitore anche in Libia, ex colonia italiana. Ottene una sorta di "protettorrato" in Cirenaica, la regione libica più ricca di petrolio, mentre la Tripolitania finì sotto l'influenza francese.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie alla politica di Enrico Mattei e Aldo Moro, l'Italia risalì lentamente la china, conquistando via via posizioni, ed emarginando dal Mediterraneo e dal Medio Oriente gli interessi anglo-francesi. Negli anni Settanta, dopo il colpo di Stato che depose il filo britannico Re Idris e portò il potere il filo italiano Gheddafi, la nostra influenza toccò il punto più alto. E tutti i tentativi inglesi (e francesi) di rovesciare la situazione fallirono uno dopo l'altro."

Perché fallirono?

"Perché l'Italia, era forte. Perché, nonostante tutto, era politicamente più coesa al proprio interno. E godeva della "protezione" degli Stati Uniti, che avevano tutto l'interesse a "usarci" per contenere la presenza inglese e francese in un'area petrolifera vitale anche per Washington."

E oggi perché il tentativo è riuscito?

"Per i motivi opposti. Dopo vent'anni di estenuanti conflitti e scandali che hanno enormemente danneggiato la nostra immagine internazionale, l'Italia è fragilissima nella sua struttura politico-economica interna e debolissima sulla scena internazione. E non gode più della protezione americana. Gli inglesi ne hanno approfittato fomentando e organizzando la rivolta in Cirenaica, mentre i francesi hanno riattivato i loro antichi contatti in Tripolitania. Chiuso nella tenaglia, il regime è caduto. Ora in Libia si sta tornando esattamente allasituazione del 1947."

Questa storia è raccontata nel vostro libro?

"Il libro ricostruisce una lunga fase che va dal delitto Matteotti (1924) al delitto Moro (1978). E qui si ferma. Ma, leggendolo, ci sono tutti gli elementi per decifrare gli avvenimenti persino di queste ultime ore.
Mi permetta di dire un'ultima cosa. La storia è ricostruita interamente su documenti secret e top secret britannici che abbiamo trovato negli archivi di Londra. Sono quindi gli stessi inglesi che raccontano, attraverso le loro stesse parole, come hanno tentato di condizionare per oltre mezzo secolo il corso della politica italiana. Utilizzando anche "quinte colonne" nella politica, nell'economia, negli apparati, nell'informazione e nella cultura del nostro Paese. I loro stessi documenti raccontano perché uomini come Mattei e Moro costituivano una minaccia per gli interessi britannici nel mondo. Erano delle "verruche" da estirpare a tutti i costi."

Cado in piedi




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