GISCARD PER L’EUROPA FEDERALE!

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GISCARD PER L’EUROPA FEDERALE!

Quella che segue è l’intervista rilasciata da Val‚ry Giscard d’Estaing al Corriere della Sera di oggi.
Ho messo in rilievo le parti che mi sembravano più interessanti e trascritto successivamente il testo integrale.
Buona lettura e meditata gente, meditate…

Giscard: Europa locomotiva mondiale. Ma i latini devono pesare di più.Il pessimismo sui nuovi leader: "Siamo diretti da una generazione che non ha alcuna visione oppure dice che l’obiettivo principale sono gli interessi nazionali". La proposta: un assetto federale e un presidente in carica 4 o 5 anni

(…) "L’euro Š una tappa importante. Non ne abbiamo ancora la misura, n‚ io n‚ lei. Si modificheranno le abitudini, i comportamenti, il modo di pensare. Non parliamo la stessa lingua, ma usiamo lo stesso modo di contare. La moneta unica sarà un enorme fattore di identità".
L’euro viene concepito spesso come una sfida all’America. Anche il primo ministro Lionel Jospin l’ha sottolineato.
"In realtà ha parlato di "affermazione dell’identità europea". L’Europa si è già affermata in campo commerciale, oggi lo fa sul piano monetario. La sfida implica un conflitto che non Š nel nostro interesse".
La moneta unica Š uno strumento formidabile per tenere sotto controllo l’inflazione. Ma oggi la priorità della politica economica non è la lotta alla disoccupazione?
(…) " Il rapporto tra politica monetaria e occupazione passa attraverso lo sviluppo, non c’Š relazione diretta. Le cause della disoccupazione sono altre".
Quali?
"Cause strutturali: una formazione professionale insufficiente, una legislazione sul lavoro troppo rigida, un eccesso di carichi sociali. Del resto, nella zona euro (non mi piace il termine Euroland, non va bene per noi latini) abbiamo la stessa politica monetaria e tassi di disoccupazione differenti".
(…)La moneta unica è un primo passo. Ma il rischio è che resti a lungo l’unico.
"L’euro è una istituzione federale. Non abbiamo, per•, una organizzazione federale dei poteri in Europa. Si parla di aggiungere alla politica economica e monetaria altre politiche: quella estera, quella di difesa e sicurezza; con il pericolo di fare confusione. Il problema Š riorganizzare il potere che già c’è, non crearne altri".
E come?
"Per esempio mettendo fine alla rotazione permanente. Un presidente ogni sei mesi crea instabilità nel potere esecutivo e non consente di identificarlo. Al vertice dell’Unione europea, invece, ci vuole una figura stabile. Si tratta di vedere come designarla".
Qual Š la sua proposta?
"In primo luogo un presidente che resti in carica per 4 o 5 anni; il vicepresidente, invece, potrà ruotare. Mi sembra una riforma ragionevole e credo ci si arriverà dopo un momento di riflessione. Inoltre, si tratta di rendere più democratica la rappresentatività".
Adottando il voto a maggioranza?
"Occorre una rappresentanza democratica che è anche demografica. Pur tenendo conto delle legittime esigenze dei piccoli Paesi".
Lei pensa a un "nocciolo duro" che proceda verso un assetto federale?
"La chiamerei una nuova architettura europea nella quale c’Š chi va avanti e chi si colloca in una posizione diversa. La Gran Bretagna, ad esempio, appartiene a due mondi: all’Europa, ma anche al mondo anglo- sassone. Trovo legittimo che non aderisca all’insieme federale. Si pu• immaginare, allora, un sistema che veda al centro i Paesi della zona euro, poi il Nord Europa (intendo dire Gran Bretagna e Scandinavia) e dall’altra parte il Nord America. Una struttura flessibile e aperta, naturalmente. Spetta alla classe politica che ci governa costruirla".
Sembra pessimista sui nuovi leader d’Europa.
"Noi siamo diretti da una generazione che o si presenta come pragmatica, cioè annuncia di non avere alcuna visione, o dice che il principale obiettivo per l’avvenire sarà la difesa degli interessi nazionali".
Si riferisce alla Germania di Schr”der?
"Alla Germania, ma anche alla Francia e per certi versi alla Spagna. Fa eccezione l’Italia che mantiene ancora viva una fede europeista".
Non è il frutto della debolezza politica italiana?
"Direi che è frutto della sua cultura la quale affonda le radici nel Rinascimento e le ha consentito di sentirsi pi— a suo agio in una dimensione cosmopolita. Là dove si sono formati Stati nazionali centralizzati, si è accentuata la ricerca dell’identità nazionale. Ecco perchè‚ credo sia giusto che l’Italia giochi un ruolo importante".
Anche con la presidenza della Commissione europea?
"E’ del tutto legittimo che chieda e ottenga la presidenza. Del resto, sono convinto che i Paesi latini debbano avere una posizione migliore. Io mi sento molto latino e alla latinità, nel senso più alto del termine, occorre dare un peso più grande".

PARLA L’EX PRESIDENTE FRANCESE

Giscard: Europa locomotiva mondiale. Ma i latini devono pesare di più
Sono contento perch‚ i mercati hanno accolto bene l’euro. Prematuro un rapporto stabile con le altre monete, ma tra due anni si potrebbe pensare a bande di oscillazione tipo Sme. Festa per gli 80 anni di Schmidt. Il pessimismo sui nuovi leader: "Siamo diretti da una generazione che non ha alcuna visione oppure dice che l’obiettivo principale sono gli interessi nazionali". La proposta: un assetto federale e un presidente in carica 4 o 5 anni

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PARIGI – Nel suo ufficio al terzo piano dell’Assemblea nazionale, Val‚ry Giscard d’Estaing appare rilassato e felice. Per lui è stata una settimana tutta speciale. Lunedì ha visto la nascita dell’euro che considera un po’ come un figlio: "E sono particolarmente contento – spiega – perch‚ i mercati hanno accolto bene la moneta unica europea. Una partenza così positiva non era affatto scontata". Mercoledì, giorno dell’Epifania, è volato ad Amburgo per festeggiare gli 80 anni di Helmut Schmidt.
Tra loro si è stretta una vera amicizia da quando hanno concepito insieme il Sistema monetario europeo, nucleo originario dal quale è scaturito, vent’anni dopo, l’euro. "C’era un’atmosfera intensa – racconta l’ex presidente francese -, un incontro tra persone che hanno lavorato attorno a uno stesso progetto. Erano presenti anche l’attuale cancelliere tedesco, Gerhard Schr”der e il ministro delle Finanze Oskar Lafontaine, il presidente della Banca centrale europea Wim Duisenberg e Henry Kissinger".
Non sarà diventato anche lui un "euro-entusiasta"?
"Le dirò che da diversi anni cercavo di convertirlo. Quando tutta l’America era scettica, io dicevo che la moneta unica sarebbe nata alla data convenuta. E Kissinger mi rispondeva con una frase che mi ha sempre divertito: non vedo gli elementi che consentiranno di condurre in porto l’euro, ma nemmeno gli elementi che gli impediranno di riuscire".
Quindi sarebbe destinato a restare in una sorta di limbo?
"No, l’euro è una tappa importante. Non ne abbiamo ancora la misura, n‚ io n‚ lei. Si modificheranno le abitudini, i comportamenti, il modo di pensare. Non parliamo la stessa lingua, ma usiamo lo stesso modo di contare. La moneta unica sarà un enorme fattore di identità".
Dopo i primi giorni di euforia, adesso stiamo già entrando nella fase dell’instabilità.
"L’oscillazione dei cambi è normale. L’euro è stato costruito in base al corso medio delle valute che lo compongono, il quale a sua volta è conseguenza del mercato".
Da più parti si chiede un rapporto stabile fra le tre grandi monete mondiali. Lei è d’accordo?
"E’ un’idea prematura, non solo perch‚ i nostri partner, gli Stati Uniti innanzitutto, non lo accettano, ma perchè‚ bisogna lasciare all’euro il tempo di installarsi e consolidarsi sul mercato".
Quanto tempo?
"Penso almeno due anni. Dopo, sarà possibile presentare una proposta".
Di che tipo?
"Si può prendere come punto di riferimento il Sistema monetario europeo che legava le varie monete entro bande di oscillazione prestabilite. Nel caso di euro, dollaro e yen,però, bisogna lasciare maggiore flessibilità. Dentro il Sistema monetario europeo abbiamo voluto margini stretti perch‚ la nostra meta era l’unificazione monetaria europea. Ma nessuno pensa, naturalmente, a una sola valuta mondiale".
L’euro viene concepito spesso come una sfida all’America. Anche il primo ministro Lionel Jospin l’ha sottolineato.
"In realtà ha parlato di "affermazione dell’identità europea". L’Europa si è già affermata in campo commerciale, oggi lo fa sul piano monetario. La sfida implica un conflitto che non è nel nostro interesse".
La moneta unica è uno strumento formidabile per tenere sotto controllo l’inflazione. Ma oggi la priorità della politica economica non è la lotta alla disoccupazione?
"Non bisogna commettere errori. Ho ascoltato in questo periodo delle proposte inquietanti: come, per esempio, rimettere in causa il patto di stabilità nel momento stesso in cui è stato realizzato, fornendo un’interpretazione inesatta del pensiero di John Maynard Keynes".
L’inflazione, per•, non c’è più; e per motivi legati all’economia reale (come la caduta dei prezzi delle materie prime).
"Non esiste una minaccia d’inflazione, Š vero. Ma, vede, la politica monetaria ha sempre operato puntando alla crescita senza inflazione. All’interno di questo binomio, oggi bisogna mettere l’accento sulla crescita. Il rapporto tra politica monetaria e occupazione passa attraverso lo sviluppo, non c’è relazione diretta. Le cause della disoccupazione sono altre".
Quali?
"Cause strutturali: una formazione professionale insufficiente, una legislazione sul lavoro troppo rigida, un eccesso di carichi sociali. Del resto, nella zona euro (non mi piace il termine Euroland, non va bene per noi latini) abbiamo la stessa politica monetaria e tassi di disoccupazione differenti".
L’euro, si dice, mette l’Europa al riparo dalle crisi internazionali. Ma non è solo una speranza?
"L’Europa è la zona di crescita più forte del mondo. Prima lo Š stata l’Asia, poi Š toccato agli Stati Uniti. Certo, questa crescita sarà meno elevata di quel che noi speriamo, ma l’avvio dell’euro ci ha protetti sul piano finanziario e monetario. Gli effetti economici della crisi asiatica colpiranno i Paesi europei più in termini di rallentamento dello sviluppo che di vera e propria recessione".
Chi farà da locomotiva per l’economia mondiale?
"Sarà l’Europa, grazie alla mobilitazione delle riserve di consumo accumulate negli scorsi anni".
La moneta unica è un primo passo. Ma il rischio è che resti a lungo l’unico.
"L’euro è una istituzione federale. Non abbiamo, per, una organizzazione federale dei poteri in Europa. Si parla di aggiungere alla politica economica e monetaria altre politiche: quella estera, quella di difesa e sicurezza; con il pericolo di fare confusione. Il problema Š riorganizzare il potere che già c’è, non crearne altri".
E come?
"Per esempio mettendo fine alla rotazione permanente. Un presidente ogni sei mesi crea instabilità nel potere esecutivo e non consente di identificarlo. Al vertice dell’Unione europea, invece, ci vuole una figura stabile. Si tratta di vedere come designarla".
Qual è la sua proposta?
"In primo luogo un presidente che resti in carica per 4 o 5 anni; il vicepresidente, invece, potrà ruotare. Mi sembra una riforma ragionevole e credo ci si arriver… dopo un momento di riflessione. Inoltre, si tratta di rendere più democratica la rappresentatività".
Adottando il voto a maggioranza?
"Occorre una rappresentanza democratica che è anche demografica. Pur tenendo conto delle legittime esigenze dei piccoli Paesi".
Lei pensa a un "nocciolo duro" che proceda verso un assetto federale?
"La chiamerei una nuova architettura europea nella quale c’è chi va avanti e chi si colloca in una posizione diversa. La Gran Bretagna, ad esempio, appartiene a due mondi: all’Europa, ma anche al mondo anglo- sassone. Trovo legittimo che non aderisca all’insieme federale. Si può immaginare, allora, un sistema che veda al centro i Paesi della zona euro, poi il Nord Europa (intendo dire Gran Bretagna e Scandinavia) e dall’altra parte il Nord America. Una struttura flessibile e aperta, naturalmente. Spetta alla classe politica che ci governa costruirla".
Sembra pessimista sui nuovi leader d’Europa.
"Noi siamo diretti da una generazione che o si presenta come pragmatica, cioè annuncia di non avere alcuna visione, o dice che il principale obiettivo per l’avvenire sar… la difesa degli interessi nazionali".
Si riferisce alla Germania di Schr”der?
"Alla Germania, ma anche alla Francia e per certi versi alla Spagna. Fa eccezione l’Italia che mantiene ancora viva una fede europeista".
Non è il frutto della debolezza politica italiana?
"Direi che è frutto della sua cultura la quale affonda le radici nel Rinascimento e le ha consentito di sentirsi più a suo agio in una dimensione cosmopolita. La dove si sono formati Stati nazionali centralizzati, si è accentuata la ricerca dell’identità nazionale. Ecco perch‚ credo sia giusto che l’Italia giochi un ruolo importante".
Anche con la presidenza della Commissione europea?
"E’ del tutto legittimo che chieda e ottenga la presidenza. Del resto, sono convinto che i Paesi latini debbano avere una posizione migliore. Io mi sento molto latino e alla latinità, nel senso più alto del termine, occorre dare un peso più grande".
Stefano Cingolani




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