GIORGIO PAGANO Radicali e L’imperalismo linguistico inglese

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27-10-2011
La presentazione del libro di Robert Phillipson L’imperialismo linguistico inglese continua edito dall’Associazione Radicale Esperanto che si è conclusa il 26 settembre alle 20.00, nella storica sede del Partito Radicale a Roma, rappresenta un capitolo fondamentale nella battaglia radicale per la democrazia linguistica. L’evento, che ho avuto la fortuna di presiedere con ospiti come Ulderico Pesce, Pino Caruso, Corrado Veneziano, Giselda Pontesilli e ovviamente l’autore del libro, Robert Phillipson, ha messo in luce la storia dell’imperialismo linguistico inglese su scala mondiale, mettendola in relazione all’attualità grazie alla varietà degli interventi che hanno dato modo a Phillipson di far germogliare il suo excursus storico in un terreno fertile e attento ai cambiamenti contemporanei dal punto di vista sociale, culturale e linguistico.

La questione è apparsa in tutta la sua rilevanza nell’epoca di crisi che stiamo attraversando come Italia e come Europa. Come ho spiegato a una giornalista, con i soldi risparmiati per l’apprendimento della lingua straniera, gli Stati Uniti hanno finanziato un terzo della ricerca pubblica. Io credo fermamente nello spirito democratico del popolo americano, pertanto ritengo che, una volta compresa l’importanza della democrazia linguistica, gli americani saranno i primi a sostenere l’Esperanto come lingua di democrazia per la comunicazione internazionale. Senza contare che per ben 20 anni l’Esercito degli Stati Uniti ha utilizzato l’Esperanto per le sue esercitazioni militari.

“Io sento molto l’occupazione linguistica e culturale da parte dell’Inghilterra e degli Stati Uniti. Non l’accetto e sono molto dubitativo su questo processo: dietro c’è l’arroganza di un popolo colonizzatore che prima saccheggia risorse, poi impone la sua lingua. Così facendo, un paese colonizzatore ti schiavizza. Io mi sento un occupato, ma la maggior parte di noi non se ne accorge”, ha detto Ulderico Pesce, che andrà in scena stasera e poi fino al 30 ottobre al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma, con lo spettacolo Asso di monnezza: i traffici illeciti di rifiuti.
Al suo intervento è seguito quello del collega Pino Caruso: “La tragedia non è il non parlare inglese, ma la vergogna di non saperlo parlare. Viviamo un’americanizzazione del peggio che speriamo non porti all’istituzione della pena di morte: noi italiani abbiamo la masochistica voluttà di importare il peggio. Ringrazio Phillipson perché non si pone come inglese, ma come essere umano”, ha sottolineato Caruso.

Secondo Corrado Veneziano, invece, “Noi siamo convinti, sbagliando, che una lingua sia equivalente all’altra, mentre ogni lingua è fatta di processi cognitivi differenti. L’inglese si sta impadronendo anche della sintassi: ne va della nostra complessità esistenziale e questo non è un bene”.

“Il patrimonio linguistico è al tempo stesso patrimonio culturale e di conseguenza il predominio linguistico diventa predominio culturale”, ha precisato Giselda Pontesilli, che ha aggiunto: “L’Italia in declino può rispondere con un umanesimo occupandosi della visione dell’uomo. La questione della lingua è sostanziale, non formale: difendere l’italiano vuol dire difendere una sostanza”.

“Non è un caso che l’ERA abbia deciso di tradurre il mio libro, perché gli esperantisti sono idealisti della lingua. L’Esperanto, infatti, è una lingua di pace e di uguaglianza e ha alle spalle un movimento che porta avanti questi valori”, ha commentato l’autore, che ha concluso la presentazione con un dato emblematico: “Quando da giovane fui reclutato dal British Council, i fondi erano interamente statali. Oggi i due terzi delle entrate derivano dall’insegnamento dell’inglese”.

E’ grazie all’impegno di Marco Beltrandi che abbiamo potuto presentare il libro alla sala stampa della Camera stamattina alle 11,30. Marco ha ringraziato l’autore del libro, dichiarando: “Io credo che si sia riflettuto troppo poco e in termini insoddisfacenti sulle conseguenze che la diffusione dell’inglese ha in termini di annientamento delle lingue e delle culture indigene. E’ importante perciò che noi Radicali si contribuisca alla conoscenza di questo filone di studi. La risposta a quello che Phillipson chiama ‘imperialismo’ è solo una: l’Esperanto. Per quanto questa battaglia sia considerata da molti una battaglia di retroguardia, è ogni giorno più attuale. I Radicali, inoltre, hanno sempre avuto il compito di portare nell’agenda politica temi di cui nessun altro vorrebbe discutere”.

Le parole di Marco Beltrandi trasmettono una consapevolezza del fatto che siamo alle ultime, eccessive battute del collaborazionismo di regime del governo italiano. Persino per insegnare la lingua italiana si richiede un certificato a livello B2 di lingua inglese. E’ quasi paradossale che sia venuto un inglese a spiegarci cosa hanno fatto gli inglesi e gli americani per costruire quell’impero delle menti voluto da Churchill nel 1943, quando diceva: Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga migliori che non il togliergli province o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli delle menti.
Per questo ho lanciato l’idea di un comitato transnazionale per la democrazia linguistica: affinché gli stati più avanzati dal punto di vista giuridico nel campo della tutela dei diritti umani linguistici possano interagire con le nazioni più arretrate sul tema, come la nostra, incrementando così il livello di democrazia linguistica mondiale con il preciso obiettivo di destrutturare l’impero delle menti e costruire invece una democrazia basata sulla tutela delle rispettive identità.

“La posizione dell’inglese globale non è garantita: non è una realtà, ma solo un mito, un progetto in cui sono investiti finanziamenti attraverso strutture precise per interessi particolari”, ha spiegato Robert Phillipson. “Spero che questo libro possa servire a creare una nuova piattaforma per rilanciare tematiche e per trovare, anche con l’Associazione Radicale Esperanto, nuovi modi per contrastare il progetto dell’inglese globale. Sono molto contento della postfazione di Giorgio Pagano perché pone l’accento su molti dati significativi, come la questione dei film stranieri, il cui numero all’interno dell’UE è altissimo mentre in USA si aggira intorno all’1 o al 2%. E’ triste che l’UE non promuova politiche linguistiche: senza una politica unitaria tutte le identità linguistiche sono in pericolo”, ha concluso l’autore, non senza sottolineare, in risposta a una domanda sulla situazione della democrazia linguistica in Italia, l’importanza dell’esistenza di un’area politica, come quella Radicale, che lotta per contrastare l’imperialismo linguistico inglese.

In merito a questo, bisogna ricordare che lo studio di Phillipson è il capitolo più recente e significativo di una lunga serie di lavori che, come ha notato Marco Beltrandi, rappresentano un corposo filone colpevolmente ignorato. Ora che è stato pubblicato e presentato in italiano, nessuno potrà più dire: ‘Io non sapevo’ in risposta alle accuse d’incentivazione del monolinguismo a discapito del multiculturalismo, come nel caso della Riforma Gelmini o dei criteri di valutazione dell’Anvur. I danni della colonizzazione linguistica inglese nei confronti delle lingue maggioritarie e minoritarie sono noti; altrettanto chiaro è il carattere di progetto dell’espansionismo globale della lingua inglese, legato alle politiche imperialiste angloamericane contro cui i Radicali si sono sempre schierati. I diritti umani linguistici vengono calpestati nei paesi il cui mercato mentale è più attraente rispetto a quello energetico, mentre le nazioni che possiedono risorse come il petrolio subiscono le invasioni e il terrorismo di Stato, come le immagini agghiaccianti della fine di Gheddafi mostrano fin troppo brutalmente. La nostra classe dirigente, intellettuale, mediatica, non può più fingersi ignara del disegno imperialista alle spalle dell’imposizione dell’inglese a noi e ai nostri figli. Da questo momento, chi attacca al suo stesso popolo il giogo linguistico è automaticamente responsabile del declino del paese e consapevole di derubare delle pari opportunità le nuove generazioni.

Giorgio Pagano
Segretario dell’Associazione Radicale “Esperanto”.

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2 Commenti

Redazione Forum
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Redazione Forum
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[justify]"L’imperialismo linguistico inglese continua" è il libro di Robert Phillipson edito dall’ERA (Esperanto Radikala Asocio) sul «progetto dell’inglese globale», perseguito attraverso finanziamenti a determinate strutture ed esclusivamente funzionale ad interessi particolari: una vera e propria occupazione-colonizzazione linguistica. Attraverso di essa si è realizzato di fatto quell’impero delle menti profetizzato da Churchill, il quale era già consapevole che il dominio della lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga maggiori rispetto all’appropriazione delle sue province. Il libro ha dunque il merito di indagare un campo poco frequentato dagli studiosi.<br />
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Alla presentazione del libro a Roma, l’attore Ulderico Pesce sottolinea come noi non ci accorgiamo di questa schiavizzazione linguistica, tanto che, paradossalmente, è stato un inglese a scrivere tale libro. Pino Caruso, anch’egli attore, nota come chi non parli inglese senta persino vergogna. L’intervento di Corrado Veneziano, regista teatrale, è teso ad affermare che l’inglese si è impadronito anche della sintassi, con il risultato, posto che ogni lingua esprime processi cognitivi propri, di impoverire la nostra stessa complessità esistenziale. In sostanza, come ha detto Giselda Pontesilli, il predominio linguistico è un predominio culturale: è in gioco, secondo la poetessa, la stessa sopravvivenza di un umanesimo, di una cultura dell’uomo.<br />
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Alcuni dati significativi: mentre nei paesi europei i film stranieri costituiscono una gran parte del mercato cinematografico, negli USA la loro percentuale si aggira intorno all’1%; per quanto riguarda l'Italia, in base alle recenti disposizioni ministeriali, persino per insegnare italiano è richiesta una conoscenza a livello B2 dell’inglese.<br />
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Dovrà dunque esser posta la questione della democrazia linguistica e quella connessa dell’Esperantocome lingua di comunicazione internazionale, sebbene esse siano considerate dai più battaglie di retroguardia.<br />
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29 ottobre 2011 ore 13:01 <br />
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