Giorgio Pagano (Radicali, ERA): 2 ottobre 2017 la nonviolenza linguistica alle Nazioni Unite.

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Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto e Responsabile della Campagna del PRNTT per la lingua comune della specie umana.

Il 2 ottobre è stata proclamata nel 2007 dalle Nazioni Unite giornata internazionale della nonviolenza perché compleanno del Mahatma Gandhi, leader del movimento per l’indipendenza indiana e pioniere della filosofia e la strategia della nonviolenza.
Il prossimo anno saranno 10 anni esatti da quella proclamazione da parte dell’Assemblea Generale per diffondere il messaggio della nonviolenza ma dovrà essere anche l’anno in cui la nonviolenza s’incarna nella lingua comune della specie umana.
Fu proprio Gandhi nel 1908 a sottolineare come “Insegnare l’inglese a milioni di persone equivale a schiavizzarle”, Churchill nel 1943, infatti, arrivò a parlare dei nuovi Imperi come “Imperi della mente” in cui “Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento”. Oggi, che anche l’italiano è in via di dialettizzazione e scomparsa, proprio dal mondo Radicale che nel simbolo del proprio partito ha effigiato Gandhi in molteplici lingue, parte un messaggio di salvezza per tutte le lingue e i popoli del mondo, quello di una battaglia che vuole porre fine all’attuale schiavismo delle menti che ha soppiantato quello dei corpi. 
Tutte le specie animali hanno una lingua comune, forse anche le piante. La specie umana no. Pur non avendo né ali, né branchie, né gambe particolarmente forti, oggi però l’uomo viaggia nello spazio, scende nelle profondità marine, corre veloce sulla terra più di qualsiasi altro essere vivente ma, appunto, non ha una lingua comune in quanto specie umana e, il non averla, costringe ciascun popolo a subire linguisticamente la legge del “più forte” che, spesso, vuole ergersi a “più giusto” definendo con il termine “internazionalizzazione” ciò che, nella sostanza, è la nazionalizzazione linguistica di altri Stati e popoli, un colonialismo delle menti che produce linguicidio, discriminazione ed effetti socio-economici, politici e culturali devastanti.
Per assicurare la pace, la fratellanza ed il benessere all’umanità l’organizzazione progenitrice delle Nazioni Unite, la Società delle Nazioni, vide all’opera durante le prime due Assemblee Generali, i delegati di Brasile, Belgio, Cile, Cina, Colombia, Cecoslovacchia (oggi Slovacchia e Repubblica Ceca), Haiti, Italia, Giappone, India, Persia (oggi Iran), Polonia, Romania e Sud Africa portare avanti risoluzioni che suggerivano alla Lega delle Nazioni di raccomandare universalmente l’insegnamento dell’Esperanto nelle scuole come lingua internazionale ausiliaria. La maggioranza dei Paesi membri era favorevole all’adozione della Lingua Internazionale (detta Esperanto) come lingua di lavoro, tuttavia il veto della Francia (il francese era la lingua della diplomazia in quegli anni) impedì la realizzazione di tale progetto ma, comunque, nel 1922 la Lega delle Nazioni approvò unanimemente durante la sua terza Assemblea Generale il Rapporto sull’Esperanto come International Auxiliary Language che vide anche il supporto convinto di Lord Robert Cecil, insignito del Nobel della Pace nel 1937.
Il 2017 è anche anniversario della morte, a Varsavia il 14 aprile 1917, di Ludwik Lejzer Zamenhof, il creatore dell’unica lingua viva non etnica che oggi l’umanità ha a disposizione  e dovrà essere, anche per la nostra associazione radicale che farà 30 anni di vita, il modo di far parlare tra loro le persone in quanto persone, senza essere dominati dalle cose, affinché la subordinazione di alcune persone ad altre cessi per sempre.
Ad un anno dalla morte di Pannella continuiamo a lottare perché la sua famosa frase del 1993 “Che il bambino del Bangladesh, il bambino più ricco della società britannica o americana, insieme, abbiano una seconda lingua, che l’anglofono abbia una seconda lingua è urgente” si inveri.

 

 




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