Giorgio Pagano risponde all’appello ai politici di Sabatini sul Corriere di ieri.

Posted on in L'ERA comunica 27 vedi

NO AL PLURALISMO LINGUISTICO SI AL FEDERALISMO LINGUISTICO EUROPEO.
Giorgio Pagano risponde all’appello ai politici di Sabatini sul Corriere di ieri.

Alla fine del lungo articolo del Presidente dell’Accademia della Crusca pubblicato ieri dal Corriere della Sera, Sabatini si chiedeva “Sapranno i politici, ai quali spetta il compito di spianare la strada alle realizzazioni concrete, dare ascolto alle proposte della scienza linguistica?”
Voglio dire a Francesco Sabatini che, per quanto riguarda noi radicali, da tempo ci chiediamo il contrario. Ossia: saprà la scienza linguistica dare ascolto alle indicazioni dei politici più avanzati sui temi della difesa delle lingue e della comunicazione transnazionale?
Abbiamo iniziato nel 1992 ad allarmarci e ad allarmare sulla scomparsa delle lingue del mondo per opera di lingue più forti di altre perché parlate da popoli più potenti di altri.
Già nel 1994 citavamo i saggi del linguista canadese Krauss che dava, sulla base di calcoli statistici, entro il prossimo secolo (ossia l’attuale) la scomparsa del 90% delle lingue del mondo.
Dopo l’Indipendent che arrivava a parlare d’inglese “linguicida”, ossia di corda in casa dell’impiccato, il titolo del suo articolo “Salvate le lingue dal monopolio dell’inglese” mi ha fatto pensare che, forse, anche i linguisti europei si erano svegliati.
Mi sono dovuto ricredere leggendo la risposta inadeguata che viene proposta e che lei definisce “pluralismo linguistico individuale”: “Cioè l’obbligo di conoscere, in misura certo variabile, almeno altre due lingue europee oltre la propria”.
Purtroppo, caro Professore, il pluralismo linguistico, come il pluralismo in politica produce solo danni.
L’Europa a tripla velocità linguistica (ma vedrà che presto i difensori delle minoranze linguistiche si batteranno per l’Europa a 4 velocità linguistiche) non fa altro che consacrare definitivamente l’inglese quale vincitore unico della Guerra delle Lingue.
Sempre più andremo verso uno stadio di diglossia generalizzata e di dialettizzazione delle nostre lingue. Dove la lingua più prestigiosa (l’inglese che Lei mette in prima fila affermando che la scuola deve “assicurare sì la conoscenza generalizzata della lingua «panterrestre») sarà usata nelle occasioni ufficiali, l’altra nei contesti familiari.
C’è solo una risposta adeguata a questo: il federalismo linguistico.
Una lingua federale al servizio dei cittadini (compresi quel quasi 40% d’europei con la sola scuola dell’obbligo che non sanno e mai sapranno l’inglese come qualsiasi altra lingua etnica) e delle lingue europee (in grado in pratica di difenderle dalla lingua più potente del mondo).
Serve una lingua serva non una lingua “padrona”. Vogliamo salvare le nostre lingue? Dobbiamo sposare la cenerentola delle lingue: l’Esperanto. Permettendo a ciascuno di scegliere nuovamente la lingua straniera sulla base di propri, personali interessi culturali non perché sia obbligatorio studiarla. Solo nei Paesi dell’Est di un tempo si era arrivati a tanta aberrazione obbligando il russo fin dalle elementari.
C’inviti ai prossimi appuntamenti dei suoi amici linguisti.
Vedrà che in cinque anni riusciremo a ribaltare la storia segnata della dialettizzazione delle nostre lingue e anche, dell’economia europea: un’economia non da colonia ma da superpotenza, fiera, finalmente, d’aver alzato nel mondo la fiaccola della libertà e della democrazia linguistica transnazionale.

[addsig]



0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.