Giorgio Pagano:«Ministro Gelmini il proprio mercato lo si crea, non si subisce quello degli altri» .

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Dichiarazione di Giorgio Pagano

Leggendo tra ieri e oggi le dichiarazioni della Ministra Gelmini, sembra che abbia dimenticato quella che dovrebbe essere una delle funzioni principale del proprio dicastero: la pianificazione.
Che genere di persone deve forgiare la scuola italiana? Quali strumenti dovrebbe fornire agli studenti?
«Rivedere il settore dell’istruzione in funzione del mercato» afferma, come se gli studenti fossero animali da portare al mercato, non persone che possono innovare, creare e fare esse stesse mercato, piuttosto ch’esserne fatti.
La Gran Bretagna fin dai primi anni ’60 finanzia con cifre stratosferiche il British Council perché, come si legge nei Rapporti di quest’ultimo, “l’inglese divenga la lingua del commercio internazionale per favorire le imprese britanniche”. 
E la Gelmini allora che fa? Incapace di farne una propria ed innovativa dà ragione all’altrui pianificazione, tagliando le lingue per il “tutto inglese” e, persino, si toglierà lo studio di alcune materie in lingua italiana negli istituti superiori per sostituirne l’apprendimento in lingua inglese. Risultato?
Gl’italiani daranno soldi all’editoria scolastica anlgoamericana distruggendo quella italiana e pagheranno professori madrelingua inglese chiamati, più prima che poi, ad insegnare quelle materie, mandando a casa i propri docenti italiani.
L’effetto è quello di favorire e fornire in Italia e in Europa vantaggi addizionali ai linguamadre inglese, offrire un ingente beneficio economico al Regno Unito alterando il  mercato e ostacolando lo sviluppo efficiente dell’Unione europea e la libera concorrenza tra cittadini.
La colonizzazione linguistica inglese dell’Italia già ci costa 900 euro procapite e questo Governo anziché andare in Europa a chiedere alla Gran Bretagna una tassazione linguistica redistributiva e compensativa delle risorse impegnate, peraltro giustificata pienamente in un’ottica liberale di pari opportunità, aumenta agli italiani la “tassa inglese”.

Roma, 22 giugno 2010




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