Gioventù ribelle

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Gioventù ribelle

A causa delle strumentalizzazioni subite, ritiriamo la demo alfa e pubblicheremo il prodotto una volta ultimato”.

Sul sito “Gioventù Ribelle” – nella sezione dedicata all’omonimo videogioco didattico sviluppato da Assoknowledge su patrocinio del Ministero della Gioventù – con questa asettica, sibillina, frase s’avvertono gli utenti che questo titolo, presentato solo pochi giorni prima in pompa magna come prodotto in grado di competere a livello internazionale ed affermare l’eccellenza italiana anche nel campo dell’industria videoludica, non è più scaricabile.

Ma questo tardivo stratagemma volto a liquidare come sterili polemiche le sonore critiche sollevate rapidamente in rete dai videogiocatori, italiani e non, ne ha piuttosto sottolineato la precisione e competenza: il prodotto è brutto, oggettivamente.

Nato con l’intento, certo lodevole, d’avvicinare le giovani generazioni alla Storia con il loro linguaggio, questo videogioco, ambientato nella notte della breccia di Porta Pia, vi ammicca piuttosto con il tipico approccio “giovanilistico” tipico d’un mondo ormai senile e completamente estraneo ai codici di comunicazione cui vorrebbe strizzare l’occhio.

Un improbabile eroe risorgimentale (denominato semplicemente shooter in inglese cioè sparatore) si muove, rigido ed inesorabile come Terminator, in un ambiente 3D dalla grafica approssimativa con statue ed obelischi che emergono qua e là, accampamenti militari, gabinetti alla turca, anfore, un improbabile palazzone neoclassico (il Quirinale?) dalla forma squadrata tipica dei disegni infantili dotato di botole e sotterranei da saga vampiresca. L’interattività è praticamente nulla, di tanto in tanto vediamo bersaglieri (distinti dagli zuavi pontifici da un accenno di pennacchi e dal colore delle divise) cadere e morire senza apparente motivo, mentre l’eroe s’avvicina al mostro finale, Pio IX, omino tutto bianco che fa ricorso al potere divino per “teletrasportarsi” in salvo.

Ma a nostro parere l’obbrobrio definitivo che sprofonda l’intera operazione, con il suo fragile argine di buone intenzioni, in un oceano fallimentare d’insipienza è l’aver lasciato il sonoro originale di Unreal – il motore di gioco su cui l’intero progetto è stato sviluppato o meglio sovrapposto – per cui il protagonista s’aggira per i palazzi vaticani sterminando l’esercito pontificio con urla come “kill” quando fa fuori un nemico, “double kill” quando ne ammazza due, e poi un’orgia di “multi kill, mega kill, over kill”, come se bastassero due parole dell’ormai insostenibile inglese globale per rendere giovane ed attuale qualunque concetto o progetto o velarne le palesi mediocrità, tanto più nell’ambito d’un’operazione volta alla commemorazione epica di glorie patriottiche. Saremo retrogradi, verbosi, ottocenteschi, ma tradurre l’urlo di battaglia “Savoia!” con l’inglese “Rampage!” (che significa “furia” o meglio “violenza” come in un film d’annata di Abatantuono) ci sembra ridicolo ed inutile.

La gioventù – della rete – s’è ribellata difatti, bocciando senza appello quest’improvvida iniziativa.

G. C.




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