Giuseppe Patota, prof aretino alla Crusca: “Stop all’invasione dell’inglese”.

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Giuseppe Patota, prof aretino alla Crusca: “Stop all’invasione dell’inglese”.

Il neoaccademico: Cina e Usa nuove frontiere, si muove l’università.

C’è un accademico della Crusca all’Università di Arezzo. No, non si tratta del titolo di un nuovo film ma di una realtà dopo che il professor Giuseppe Patota, docente di linguistica italiana al dipartimento aretino dell’Università di Siena, è diventato accademico ordinario. Patota, in realtà, era già accademico corrispondente ma questa promozione, decretata dai colleghi della prestigiosa istituzione, è un motivo in più di orgoglio, per l’Università e per il professore che spiega:
«Il riconoscimento mi onora perché vuol dire che i colleghi ordinari mi hanno ritenuto meritevole di questo passaggio. Per adesso, continuerò a fare esattamente quello che, nel mio piccolo, ho cercato di fare non tanto per l’Accademia quanto per la lingua italiana».
Quello della Crusca è un mondo che sembra molto distante da noi «comuni mortali»
«Ed è sbagliato. Si pensa all’Accademia come a un’istituzione conservativa e conservatrice, tesa a difendere l’immobilità dell’italiano. Invece, la Crusca cambia e si muove come la lingua: l’intento non è conservarla immobile, ma diffonderla nel migliore dei modi.
A nome dell’Accademia, inoltre, esistono un account Facebook e uno Twitter gestiti da bravissime professoresse. Questo dimostra quanto l’istituzione sia inserita nel suo tempo».
Quali sono i prossimi impegni che assumerà da accademico ordinario?
«Faccio parte del gruppo di lavoro consultivo per la promozione della cultura e della lingua italiana nel mondo istituito al ministero degli affari esteri. Magari molti non lo sanno, ma la nostra lingua è molto apprezzata e studiata nel mondo, universalmente riconosciuta come veicolo di cultura».
Dove, in particolare, nel mondo?
«Molto in Sud America e negli Stati Uniti. In più, è molto interessata alla nostra lingua la Cina: prova ne siano anche i rapporti che le università cinesi stanno stringendo con il dipartimento universitario di Arezzo».
Lei è anche uno degli accademici impegnati nella Settimana della lingua italiana nel mondo. Di che si tratta?
«Un evento promosso dal ministero degli affari esteri nella terza settimana di ottobre appunto per promuovere e valorizzare la lingua. Lo scorso anno ho curato, assieme al collega Paolo D’Achille, il volume sul tema scelto per il 2016, L’italiano e la creatività. Farò la stessa cosa quest’anno con il tema per il 2017: L’italiano e il cinema.
Lavorerò insieme a Fabio Rossi, il più grande esperto sulla storia dell’italiano al cinema. Ci saranno interventi non solo di studiosi ma anche di registi e sceneggiatori che daranno conto del loro rapporto con l’italiano».
Qual è, attualmente, la più grande sfida per la nostra lingua?
«Stabilire i confini nell’utilizzo dell’inglese. Nessuno dubita dell’opportunità di utilizzare la parola computer, ma perché usare “location” invece di luogo? A maggior ragione, l’italiano della comunicazione pubblica deve essere chiaro e… italiano, per una sorta di democrazia linguistica
(Da lanazione.it, 8/3/2017).

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