Gli inglesi pronti a dire addio all’Europa

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Il sondaggio dell’«Observer» certifica il nazionalismo degli anglosassoni. Il 56% dei sudditi di Sua Maestà votano per Londra fuori dalla UE.

Stiamo dentro o ce ne andiamo? Se a decidere un'eventuale uscita dall'Unione Europea dovessero essere direttamente i sudditi di Sua Maestà, oggi non avrebbero dubbi. Se ne andrebbero da Bruxelles a gambe levate perché farne parte «è una brutta cosa». Questo è quanto rivelava ieri un sondaggio effettuato dal domenicale The Observer che ha interrogato i britannici sulla questione in lungo e in largo . I dati hanno rivelato che ben il 56% vorrebbe uscire dall'Unione, il 30% preferirebbe rimanere e il 14% si dichiara indeciso. Di questa larga maggioranza euroscettica il 34% appare assolutamente certo, il restante 22% pensa che sarebbe meglio lasciare, ma rimane influenzabile dagli eventi.

La situazione si rovescia invece per quelli che vorrebbero rimanere dove soltanto l'11% è sicuro della sua scelta mentre il 19% potrebbe ancora passare dall'altra parte. Dati sorprendenti? Non del tutto, visto che si tratta degli abitanti d'Oltremanica. Molti di loro continueranno a pensare per tutta la vita che è l'Europa a dipendere dalla loro isoletta e non il contrario.

I britannici non sono mai stati dei fan della Comunità Europea tanto che il primo luglio scorso, un simile sondaggio proposto dal Guardian aveva dato risultati ancora più estremi con un 58%pronto a mollare baracca e burattini. È però indubitabile che l`ultima ricerca appare significativa in quanto i suoi risultati fanno emergere anche un giudizio nettamente negativo sull'Europa della maggioranza degli interpellati, con il 45% ostile alle politiche comunitarie, ostilità che si riflette nelle debite proporzioni anche trai membri dei tre principali partiti. L'esito del sondaggio rappresenta per il primo ministro David Cameron un'arma a doppio taglio. Alla vigilia del summit europeo possono rivelarsi una spina nel fianco da parte di chi, nel partito, ha minacciato di fargli guerra se dovesse ritornare da Bruxelles senza essere riuscito a negoziare condizioni favorevoli sui tagli alla spesa comunitaria. Allo stesso tempo però questi dati consentiranno ad un primo ministro Conservatore di presentarsi al Congresso e fare la voce grossa. Fino ad ora, l'unico ostacolo per Cameron era la posizione più europeista dei Liberaldemocratici, minoranza ma fondamentali nell'attuale governo di coalizione. Adesso che perfino il 39% di questi ultimi ritiene l'Europa un ferro vecchio da abbandonare prima possibile, Cameron ha campo libero. Gli rimane semmai un unico vecchio nodo da sciogliere: quello del referendum sull'Europa. Promesso, smentito eppoi ripescato fin troppe volte per poterlo rimettere nuovamente nel cassetto.

(Da: Il Giornale, 19/11/2012)




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