Gli auguri di Wall Street all’euro

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Gli auguri di Wall Street all'euro

Ragioni (americane) per essere meno pessimisti sul futuro dell`Ue

Un pensiero controcorrente per queste feste: e se in realtà l`Eurozona sopravvivesse? Il costante pessimismo che ultimamente permea i mercati ha fatto dimenticare che, finora, l`Eurozona ha superato indenne numerose scadenze: "Sei settimane per salvare l`euro", "Dieci giorni per salvare l`euro". La valuta unica potrebbe essere ancora in grado di resistere nel 2012, sfidando quella che sembra essere un`idea, accettata unanimemente? In effetti per la prima volta dall`inizio della crisi, i responsabili delle decisioni politiche potrebbero finalmente aver riconosciuto la portata della crisi stessa. Sono senz`altro numerosi i cambiamenti intercorsi dal disastro del summit di Cannes, a ottobre, che terminò nel caos dopo l`annuncio del primo ministro greco in merito all`intenzione di indire un referendum sul programma di austerità del suo paese.
Innanzitutto, prima la Grecia e ora anche l`Italia hanno un nuovo governo di tecnici, che gode dell`appoggio parlamentare trasversale e al quale è affidato il compito di implementare sia misure di rigore per frenare il deficit sia riforme strutturali a sostegno della crescita. Anche Spagna e Belgio hanno nuovi governi con intenzioni riformatrici. Ciò significa che tutte le principali nazioni coinvolte nella crisi si stanno muovendo per affrontare le sfide per una maggiore competitività.
In secondo luogo, i paesi deil`Eurozona hanno adottato regole rigorose a tutela della futura disciplina fiscale, associate a sanzioni semi-automatiche per i trasgressori. Certo, le nuove norme non risolveranno l`attuale crisi e se ne può anche discutere l`idoneità da una prospettiva economica. Ma senza dubbio rappresentano un significativo sacrificio della sovranità e saranno più difficili da violare, rispetto al vecchio Patto di stabilità. L`implementazione di tali riforme sarebbe la valida dimostrazione di un impegno a preservare la valuta unica.
In terzo luogo, la Banca centrale europea ha fortemente espanso il proprio bilancio con l`operazione di rifinanziamento a lungo termine (Long-Term Refinancing Operation) da 489 miliardi di euro. Dal 2009 la risposta politica alla crisi era stata quasi completamente pro ciclica: l`austerità fiscale ha obbligato i governi a tagliare la spesa; gli stress test, insieme con nuove e rigorose norme bancarie, hanno incentivato la riduzione della leva finanziaria; la politica monetaria è stata restrittiva. Con i finanziamenti a lungo termine, la Bce ha finalmente garantito una spinta controciclica, riducendo il rischio di una contrazione del credito e di un tracollo bancario in stile Lehman. Se ne conseguisse un alleggerimento dei timori del mercato circa il debito sovrano, potrebbe addirittura crearsi un feedback positivo per la prima volta in due anni.
E` vero, le sfide rimangono enormi. La Bce rafforzerà il credito bancario per il 2012, ma le necessitàdi rifinanziamento dei governi continuano a essere smisurate. Se gli investitori si tireranno indietro, gli attuali fondi per il salvataggio degli stati dell`Eurozona potrebbero non riuscire a coprire un`eventuale crisi sistemica. La Grecia resta una ferita aperta: se non riuscirà a guadagnarsi una futura tranche di aiuti, potrebbe vedersi costretta ad affrontare un default non controllato. I rischi politici sono innumerevoli: i governi potrebbero fare marcia indietro sulle riforme, i parlamenti respingere le nuove regole fiscali e gli elettori rifiutarsi di accettare l`austerità. Il ripristino della competitività dei paesi periferici richiederà anni. Nel frattempo, continua a mancare il sostegno agli Eurobond o ai trasferimenti fiscali che possono facilitare l`adeguamento dell`Unione monetaria. Ma questi sono i giorni dell`allegria: un momento per celebrare il progresso, per quanto minimo.

L`originale in inglese, a firma di Sìnmn Niron, è apparso sul Wall Street Journal.
Per gentile concessione MFIMilano Finanza
il Foglio, pag.1
31/12/2011




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