Giorgio Pagano sul genocidio linguistico al Politecnico di Milano, oggi su Libreriamo.it

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Giorgio Pagano sul genocidio linguistico al Politecnico di Milano, oggi su Libreriamo.it

Pubblicato oggi sul giornale online “Libreriamo.it” l’articolo in cui Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, definisce senza mezzi termini come “colonizzazione anglofona” il processo messo in atto dal Politecnico di Milano, che dal 2014 proporrà lauree magistrali solo in inglese condannando a morte non solo la cultura scientifica in italiano, compresa quella delle relative case editrici, ma privando di disegnatori, architetti e ingegneri l’Italia stessa.
Pagano già in precedenza aveva sottolineato la poca chiarezza e la scarsa onestà intellettuale di chi, come Marco Biffi, membro dell’Accademia della Crusca, continua a riferirsi all’inglese, unico vero “squalo” linguistico dal quale occorre necessariamente difendersi, con l’indeterminatezza del termine generalista “lingue straniere”.
C’è un genocidio linguistico e culturale oggi in atto in Italia e nel mondo, con un unico, grande protagonista: l’inglese e i suoi collaborazionisti.
E’ possibile leggere l’articolo per esteso su
http://www.libreriamo.it/a/2808/giorgio … ofone.aspx
O in calce a questo comunicato.

Giorgio Pagano, ”L’italiano condannato a morte dall’inglese. Al Politecnico di Milano solo lauree anglofone”

MILANO – “Colonizzazione anglofona”: così Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, definisce il processo con cui l’inglese rischia di sostituirsi alla lingua italiana nella formazione superiore, come dimostra il caso del Politecnico di Milano, che dal 2014 ha deciso di abolire le lauree magistrali in lingua italiana.

L’APPELLO – Pagano, conduttore su Radio Radicale della rubrica “democrazialinguistica.it”, lancia un appello all’Accademia della Crusca e a tutti gli istituti di salvaguardia della lingua italiana: i giovani italiani dovranno “pagare per avere certificazioni di inglese, studiare in inglese un intero corso universitario, per poi ritrovarsi costretti a cercare lavoro all’estero (almeno finché l’italiano sarà la lingua di lavoro ufficiale del nostro paese), dove saranno sorpassati da madrelingua inglesi, in ogni caso avvantaggiati. La decisione del Politecnico è, quindi, il contrario del servizio pubblico che dovrebbe garantire un ateneo statale, perché preclude possibilità ai cittadini italiani, toglie loro il diritto di studiare e formarsi nella propria lingua madre, creando così discriminazione anziché integrazione”.

EDITORIA SCIENTIFICA – Senza contare “la morte dell’editoria scientifica in italiano, perché logicamente quei libri non saranno più adottati e, ovviamente, anche i docenti non scriveranno più in italiano opere che riguardano, ad esempio, il disegno industriale, l’architettura o l’ingegneria. Con il paradosso, tra l’altro, che il Politecnico per eccellenza nel mondo è proprio il Leonardo Da Vinci”, che prende il nome dal genio toscano. “Se, come recita l’articolo 3 della nostra Costituzione, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, dov’è in questo caso la tutela costituzionale?”.

POTENZE ANGLOAMERICANE – Secondo Pagano, quest’operazione aggrava anche una discriminazione economica e sociale a livello internazionale, che pone “le potenze angloamericane in una posizione di vantaggio, poiché i cittadini dei paesi non anglofoni pagano una enorme quantità di risorse al loro mercato (inizialmente i fondi del British Council, l’ente internazionale Britannico per le relazioni culturali e le opportunità educative, erano interamente statali, mentre oggi i due terzi delle entrate derivano dall’insegnamento dell’inglese)”. Paradossalmente, dunque, aumenta “il dislivello sociale fra madrelingua anglofoni e non. Una riflessione che diventa tanto più urgente in un momento di crisi e d’instabilità sociale, politica ed economica come quello che stiamo attraversando”.

IMPERIALISMO LINGUISTICO – Pagano, infine, cita proprio uno studioso inglese, Robert Phillipson, che ne “L’imperialismo linguistico continua” ha denunciato: “L’inglese non è qualcosa che non ha a che fare con l’identità culturale di coloro che lo parlano, bensì è veicolo di un intero sistema (…) assimilativo di lingue e culture degli altri popoli, perché, come disse Churchill, Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarli con lo sfruttamento”.




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