Giorgio Pagano (Radicali). Tana libera tutti dei britannici e l’inglese fuori dall’Ue.

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Tana libera tutti dei britannici e l’inglese fuori dall’Ue: a picco tutta la sua politica linguistica anglocoloniale.

Dichiarazione di Giorgio Pagano, Responsabile della “campagna per la lingua comune della specie umana” del Partito radicale e Segretario dell’ERA onlus.

Da almeno tre decenni, come Partito Radicale ed associazione radicale “Esperanto”, nonché federalisti europei e pannelliani, sostenevamo che il cammino verso l’integrazione continentale su base nazionalistica e nella logica del pre-potente non avrebbe portato lontano. 
In questa logica si era permesso a Gran Bretagna anzitutto, e poi a Francia e Germania, d’imporre la loro visione del mondo e la loro lingua agli altri Paesi membri, tutti evidentemente con una classe politica inadeguata e servile. 
Oggi l’onore di avere liberato loro stessi e noi da questa Europa aristo-nazionalista, matrigna ed arrogante, di colletti bianchi inetti e, volgari nei loro avvertimenti di stampo mafioso, come l’ultimo di Junker “Out is out”, si deve proprio agli inglesi e, soprattutto, agli inglesi ultra 65enni che hanno chiara la differenza tra reale e virtuale. 
Le “scarpe grosse e cervello fino” del Regno Unito hanno battuto un colossale “tana libera tutti” dunque:
Libertà dalla nazionalizzazione linguistica inglese della scuola italiana. Portata avanti, ininterrottamente, dai governi Berlusconi fino a quello renziano, con l’attuale Giannini che, addirittura, sostiene fino alla Corte Costituzionale l’occupazione linguistica inglese del Politecnico di Milano.
Libertà dal Brevetto unitario. Che la Triade europea aveva imposto in inglese, francese e tedesco alle imprese di tutta europa, e che l’Italia aveva recentemente ratificato nonostante danneggiasse le imprese italiane*.
Libertà dall’oppressione linguistica inglese nei progetti europei che, solo nell’idioma della Regina era obbligatorio presentare.
Vedremo se, di fronte ai Trattati che indicano come lingue ufficiali dell’Ue solo le prime lingue dei Paesi membri, ora saremo obbligati ad apprendere e parlare inglese per l’Irlanda o Malta, Paesi colonizzati in precedenza e in cui l’inglese è seconda lingua ufficiale.
Quella che emerge, in tutta la sua gravità, è aver permesso all’Ue la dissennata e miope politica di nazionalizzazione linguistica inglese dei popoli europei che, oggi, paghiamo tutti con l’immensa mole di costi e tempo perduto nel non perseguire un sano federalismo linguistico. Mentre l’Ue, già in queste ore, paga lo scotto di tale politica con le prime dimissioni di funzionari europei britannici che, del resto, non avranno più titolo a prendere uno stipendio dall’Europa.
Se si vuole ripartire in democrazia, giustizia e libertà, senza privilegi e preservando la diversità linguistica, si riparta dalla lingua federale o sarà la morte di “Sansone con tutti i Filistei” al di là delle chiacchiere sugli Stati Uniti d’Europa.

Vedasi: http://www.biessebrevetti.it/Biesse-news/Biesse/Brevetto-Unitario/




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