Giustizia comunitaria o ordinaria? L’indio Patzi lacera la Bolivia di Evo

Comunità precolombiane – Processato dalla sua etnia per guida in stato di ubriachezza l’ideologo del Mas non potrà più candidarsi

Félix Patzi, sociologo, docente universitario, è tra gli ideologi del Mas (Movimiento al Socialismo), ossia il partito del presidente Evo Morales. Patzi ha già occupato posizioni di rilievo nella compagine governativa, in particolare ha ricoperto il ruolo di ministro dell’educazione e dell’alfabetizzazione.

Il suo impegno politico prevedeva un’altra importante tappa, il prossimo aprile, come candidato alla presidenza della regione di La Paz per il Mas.

Ma lo scorso 3 febbraio Patzi è stato sorpreso a condurre in stato di ebbrezza.

Immediatamente sospeso dal partito – decisione accettata dallo stesso Patzi –, si è inserita la giustizia comunitaria. Infatti, Patzi è di etnia aymara. Così un tribunale comunitario ha condannato Patzi a fabbricare mille “adobes” cioè mattoni per l’edilizia. Contestualmente, ha chiesto al presidente Morales di riammetterlo alla competizione elettorale. Ciò ha ingenerato una polemica tutta interna al Mas, che si è conclusa ieri con l’ufficializzazione dell’esclusione di Patzi dalla campagna elettorale, nonostante lo stesso Patzi, dopo aver scontato la condanna comunitaria, avesse chiesto di essere confermato come candidato del Mas.

Ma, al di là dei risvolti politici della vicenda, che hanno portato alla luce una spaccatura molto forte nel Mas, è divampata la polemica sulla giustizia comunitaria, uno dei capisaldi della recente riforma costituzionale voluta da Morales. Infatti, la giustizia ordinaria ha confiscato la patente a Patzi che così ha subito due condanne per lo stesso reato. Ciò ha reso evidente la difficoltà nell’applicare le nuove norme e la convivenza tra diritto indigeno e quello ordinario. Un piccolo esempio di ciò che potrebbe accadere, visto che la nuova carta costituzionale contempla diversi gradi di autonomia indigena per le 36 “nazioni indigene” oggi riconosciute in Bolivia. Autonomia anche giudiziaria.

Sono previste, infatti, oltra alla giurisdizione ordinaria, una indigena e una agroambientale.

Quest’ultimo concetto, vera unica novità a livello continentale della costituzione boliviana, è stata immediatamente adottata dalla nuova costituzione ecuadoregna con il nome in lingua quechua di “sumak kawsay”, tradotta in spagnolo con la formula “buen vivir”. Un’adozione importante, perché l’Ecuador, nel 1906, fu il primo stato latinoamericano a riconoscere, con scarso effetto pratico, i diritti degli indigeni.

Tornando alla Bolivia, la nuova carta costituzionale prevede, nel titolo dei diritti, anche la divisione tra diritti fondamentali e “fondamentalissimi”, tra i quali i diritti civili e politici delle nazioni e dei popoli indigeni.

Víctor Hugo Cárdenas, anch’egli di etnia aymara, oppositore del Mas, considera che l’atto comunitario in virtù del quale Patzi fu giudicato «sia stato una volgare manipolazione della giustizia comunitaria a fini politici». L’ex membro della corte costituzionale, Silvia Salame, è convinta che ciò che è successo a Patzi sia un piccolo esempio dei rischi della giustizia comunitaria, che «oggi è gestita in maniera arbitraria, anche perché è tramandata in forma orale». Tesi avallata dal costituzionalista Carlos Alarcón: «gli indigeni s’inventano delitti e sanzioni».

In attesa della prevista “Ley de Dislinde”, una legge d’attuazione della nuova costituzione, le perplessità sono molte, anche sulla scorta di quanto avvenuto in molti altri paesi, a partire dall’avanzatissima, in questo campo, Colombia.

Basti pensare che lo stesso presidente della Confederazione dei popoli indigeni dell’Oriente boliviano (Cidob), Adolfo Chávez, ha candidamente ammesso che le pene sono affidate solitamente al “cepo”, «ossia – come ha spiegato egli stesso – due pali che stringono le gambe, le mani o il collo». Jacinto Díaz, giudice comunitario, conferma la natura fisica di molte condanne: ad esempio, chi è sorpreso in una rissa è condannato a ricevere delle frustate. Tutte queste pene sono in contraddizione con molti trattati internazionali che la Bolivia ha sottoscritto a partire dalla Convenzione interamericana sui diritti dell’uomo.

Questa vicenda dimostra come – nelle sue rotture e nei suoi ritorni che si presentano ciclicamente, dai tempi del colonialismo europeo – l’“indianidad” e l’idea di comunità siano un tema dalla portata molto ampia, poiché sono alla base della ricerca di costituzioni che riconoscono diritti differenziati e quindi si rifanno a una composizione plurale della nazione e della cittadinanza: tematiche di stretta attualità non solo in America latina, ma in molti paesi attraversati da migrazioni di popolazioni sempre più massicce e spesso legate tra loro da vincoli comunitari molto forti.

Giuseppe Saccà

16 febbraio 2010

FONTE: http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/116541/giustizia_comunitaria_o_ordinaria_lindio_patzi_lacera_la_bolivia_di_evo




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